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Fontana: "Dalla pandemia una nuova storia per Arezzo, questa Cattedrale segno dell'unità possibile"

Il messaggio dell'Arcivescovo al popolo aretino che solo in piccola parte ha potuto seguire in presenza la messa, ma ha comunque ascoltato le sue parole anche grazie alle dirette televisive

Omelia delle 18 dell'Arcivescovo Fontana nel Duomo di Arezzo. E' il culmine delle celebrazioni per la Madonna del Conforto alla quale gli aretini sono soliti accorrere in massa, ma in questa giornata tutto è ridimensionato nel rispetto delle regole dettate dalla pandemia. 

La Madonna capace di confortare perché ascolta, che trasmette coraggio e che ritrovando Cristo permette di rinnovare la comunità aretina. Questo in sintesi il messaggio dell'Arcivescovo al popolo aretino che solo in piccola parte ha potuto seguire in presenza la messa, ma ha comunque ascoltato le sue parole anche grazie alle dirette televisive.

Di seguito il testo integrale dell'Omelia

Accanto a Gesù, nel Paradiso dei Santi, è assunta in corpo e anima la Madonna, che non cessa di esercitare il ruolo di Madre verso gli uomini e le donne della Terra. Il Cristo in Croce affidò a lei questo singolarissimo compito per rendere manifesto nel tempo l’amore di Dio a ciascuno di noi.

1.  La Madonna è capace di confortare, perché ascolta

    La Vergine di Nazareth, fin dal suo primo comparire nel Vangelo, ha dato prova della sua capacità di ascolto. Con la Parola di Dio in mano, di fronte all’Arcangelo Gabriele, che per conto dell’Altissimo le chiedeva collaborazione per soccorrere le persone ridotte in difficoltà dalla superbia del peccato, si fece pronta alla maternità di Gesù e di tutti i suoi fratelli, cioè noi cristiani che vogliamo raccogliere il Vangelo.

    Durante gli anni, da Betlemme al Calvario, non si separò mai dal Figlio di Dio – grazie a lei, diventato anche Figlio dell’Uomo. Sobria, essenziale, ricevette dal Cristo la qualifica di Donna dell’ascolto: “Beati piuttosto quelli che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica”. Un ascolto efficace, come quando a lei ti rivolgi e chiedi aiuto e sei certo che non si ferma alle apparenze, ma aiuta a risolvere.

    Dopo la Resurrezione, alla Chiesa nascente, impaurita dalla Croce, è lei che si fa presente nel Cenacolo, ascolta e conforta ricordando la promessa che Dio non abbandona nessuno.

    L’antico pittore provenzale, Guillaume de Marcillat, ha istoriato il rosone maggiore di questa Cattedrale, raccontando Maria, il giorno di Pentecoste, provvida accanto agli Apostoli e amici di Gesù.

2. Il conforto diventa coraggio

    Tutta la gente in Terra d’Arezzo sa bene che, in questo stesso giorno, durante un terribile terremoto che aveva provocato paure e sgomento, fame e miseria, la Madre di Dio invocata intervenne. Il mio grande predecessore Agostino Albergotti racconta questa Chiesa diocesana “ad pedes almae nostrae Virginis Mariae Consolatricis”. Questa Chiesa è profondamente legata alla Madre di Dio che, attraverso i secoli, non cessa mai di essere di conforto.

    Il nostro Vescovo Niccolò Marcacci, otto giorni dopo il noto prodigio di Via Vecchia, scrive ai Vescovi del Granducato che Dio ha fatto il grande miracolo: far ritornare in chiesa gli aretini, cioè far loro riassumere presenza e responsabilità nella nostra Arezzo.

    Il modo con cui la Madonna consola non sta in strepitosi atti che sovvertono l’ordine della natura.  Induce tutti noi a recuperare il rapporto con Dio, facendosi attore della nostra Terra, non più suddito e neppure muto gregge, ma popolo credente, popolo di Dio.

    Tu vieni a rinnovare la tua fiducia in Dio e con ciò stesso ti svincoli dalle preoccupazioni del tempo e, recuperando la qualità di figlio, ti fai libero; ritrovi il coraggio di fare la tua parte nel mondo, nella tua vita personale, ma anche nel tuo impegno nel sociale.

    So bene che pare un’utopia difficilmente realizzabile anche solo concepire Arezzo come una comunità vera, ma questa è la Festa del risveglio possibile.

    Questo giorno nelle brume dell’inverno serve per fermarci: stare per pensare e ricominciare da capo. È un’operazione riconducibile alla Madonna. Avviene nel segreto delle coscienze, dove a nessuno è lecito entrare, se non alla persona stessa e a Dio.

    Il conforto viene dalla qualità. Ti rendi conto di essere una persona amata da Dio, qualunque siano i tuoi meriti o i tuoi sbagli fatti finora. Il conforto di Maria, Madre della Chiesa, è d’essere disposta sempre ad accogliere, pronta a ridarti fede e coraggio.

3. Il conforto di Maria è ritrovare Cristo, per rinnovare la comunità aretina

    Il processo interiore del conforto, che siamo certi di riconoscere in Maria, si fonda nel diventare anche noi capaci di ascolto. Ascolto di Dio che ci parla con la sua Parola; ascolto degli altri che hanno bisogno del nostro amore, che si fa carità; ascolto di noi stessi, che è la via dell’interiorizzazione, sicuro fondamento della pietà cristiana.

    La Madre di Dio assume, nella tradizione biblica, il ruolo della Ghebirà, cioè la Madre del Re vincitore che intercede per i bisogni dei poveri. È, al tempo stesso, la Madre della Chiesa che, accanto e in continuo dialogo con il Cristo, torna a ridarci fiducia, ogni volta che umilmente ci rivolgiamo a lei.

    Il popolo che, di fronte ai mali che ci rattristano in questo tempo di pandemia, non ha cessato mai un solo giorno di invocare il suo aiuto. Sa di poter contare sulla Madre che ascolta, Madre che interviene, Madre mediatrice della Grazia divina.

    Dalla situazione di emergenza in cui siamo, si esce certamente. Occorre tuttavia non già ricostruire ciò che è andato perduto, ma fare comunità perché tutti insieme possiamo costruire una pagina nuova della storia, quella universale ma anche quella aretina.

    Il Papa ci invita a riconoscerci fratelli tutti. Nella Scrittura, chi divide è il diavolo, che accusa, rifugge dal bene comune e produce ogni contrapposizione.

    Questa Chiesa Cattedrale, visibile da tutta Arezzo, è il segno dell’unità possibile. Fatta da milioni di pietre, ci ricorda che c’è posto per tutti e che il sogno diventa realtà se, con l’aiuto di Maria Madre del nostro Conforto, che è Gesù, ci impegneremo a rimuovere le asperità che dividono e a trovare quella comunicazione essenziale e provvida, che riesce a farci un unico soggetto capace di meraviglie.

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