Migranti: quattro nuovi arrivi a Bibbiena. Il Comune: "Così gestiremo l'accoglienza"

Sarà un’estate calda, almeno sul fronte dei migranti. Il Comune di Bibbiena, che sull’emergenza ha già fatto passi significativi, punta sulla qualità della gestione del flusso e su buone pratiche di integrazione. Questo perché ai 28 migranti...

Sarà un’estate calda, almeno sul fronte dei migranti. Il Comune di Bibbiena, che sull’emergenza ha già fatto passi significativi, punta sulla qualità della gestione del flusso e su buone pratiche di integrazione.

Questo perché ai 28 migranti già ospitati nel territorio comunale, a breve si aggiungeranno altre quattro persone che saranno collocate – in accordo con la Diocesi – in una struttura nel borgo di Terrossola.

Bibbiena ha puntato, fin dall’inizio dei massicci flussi migratori, alla qualità e non alla quantità. L’obiettivo è quello di continuare su questa strada che sta dando buonissimi frutti; è importante tutelare questa politica di piccole concentrazioni di persone, seguite direttamente da cooperative del posto che inseriscono questi giovani in percorsi virtuosi di lavoro e formazione. Noi crediamo che parole come accoglienza e integrazione vadano riempite di significati concreti. In questo l’impegno dell’amministrazione è stato notevole”.

Vediamo nel dettaglio, come si è organizzato in questi mesi il Comune di Bibbiena.

I migranti arrivati nel territorio sono seguiti da tre realtà del territorio ossia Taoma, Associazione del Bangladesh, Arci e Alberto del Pane.

Grazie all’assidua collaborazione e al coordinamento con l’amministrazione, si stanno attivando per tutti, dei percorsi per un impegno lavorativo a favore delle comunità come la cura e la pulizia delle aree verdi, pulizia caditoie, pulizia marciapiedi, allargando il tutto anche ai borghi e alle case sparse. Un progetto mirato riguarda anche il parco del Centro Sociale di Bibbiena Stazione, in attesa della grande opera di riqualificazione che verrà a breve attuata dall’amministrazione.

Ad oggi i ragazzi seguiti non solo sono stati benevolmente accolti dalla popolazione, ma sono riusciti in parte anche ad integrarsi nel segno dell’impegno sportivo.

La speranza è che questo equilibrio che siamo riusciti ad ottenere grazie ad un impegno costante non solo delle associazioni, ma anche dell’amministrazione, non si alteri. Crediamo sia importante gestire al meglio questa emergenza, ma crediamo altresì che insieme al diritto dei migranti ad essere accolti, ci sia anche il diritto delle popolazioni ad essere tutelate. Grandi concentrazioni non aiutano il delicato processo di integrazione. A questo, noi come comune crediamo fermamente, ma è qualcosa che non deve rimanere un concetto. Per la sua messa a terra abbiamo bisogno di condizioni e queste sono legate appunto a piccoli numeri e molto seguiti. Noi avremo vinto la battaglia se riusciremo a farli diventare cittadini di questo territorio. Allora parole come accoglienza e integrazione avranno un senso vero”.

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Con i quattro nuovi arrivi – per loro la Caritas diocesana sta riqualificando una struttura ubicata nella zona di Terrossola – Bibbiena è arrivata a 32 migranti. A questo proposito Caporali aggiunge: “Bibbiena ha fatto da sempre la sua parte, non si è mai tirata indietro. Pertanto chiediamo, da un lato che tutti i comuni della Toscana facciano altrettanto e soprattutto che la Prefettura comprenda le ragioni di chi, come noi, si è speso fin dall’inizio perché un’emergenza come quella che siamo vivendo a livello europeo, diventasse un’opportunità di scambio, confronto e dedizione per un vero processo di integrazione sociale. La parola d’ordine per noi rimane infatti questa: integrazione e non business. A livello economico il comune non ha spesa alcuna per queste persone, ma senz’altro il lavoro di coordinamento e di continuo scambio di informazioni e idee con le associazioni dell’accoglienza è enorme. Creare agglomerati numerosi nei nostri centri e lasciarli a se stessi è qualcosa che può diventare molto pericoloso. Un modello Bibbiena? Modello forse no, visto che ogni realtà cerchi di adeguarsi al suo contesto sociale; piuttosto la definirei una ricetta che sta funzionando e della quale andiamo fieri”.

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