Gli architetti e il post Covid-19, Giorgeschi: "Rivediamo le città e le loro flessibilità, basta con gli errori del passato"

"Il nostro osservare, inevitabilmente ci porta a chiedere un ripensamento generale sulla pianificazione territoriale, sulla programmazione delle opere pubbliche, sulle regole che disciplinano l’attività edilizia privata"

Antonella Giorgeschi

L’ordine degli Architetti dei paesaggisti, pinaificatori conservatori della provincia di Arezzo, partecipa con molta preoccupazione alla grave situazione sanitaria, sociale ed economica che sta colpendo tutti i settori.

"In particolar modo il nostro, che meglio conosciamo e che versa in una condizione estremamente drammatica anche per la ormai decennale crisi dell’attività urbanistico-edilizia e delle opere pubbliche."

A parlare è la presidente degli architetti aretini Antonella Giorgeschi. "Vogliamo rivolgere uno sguardo all’immediato futuro, oltre l’emergenza di questi giorni che ha dimostrato la vulnerabilità del modello insediativo delle città (densità abitativa), degli ospedali (poco flessibili), delle nostre abitazioni (inadeguate all’invecchiamento della popolazione), del nostro modo quotidiano di lavorare (rispetto allo smart-working), dei vari Enti della Pubblica Amministrazione (macchine amministrative elefantiache nell’affrontare le emergenze con strumenti poco idonei)."

Ma come dovrebbe essere il futuro dal loro punto di vista? "Il nostro osservare, inevitabilmente ci porta a chiedere un ripensamento generale sulla pianificazione territoriale, sulla programmazione delle opere pubbliche, sulle regole che disciplinano l’attività edilizia privata. Troppe sono le inefficienze: troppa la sovrapposizione di competenze; troppi i pareri discrezionali ma dall’effetto vincolante; troppa l’irrazionalità da parte degli Enti  nell’attuare il controllo a priori su tutto, promulgando spesso norme distorte e volte alla mera conservazione dell’iter burocratico, che comportano tempi di risposta ormai anacronistici, e chiedendo nel contempo, la nostra diretta responsabilità negli atti edilizi (tramite l’asseverazione), in nome di una sussidiarietà al contrario."

Questi, secondo l'ordine degli architetti, i sono i veri sbarramenti allo sviluppo economico, al rinnovamento concreto della città e della società.

"L’ordine, con la consapevolezza di agire in nome di una collettività che rappresenta un importante settore economico e culturale, è impegnato su tutti i fronti a promuovere azioni idonee al post Covid-19, chiedendo ai vari livelli decisionali di voltare pagina in tutto il costrutto che riguarda l’urbanistica, i lavori pubblici e quelli privati, attraverso l’emanazione di provvedimenti in grado di far ripartire velocemente  investimenti e lavoro per arrivare, finalmente, ad una vera nuova stagione nella quale l’edilizia sostenibile, efficiente e di qualità torni ad essere un volano per l’economia; per arrivare ad un lavoro davvero “intelligente”, concentrato sulla sostanza delle azioni  e non solo sui dettagli burocratici."

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“In particolare” conclude la presidente Giorgeschi “ci rivolgiamo agli Enti del nostro territorio ed a quelli che per competenza, sul nostro territorio operano, per chiedere con forza la disponibilità a condividere dei percorsi che possano portare all’auspicata e rapida ripresa del settore edilizio e che nel contempo garantiscano la comunità attraverso la qualità progettuale. Tutte le istituzioni devono sentirsi parte in causa e ciascuno dovrà fare la propria. Noi ci siamo, con impegno costante, ma deciso, per un’azione costruttiva e di confronto”.

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