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Monsignor Riccardo Fontana

Monsignor Riccardo Fontana

Fontana nel XXV dell'ordinazione episcopale: "Ad Arezzo mi sono messo dalla parte degli immigrati"

"Al sindaco che mi accoglieva in piazza, chiesi la cittadinanza. Non fu un gesto formale, ma la scelta di mettermi dalla parte degli immigrati, assieme all’impegno di spendere per attivare servizi, perché fosse chiaro che la Chiesa punta su dare lavoro, non a fare soldi"

"Arrivato ad Arezzo, al sindaco che mi accoglieva in piazza, chiesi la cittadinanza. Non fu un gesto formale, ma la scelta di mettermi dalla parte degli immigrati, assieme all’impegno di spendere per attivare servizi, perché fosse chiaro che la Chiesa punta su dare lavoro, non a fare soldi". Sono parole toccanti quelle che Monsignor Riccardo Fontana ha pronunciato oggi nella sua omelia. La messa per l'Epifania ha coinciso con il XXVesimo anniversario della sua ordinazione Episcopale, avvenuta il 6 gennaio 1996, nella Basilica di san Pietro, per imposizione delle mani di san Giovanni Paolo II.

Una lunga omelia nella quale Fontana ha ripercorso il periodo trascorso da quel lontano 1996: "Avrei certamente potuto fare di più e fare meglio. Molti ricordi mi tornano alla mente: sono storie di grandi sofferenze, una specie di scuola che ho frequentato e che mi ha arricchito. Ho il dovere di ricordarne almeno alcune, per dire grazie ai tanti che mi hanno aiutato a crescere un po’ con la loro amicizia e credendo che la collaborazione è un dono della Divina Provvidenza. Negli altri ho potuto vedere la forza della fede e la bellezza della Chiesa: è un grande onore poterla servire. Il 26 settembre 1997, nel cuore della notte, il popolo mi ha fatto capire che era doveroso e bello essere in mezzo ai terremotati di Verchiano. Poi il laicato della mia Chiesa mi chiamò a mettere mano alla mensa e al dormitorio di Spoleto e alla fattoria della Misericordia di Eggi per provare a dar da mangiare a chi non aveva nulla; ma soprattutto per trasformare i più miseri, abituati a essere di peso agli altri, a diventar capaci, con dignità, di regalare la verdura e la frutta a tutte le case della Caritas in Umbria. Che bella la comunione tra le 8 Chiese sorelle della terra dei Santi Benedetto e Francesco! Poi la presenza in Macedonia e in Kosovo, durante la guerra, in fraternità con il Vescovo Marco che reggeva quella Chiesa. Di nuovo in Thailandia per conto di Caritas Italiana in aiuto delle vittime dello tsunami: tornare dove ero stato diplomatico a portare il segno della carità delle Chiese italiane ai pastori dei pescatori senza terra, rifugiati di cui pochi sanno. La CEI per molti anni mi ha inviato in Palestina con la Holy Land Coordination, rappresentando i Vescovi italiani, in quei luoghi dove la pace non riesce a durate".

E per quanto riguarda l'esperienza aretina ha sottolineato l'importanza dell'impegno della Caritas: "La Caritas, in questi anni, è stata la nostra pupilla dell’occhio. Con l’aiuto di Papa Francesco, le Case Amoris Lætitia sono diventate realtà, assieme agli oratori e alle Unità Pastorali".

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