Giovedì, 16 Settembre 2021

"Il green pass? Una coercizione, ci obbliga al vaccino". Il popolo del No Paura day che ogni sabato scende in piazza

Per il quarto sabato consecutivo si è ripetuta la manifestazione in piazza San Jacopo per dire no a vaccini e Green pass. Testimonianze, applausi, cartelloni: ecco cosa dicono. C'è anche una dottoressa che ammette di aver curato pazienti nonostante fosse malata

Cartelli che invocano la libertà. Testimonianze dal vivo anche di medici - che parlano di possibili cure precoci - e avvocati - che discutono di green pass e libertà di scelta per quanto riguarda il vaccino. Scetticismo nei confronti dei mezzi di informazione. E la voglia di tornare alla normalità, più forte di tutto il resto. Sono questi gli ingredienti del No paura day, appuntamento che con cadenza settimanale anima ormai i sabati di piazza San Jacopo. Con un seguito di pubblico che di volta in volta aumenta un po'. Ma chi è il popolo dei no vax ad Arezzo? Attorno al palco, di fronte alle casse, sabato scorso c'erano decine di persone. Pochi giovani, tutti senza mascherina - nonostante l'assembramento - pronti a far scattare l'applauso ad ogni intervento. E' lo zoccolo duro degli aretini che dicono no al vaccino o ne mettono in dubbio l'opportunità. Che alle misure di prevenzione della malattia interpongono la possibilità di guarigione offerta dalle terapie, appellandosi ai diritti lesi e alla libertà negata. Per i quali i rischi del vaccino appaiono troppo grandi o troppo poco conosciuti o addirittura nascosti. "Perché le informazioni che arrivano dai media vengono da una sola direzione", sostengono e per questo vogliono offrire "nuove e alternative opportunità di informazione".

L'iniziativa che viene portata avanti ormai da quattro settimane è targata "No Paura Day": "un'organizzazione autorizzata - così si definiscono i promotori - pacifica, apartitica e autofinanziata di cittadini liberi che portano in piazza tematiche e questioni legate a questa presunta pandemia, con implicazioni medico/giuridiche, economiche, sociali, mediatiche". Ai microfoni si alternano medici, avvocati e un giornalista. Parlano di informazione alternativa, possibile solo grazie ai social che si discosterebbero dai media tradizionali. Esprimono disagio per l'introduzione del green pass "che va a ledere i diritti delle persone". Chiedono se ci siano medici tra il pubblico che vogliano intervenire per raccontare la loro esperienza. Ed ecco le testimonianze. Come quella di una dottoressa che ha lavorato fino allo scorso maggio a Castel Rozzone, in provincia di Bergamo, e che parla della possibilità di cure precoci quali risposta alla pandemia senza ricorrere al vaccino. E che, candidamente, ammette di aver curato pazienti pur essendo malata. 

"Io stessa - ha affermato il medico di famiglia Erminia Maria Ferrari - sono stata malata. Ma non sono rimasta a casa, ho continuato a curare i miei pazienti. Come? Stando loro vicina, somministrando cure precoci che da tempo conosciamo. Dal paracetamolo, all'uso di antibiotici (in alcuni casi anche due combinati, come si fa spesso per le polmoniti)". 

Intervento dopo intervento, i relatori parlano di verità manipolate  - nonostante le inconfutabili testimonianze raccolte nel tempo dai media, sia di medici, ricercatori ma anche di famiglie di malati - e della sfera dei diritti lesi dal green pass. 

"Vogliamo dare informazioni alle persone relativamente al green pass e alla libera scelta del vaccino - afferma Valentina Palazzeschi, membro dell'associazione -. Non esiste un vero e proprio obbligo vaccinale. Il vaccino dovrebbe essere su base volontaria in virtù del fatto che, essendoci delle cure terapeutiche legate al covid, non si può mettere l'obbligo. Non comprendiamo perciò il fatto che ci sia una coercizione che ci obblighi ad avere il green pass e quindi a vaccinarci. In questo modo non possiamo essere liberi né di entrare in un ristorante, né di poter accedere ad una palestra e addirittura per erte categorie, come quelle dei sanitari o dei docenti, ci sono minacce di sospensione della propria professione. Noi vogliamo discutere di questi temi, chiedendo anche l'intervento di persone che abbiano conoscenze mediche a riguardo. Ci sono troppe contraddizioni a livello di informazione". 

Intervento dopo intervento scattano gli applausi. Ma anche le molte perplessità di chi, passando, ricorda ai presenti come il Covid sia costato la vita a persone care. 

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