Venerdì, 23 Luglio 2021
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Morti bianche, dalla Cisl l'allarme: "Triste primato toscano per Arezzo"

"Il lavoro deve dare dignità non morte. Rispetto delle regole e utilizzo degli strumenti a disposizione per una cultura della sicurezza".

"Siamo primi in Toscana. Un primato che ci fa indossare la maglia nera degli incidenti mortali sul lavoro".

La riflessione arriva direttamente dalla dirigenza della Cisl di Arezzo in seguito all'ultima tragedia sul lavoro accaduto nello scorso fine settimana a Camucia.

"Come Cisl - dichiara Fabrizio Fabbroni della segreteria provinciale - da tempo abbiamo abolito in queste circostanze i termini fatalità e caso; a noi non appartiene il rituale delle dichiarazioni di rito all’indomani dell’ennesima tragedia sperticandosi nei convinti “mai più”. Ribadiamo che la cultura della sicurezza, prosegue Fabbroni, non la si fa con le parole o con il teatrale straccio delle vesti, ma con gli strumenti che abbiamo a disposizione: formazione, controllo, informazione e consapevolezza di uscire di casa la mattina e fare ritorno la sera dai propri affetti.

L’incidente di venerdì scorso a Camucia nell’area di compostaggio dove ha perso la vita un dipendente di 56 anni della cooperativa, una delle tante che, per il gestore dei rifiuti Sei Toscana opera in appalto, ci pone una serie di quesiti non ultimo quello degli appalti esterni a cooperative che si avvalgono di lavoratori anche interinali. Anche la FIT CISL Toscana, non più tardi di un mese fa, aveva puntato l’indice su questo aspetto che riguarda la gestione del servizio tramite cooperative. La nostra riflessione non ha nessun intento incriminatorio né pregiudiziale, ma vuol mettere in evidenza lo stato dell’arte nonché le pieghe del variegato mondo del lavoro. Un mondo nel quale l’incolumità della persona sembra essere l’ultimo pensiero. Dove il profitto, invece, è sempre e comunque al primo posto a discapito delle regole, delle normative e della stessa vita umana. Morire a cinquantasei anni pone un pesante interrogativo. Un interrogativo che ci deve far riflettere approfonditamente. Un interrogativo che abbraccia quell’aspetto sociale che rimane sempre sottotraccia. Affidare appalti a cooperative non è più una eccezione, ma una regola. Una consuetudine dilagante che investe, sia il pubblico sia il privato. E, sempre più presi dalla disperazione, si ricorre alla cooperativa pur di ottenere un lavoro che ti assicuri una piccola entrata e ti dia quella dignità perduta. No, non è questo lavoro che dà dignità. Il lavoro è ben altro. E’ qui che lo Stato deve intervenire e non essere egli stesso il primo a sottrarsi alle regole. Lo Stato deve aiutare chi è preposto alla vigilanza in termini di Ispettori della ITL, di dipendenti del Pisll della ASL Toscana, di dipendenti INAIL. Sette morti dall’inizio dell’anno sta inequivocabilmente a sottolineare che non esiste strutturalmente la cultura della prevenzione, della formazione, dell’adeguamento dei dispositivi in ambito di lotta agli infortuni sul lavoro.

Le chiacchiere stanno a zero, sono i fatti che contano. Un ringraziamento va al Prefetto per l’iniziativa dello scorso 24 ottobre, ma occorre agire, dare seguito alle parole, prosegue Fabrizio Fabbroni, come effettuare, in tempi brevi, nei luoghi di lavoro una completa mappatura dell’adeguamento dei dispositivi sulla sicurezza. Vorremmo non parlare di morte sul lavoro, ma di lavoro che dà sicurezza e riscatto sociale".

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