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Musica e cagnolini in carcere per gli incontri tra detenuti e figli. Il progetto pilota ad Arezzo

L'idea per favorire i momenti insieme tra bambini e genitori reclusi

Ad Arezzo prende corpo un progetto per permettere ai figli con un genitore in carcere di vivere al meglio momenti assieme a lui. La sperimentazione arriva con “Girotondo Intorno al Sogno Aps”, un'associazione di promozione sociale per l’infanzia, adolescenza e famiglia che presenta “Come a casa: nuove forme di accoglienza per famiglie e detenuti”, un progetto che nasce nell'ambito delle iniziative che l'Amministrazione Penitenziaria porta avanti da tempo per sostenere il diritto alla genitorialità e ideato in collaborazione Carthusia Edizioni, associazione Cinofila “Le Impronte” e associazione “Progetto Kairòs”.

L'intento - dicono i promotori - è quello di creare una consapevolezza ed una crescita dei soggetti coinvolti, anche attraverso momenti formativi e di confronto, per trovare nuove modalità d'incontro nel rispetto dei diritti dei figli a mantenere una relazione significativa con i propri genitori.

Le premesse

Il Girotondo Intorno al Sogno Aps è fondata da un gruppo di professionisti (psicologi, psicoterapeuti, psicomotricisti, osteopati, fisioterapisti, logopedisti, pedagogisti, educatori e operatori in attività quali pet therapy e musicoterapia) che a titolo di volontariato portano avanti un’opera di sensibilizzazione e prevenzione sociale sulle problematiche più diffuse nell’infanzia e adolescenza e scende in campo accanto alle istituzione locali, alle famiglie e agli insegnanti, e ad altri professionisti quali pediatri, dentisti e altro, per promuovere un’efficace rete di collaborazione sul territorio. Tra le numerose iniziative portate avanti dall’associazione è  prevista, a partire da gennaio 2018, anche la realizzazione del progetto: “ Come a casa”.

Come a casa

Come a casa è dedicato ai ragazzi e ai bambini che hanno un genitore in carcere, agli adulti di riferimento (genitori e accompagnatori) e ai professionisti che condividono con loro i momenti inerenti la visita al genitore recluso (personale del penitenziario che accoglie i bambini e adolescenti). L'idea è quella di sostenere il diritto del figlio a vivere il rapporto col genitore recluso nel modo più autentico possibile. "Il bambino o l’adolescente che ha un genitore in carcere ne resta orfano nella realtà quotidiana. Studi scientifici dimostrano come i figli di detenuti abbiano più probabilità di avere problemi con la legge. Questo anche perché il rapporto e l’incontro con la legge e la giustizia viene alterato da questo terribile vissuto" dicono i promotori.

Come possiamo aiutare il minore ad elaborare e significare l’assenza di un padre o di una madre che non è morto ma comunque assente? Una malattia, un lavoro lontano sono socialmente accettate come motivazioni, ma condividere con gli amici che il genitore non è presente perché “in prigione” è estremamente complicato.
Come può un genitore restare tale per un figlio al di là del reato presunto o commesso?
Quando un genitore si trova nella realtà del carcere abdica sulla funzione educativa e inizia ad interrogarsi sull’amore del figlio.
Sarò ancora degno ai suoi occhi di essere amato?
L’inevitabile crisi d’identità travolge il senso della genitorialità e l’incontro col figlio è un momento che fornisce la linfa vitale necessaria a sopravvivere.  Ma cosa succede al bambino? Ritrova davvero il genitore che ha sempre conosciuto?
Più che un momento di autentico incontro ciò che accade è la messa in scena di ciò che dovrebbe essere; ognuno fa la propria parte, ciò che conta è che tutto vada bene perché tutto resta sospeso fino alla prossima volta. Così accade anche a casa: la telefonata che arriva come un’imposizione e non quando il bambino avrebbe voglia e bisogno della voce del genitore.
Troppi fattori concorrono a minare la relazione.
I figli da un lato tendono ad idealizzare il genitore assente, allo stesso tempo lo rifiutano e il senso di rabbia può arrivare a coprire il desiderio di vederlo. C’è la pressione di non deludere le aspettative del genitore recluso e/o di quello presente, sia quando il genitore assente viene sostenuto sia quando è denigrato.
Spesso il senso di vergogna genera chiusura o al contrario prepotenza. Spesso il senso di vergogna genera chiusura o al contrario prepotenza.
È possibile conciliare le esigenze istituzionali di un penitenziario con la libertà di creare un rapporto autentico genitore – figlio che ponga al centro l’essere umano al di là del reato imputato o commesso?

Nel tentativo di rispondere a questi interrogativi un gruppo di professionisti del Girotondo Intorno al Sogno coordinati da prof. Simone Zacchini (delegato per la didattica in carcere dall’università di Siena per il Polo Universitario Penitenziario per la Toscana) ha ipotizzato un lavoro di ricerca e intervento, all’interno di case circondariali e di reclusione, con genitori, bambini e adolescenti e polizia penitenziaria.

