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Ultima asta per Palazzo Carbonati. Comanducci: "Serve qualcuno che faccia come Sugar"

L'edificio è nuovamente in vendita. Poco meno di 1,6 milioni di euro la base da cui formulare le offerte.

Veduta della facciata di Palazzo Carbonati, affaccio via degli Albergotti

“Se anche questo tentativo dovesse andare a vuoto, basta. Penseremo ad un altro sistema di cessione”.

L’assessore Marcello Comanducci non ha dubbi circa la necessità di trovare il giusto acquirente per Palazzo Carbonati. Quel gigante di via Albergotti che da 10 anni attende un acquirente disposto a prendersi cura dei suoi oltre cinquemila metri quadrati.

Dal 2009 ad oggi sono almeno sei le aste regolarmente indette dal Comune di Arezzo (proprietario dell’intero complesso) e andate a vuoto.
Dei buchi nell’acqua.
Di fatto, Palazzo Carbonati resta lì e anno dopo anno lo scorrere del tempo comincia a diventare sempre più visibile. Ne è testimonianza l’impalcatura che, da qualche tempo, è stata posta a protezione della facciata e che però cela parte della bellezza dell’edificio principale.

Un mese di tempo per le offerte

“Forse in parte è anche questo dettaglio ad avere penalizzato la vendita di Palazzo Carbonati - prosegue Comanducci - La nostra amministrazione ha ereditato la procedura di asta per questo edificio. Negli anni abbiamo fatto dei tentativi di vendita ma niente. Adesso l’immobile è in vendita per 1,6 milioni di euro. Una sciocchezza considerato lo spazio, la posizione e il valore storico artistico dell’intero edificio”.

Palazzo Carbonati si trova infatti a meno di 150 metri da piazza Grande. E’ stato riconosciuto come bene di rilevanza storico-artistica dal ministero competente. E' una delle dimore più belle e suggestive dell'intero centro storico aretino.

Da dieci anni in vendita: aste sempre a vuoto

“Il potenziale è strepitoso - prosegue Comanducci - chiunque vi volesse aprire un’attività ricettiva potrebbe facilmente creare un ambiente adeguato ad accogliere un certo tipo di clientela. Ma nonostante tutto, non si è fatto avanti ancora nessuno. Speriamo sia la volta buona. Il palazzo è da restaurare e ha bisogno di interventi importanti ma ha potenziali incredibili ed è uno dei pochissimi ad avere resede e giardino interno”.

Insomma un gioiello dal consistente volume, un diamante da tirare a lucido e al quale l’amministrazione ha voluto concedere una nuova chance.

“Speriamo bene - spiega ancora l’assessore - se però non si farà avanti nessuno dovremo pensare ad una nuova strategia di vendita. Questi sono spazi che possono facilmente attirare l'attenzione di acquirenti esteri interessati magari a ricavarne resort o strutture ricettive di lusso. Ciò non toglie che se arrivasse una proposta da parte di un imprenditore questo spazio potrebbe diventare qualsiasi cosa. Basta guardare cosa è riuscito a “combinare” Beppe Angiolini con Palazzo Lambardi. Un esempio che potrebbe davvero ispirare chiunque”.

Anche forse, perché no, la Fondazione Prada.

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