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Un'idea per la ripartenza: riempire d'arte le nicchie del centro storico di Arezzo

La città è ricca di antiche edicole di cui è rimasta solo l’architettura, finestre e porte tamponate di edifici storici e chiese: perché non valorizzarle come è stato fatto con l'opera “Donna alla finestra” di Pier Luigi Olla, realizzata nel 1995 a Siena?

“Donna alla finestra” di Pier Luigi Olla, realizzata nel 1995 nella contrada del Bruco a Siena (Foto di Marco Botti)

Passeggiando nel centro storico di Arezzo ci si imbatte in nicchie, antiche edicole di cui è rimasta solo l’architettura, finestre e porte tamponate di edifici storici e chiese.

Perché non valorizzarle, dando loro una nuova funzione? Potrebbero accogliere – come già accade in altre città – opere d’arte contemporanea da commissionare ad artisti del panorama nazionale e internazionale, oppure diventare protagoniste di concorsi a cadenza annuale con cui coinvolgere pittori, scultori e ceramisti attraverso un filo conduttore. Una commissione tecnica sceglierebbe poi l’opera migliore e la collocazione ottimale.

Stiamo parlando di luoghi pubblici e privati, laici e religiosi: per iniziare sarebbe fondamentale una unione di intenti, ma il ritorno di immagine per Arezzo potrebbe essere importante, perché quando il dialogo tra antico e contemporaneo è nel segno della qualità e non improvvisato, possono venire fuori risultati sorprendenti.

Senza allontanarsi dalla Toscana, un esempio noto è l’opera “Donna alla finestra” di Pier Luigi Olla, realizzata nel 1995 nella contrada del Bruco a Siena, ormai meta imprescindibile dei turisti che visitano la città del Palio e non scordano mai di fotografarla.

Tornando ad Arezzo, il turista che sale a visitare la basilica di San Domenico dai parcheggi di via Pietri incontrerebbe subito una bella opera nella parete destra esterna della chiesa. Il lavoro potrebbe persino ricollegarsi al “Crocifisso” di Cimabue custodito all’interno.

Altri esempi? All’angolo tra via Ricasoli e piazza della Libertà il grande accesso tamponato del Palazzo del Comune potrebbe ospitare un’opera monumentale che omaggia la città e i suoi simboli, fungendo da primo biglietto da visita prima di accedere al duomo e agli altri scrigni d’arte cittadini.

A sinistra dell’entrata dell’Archivio di Stato, in piazza del Commissario, una finestra tamponata impreziosita da un basso o altorilievo accoglierebbe i turisti che scendono verso Corso Italia.

Lungo via Cesalpino, la finestra tamponata di un palazzo privato sembra invece la cornice perfetta per un’opera di piccole dimensioni, ma di sicuro effetto per chi scende verso piazza San Francesco.

In passato qualcosa di simile era stata tentata. Se ci si sposta in Piazza Grande, sotto Il Palazzo delle Logge si vede infatti la tavola con “San Donato” di Franco Fedeli inserita nell’edicola di sinistra. Venne realizzata durante il secondo mandato di Luigi Lucherini, allorché furono commissionate due opere da collocare alle estremità del loggiato vasariano.

Nell’edicola di destra non si vede invece nulla, perché il “San Martino” eseguito da Mauro Capitani non venne mai posizionato. Nel frattempo, infatti, era divenuto sindaco Giuseppe Fanfani e la nuova giunta decise di non portare a compimento il progetto. Oggi, chi vuole ammirare il dipinto di Capitani pensato per Piazza Grande, può trovarlo nella suggestiva pieve romanica di San Martino a Vado, nel comune di Castel San Niccolò.

Di luoghi del centro storico cittadino che potrebbero ospitare questo tipo di interventi ce ne sono altri ancora. Optando per opere semipermanenti, esse potrebbero essere spostate in qualsiasi momento e nel tempo venire musealizzate per motivi di conservazione, lasciando spazio ad altri lavori o a nulla se si vuole tornare alla condizione iniziale.

Accogliere l’arte contemporanea nel centro storico con interventi mirati e nel rispetto di quello che c’è già darebbe la percezione al cittadino e al visitatore di trovarsi di fronte a una città ricca di storia e arte del passato da valorizzare, ma accogliente e dinamica verso i nuovi linguaggi. Basti pensare a “Il coro” di Karen Wilberding Diefenbach, ovvero le pecore di bronzo donate dall’artista statunitense dopo aver partecipato a “Icastica 2013”, che pascolano sui ruderi del Palazzo del Popolo e sembrano nate per quel luogo.

Ripartire dopo i lunghi mesi di emergenza sanitaria mostrando una città che non dimentica le sue radici, ma che guarda avanti nel segno della bellezza: una carta vincente da non sprecare.

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