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Cento anni fa nasceva Gianni Mineo, l’eroe della Chiassa

Gianni Mineo è morto a Novara il 20 aprile 1987. In questo centenario dalla sua nascita, lo ricordiamo con gratitudine

Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Santino Gallorini, appassionato conoscitore e studioso della storia locale aretina, in merito al centenario della nascita di Giovan Battista Mineo uno dei due eroi della Chiassa. Come noto, a Gallorini va il merito di aver riportato alla luca la storia di quei giovanissimi partigiani che con le gesta salvarono oltre 500 vite. 

Cento anni fa, esattamente il 27 marzo 1921, nasceva a Santa Flavia (PA) Giovan Battista Mineo, detto Gianni. Era piccolissimo, quando la “lupara bianca“ gli portò via il padre. Crebbe con la madre e il nonno materno, che gli trasmise la grande passione per i cavalli. Era ancora giovanissimo quando si arruolò in Marina e poi, a 19 anni entrò volontario nel Regio Esercito.

Sottufficiale carrista, fu inviato ad Arezzo a fare l’istruttore alla locale Scuola Allievi Ufficiali. Si fece conoscere anche fuori dagli ambienti militari per le sue eccellenti doti di pugile, tant’è che nei giornali veniva chiamato “il pugile dinamite”.

Dopo l’8 Settembre Gianni Mineo si allontanò dalla Caserma Cadorna, ma rimase nei dintorni di Arezzo perché fidanzato con una giovane aretina, Libertà Mori. Messosi a capo di una piccola unità partigiana (il Gruppo X), fu catturato dai repubblichini e minacciato di morte, ma riconosciuto quale astro nascente del pugilato aretino, fu messo di fronte alla scelta se collaborare con l’Ufficio Politico Investigativo o essere fucilato.

Mineo finse di accettare, ma poi si recò al Comando della Brigata partigiana “Pio Borri”, mettendosi a disposizione del Capitano Rosseti. Fu così che iniziò un pericolosissimo doppiogioco, che lo portò a risolvere diverse situazioni alquanto drammatiche.

La più nota è quella messa in atto a fine giugno 1944, quando grazie al suo intelligente impegno riuscì, assieme a Giuseppe Rosadi, a riportare al Comando tedesco di Arezzo il colonnello Maximilian von Gablenz, catturato sulla via della Libbia da una banda autonoma comandata da un russo. Con il suo coraggioso gesto, Gianni Mineo riuscì a salvare la vita ad oltre 200 ostaggi, catturati dai tedeschi e rinchiusi nella chiesa della Chiassa Superiore.

Colpevolmente dimenticato, è stato riscoperto circa 10 anni fa. Da allora, se il Comune di Arezzo gli ha dedicato il Parco pubblico della Chiassa, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli ha concesso una Medaglia al Valor Militare alla Memoria. Sulla vicenda della Chiassa sono stati pubblicati due miei libri (Vite in cambio e I partigiani di Vite in cambio) e un progetto di scrittura di una sceneggiatura per un film TV in quattro puntate, scritto da me e dal regista Alberto Negrin, è arrivato primo alla terza Sessione 2019 dei Contributi selettivi erogati dalla Direzione Generale Cinema.

Questa la motivazione della Medaglia al Valor Militare: «A seguito di un'azione di rappresaglia perpetrata dal nemico, che minacciava di fucilare 209 ostaggi inermi, riusciva con intelligente e accorta mediazione a ottenerne la liberazione, traendoli in salvo. Successivamente catturato, si sottraeva abilmente alla fucilazione. Costante esempio di dedizione alla causa e puro eroismo».

Un grande personaggio, Gianni Mineo, sia nel restante periodo del passaggio del fronte, quando salverà dalla fucilazione altre persone alla Nussa di Capolona e agli Ortali di Quarata, sia dopo, quando negli ultimi anni della sua vita, tornerà alla sua passione per i cavalli, trasformandosi in driver nelle corse al trotto.

Gianni Mineo è morto a Novara il 20 aprile 1987. In questo centenario dalla sua nascita, lo ricordiamo con gratitudine.

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