Come funziona

Le attività saranno gratuite per le famiglie e il personale del carcere.
Una parte del lavoro con i bambini e adolescenti prevede l’incontro di professionisti del Girotondo con un gruppo di bambini o ragazzi al momento dell’ingresso in carcere per la visita al genitore.
Il momento dell’attesa, a volte lungo e vissuto in condizioni non adatte ai più giovani, è estremamente delicato.
Il tipo d’intervento da realizzare sarà progettato in base alla fascia d’età del gruppo a cui ci rivolgiamo e alle esigenze della struttura penitenziaria che ci ospita.
Attraverso il supporto dell’attività complementare di Pet Therapy e laboratori correlati un terapeuta del Girotondo proporrà nel corso degli incontri la lettura e l’elaborazione di una storia per bambini scritta e pubblicata da Carthusia Edizioni (creata proprio a supporto di questo stesso progetto in modo che ne costituisca un FONDAMENTALE strumento di lavoro per i più piccoli) che favorirà e medierà l’incontro col genitore. Le schede delle pagine di attività contenute nel libro della collana “Storie al Quadrato” di Carthusia Edizioni costituiranno un materiale utile al bambino e ai genitori per l’elaborazione delle delicate tematiche trattate durante l’incontro. Il libro sarà regalato alle famiglie che parteciperanno al progetto. Gli amici cani e i professionisti del Girotondo saranno presenti prima del colloquio e resteranno in attesa dei bambini in modo da accoglierli all’uscita, alla fine del colloquio, per salutarli, facendosi partner–mediatori di un momento delicato e difficile qual è la separazione. Per i più grandi verranno organizzati ateliers consoni all’età, attraverso i quali definire ed elaborare le difficoltà legate alla condizione che stanno vivendo. Sia per i bambini che per gli adolescenti e per le loro famiglie saranno proposte attività correlate da realizzare in piccoli gruppi. Una proposta è quella di uno spazio dedicato alla musicoterapia. Attraverso la musica può essere più semplice esprimere i propri sentimenti e vissuti e alleggerire il peso delle aspettative degli uni verso gli altri in modo da favorire un discorso non verbale in cui è più facile incontrarsi. Si prevede inoltre, per tutti adeguatamente all’età di ciascuno, la somministrazione di un test, all’inizio del progetto e alla fine (durante il primo incontro e l’ultimo). Questo avrà la funzione di verificare se l’intervento ha prodotto cambiamenti (e di che tipo) nella relazione tra genitori-figlio e nel vissuto del bambino e adolescente rispetto all’assenza del genitore. Il lavoro con i genitori consiste da un lato nel sensibilizzare il genitore non recluso all’importanza che riveste la sua parola e il suo atteggiamento nella lettura che il bambino dà di ciò che accade e dunque sul vissuto del figlio. Dall’altro attraverso il lavoro di musicoterapia permettere al genitore recluso di riappropriarsi del suo ruolo genitoriale nella relazione col figlio da un punto di vista emotivo, psicologico, affettivo e educativo. Il lavoro col personale penitenziario consiste in incontri finalizzati alla condivisione di informazioni utili ad accogliere i bambini nel modo meno traumatico possibile, nel rispetto delle regole e delle esigenze di controllo che la struttura richiede al momento dell’ingresso e dell’uscita degli ospiti.

Progetto Pilota

Al fine di dare continuità al lavoro è stato concordato durante la riunione tra i referenti di “Come a Casa – Massa” che gli agenti di polizia penitenziaria che prenderanno attivamente parte al progetti saranno sempre gli stessi. Hanno aderito al progetto 19 padri (detenuti) che hanno figli di età compresa tra i 6 e gli 11 anni. Sono stati concordate 6 date nelle quali articolare i lavori con agenti, padri e bambini (con i relativi accompagnatori -di solito madri-)
Il lavoro durante i sei incontri (dal 18 gennaio al 13 marzo) si articoleranno in vari momenti di gruppi di parola, Pet Therapy, Musicoterapia e laboratori. Tutto il lavoro ruoterà attorno alla storia della cagnolino Cora. Ad ogni famiglia verrà donata una copia della fiaba “Il Sogno di Cora”.

Operatori del Girotondo:
Edy Marruchi, psicoterapeuta, coordinatrice del progetto
Elisa Mengozzi, educatrice pet therapy
Gianni Cipriani, musicoterapeuta
Denise Pantuso, psicologa
Gaia Papi, giornalista, socio Girotondo
Giulia Marignani, avvocato
Elena Marruchi, psicomotricista
Gilla Dessí tirocinante
Simona Valeri, educatrice
Zucca e Alchimia cani Pet Therapy di Cinofila Le Impronte

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