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Il laboratorio di Francesco torna in funzione. La nuova vita degli orologi della famiglia Burzi in Fraternita

Taglio del nastro per la mostra permanente dedicata a Francesco, figlio di Giuseppe Burzi, che per 65 anni ha curato le pendole e i cipollotti degli aretini

Un omaggio all'uomo degli ingranaggi. Al signore che ha custodito i segreti del tempo e dei delicati meccanismi di centinaia e centinaia di orologi.
E' dedicata a Francesco Burzi, titolare dell'omonima orologeria di via Cesalpino, la mostra che si apre all'interno del palazzo della Fraternita dei Laici di Arezzo.

Francesco è stato il maestro orologiaio erede di una lunga tradizione, avviata dal padre Giuseppe nel 1912 proprio in quello stesso laboratorio che per anni è stato il punto di riferimento per tanti aretini in cerca di un esperto che riuscisse a rimettere ogni ingranaggio al proprio posto e facesse tornare sveglie, pendole e cipollotti in orario.

Nell'ottobre del 2017, dopo 65 anni di onorata carriera, Francesco ha scelto di chiudere definitivamente quel laboratorio dove il tempo sembrava essersi fermato. La saracinesca si è abbassata e il ticchettio delle centinaia di orologi che animavano ogni angolo di quelle mura è cessato.
Ma quei tesori, unici nel loro genere, non sono andati persi. E' stata la Fraternita dei Laici, su disposizione di Francesco e di sua moglie Rita Robiani, a ricevere un'importante donazione che conta decine e decine di orologi appartenuti proprio alla famiglia Burzi.

"Deve rimanere tutto ad Arezzo - disse Francesco all'indomani della chiusura del proprio negozio - io e la mia famiglia siamo nati qui e qui abbiamo lavorato sempre. Per questo abbiamo rifiutato delle offerte di compratori esteri. Vogliamo che i nostri orologi rimangano nella loro casa"

L'approfondimento  100 anni tra ingranaggi e lancette

Così, a distanza di un anno dalla chiusura del laboratorio, ecco che l'istituzione organizza una mostra di orologeria meccanica che rimarrà all'interno del palazzo in pianta stabile.
Qui le tante pendole che hanno scandito l'incedere del tempo per secoli interi rimarranno in funzione. Curate e accudite con la stessa devozione e la stessa premura che era stata loro riservata da Francesco e da suo babbo Giuseppe.
Il taglio del nastro avverrà il il 29 dicembre alle 17 in punto. L'allestimento è stato curato nel dettaglio da Giuseppe Fanfani e da Fausto Casi i quali si sono occupati di trovare il giusto spazio alle decine e decine di antichi orologi.

La mostra si apre con antichi ingranaggi chiamati “Svegliatori Monastici” da mensola, usati dal XIII secolo nei monasteri benedettini. Questi venivano piazzati nei corridori delle celle di clausura e suonavano alle ore previste per leggere le preghiere nel Libo delle ore.

La scelta, quella di designare la Fraternita dei Laici come legittima erede, non è affatto casuale.
Il palazzo di piazza Grande è custode, dal 1522, dell'orologio meccanico astronomico più antico della citta di Arezzo. 
Sono passati 446 anni dalla sua costruzione nella vela progettata sul tetto da Giorgio Vasari e per tutto questo tempo ha cadenzato impassibile e spietato il tempo di intere generazioni di aretini.
A costruirlo fu Felice di Salvatore da Fossato che lo realizzò facendone di fatto una vera e propria opera d'arte.

orologio-fraternita

L’orologio monumentale di Fraternita è una rarità perché ha una suoneria a tre campane, una campana per le ore, una campana più piccole per la mezzora, ed una ancor piccola per il quarto di ora. Le tre campane congono nella loro forgiatura dell'argento che consente di ottenere un eco prolungato chiamato appunto "suono argentino" utile per essere ascoltato in tutta la città e la campagna. 

Carattere eccezionale è dato dalla presenza nell’orologio della sezione astronomica mobile con i tre elementi celesti: terra, sole, luna con i quali è possibile seguire i loro movimenti nelle stagioni secondo il sistema tolemaico, con al centro la terra e con il sole e la luna che “girano” attorno alla Terra, dimostrando, giorno dopo giorno, le loro varie posizioni durante le 24 ore. Guardando il quadrate dell’orologio dalla piazza si facevano anche le “letture astrologiche” sulle persone.  L'astronomia e l’astrologia nell’Arezzo del ‘500 venivano praticate guardando l’orologio di Palazzo della Fraternita.

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