Mattesini: "La violenza sulle donne si può vincere, con leggi efficaci e cultura della differenza"

Riceviamo e pubblichiamo un intervento della senatrice Donella Mattesini sulla giornata contro la violenza sulle donne La violenza sulle donne non è certo un fenomeno nuovo, ma è uno dei segni più gravi che feriscono e rendono imperfetta la...

Riceviamo e pubblichiamo un intervento della senatrice Donella Mattesini sulla giornata contro la violenza sulle donne

La violenza sulle donne non è certo un fenomeno nuovo, ma è uno dei segni più gravi che feriscono e rendono imperfetta la democrazia contemporanea. La violenza deve essere combattuta in tutte le sue forme, dalle offese, alle minacce, agli atti di violenza fisica e psicologica.

Ogni condotta che viola la donna nella sua libertà, nella sua dignità, nella sua identità, nella sua integrità di persona, in qualunque contesto avvenga, ancor più in quello familiare, è una violenza e va contrastata.

Non mi soffermerò sui terrificanti numeri dei femminicidi o sui 400.000 minori che hanno assistito alla violenza sulla propria madre in ambito familiare, mi voglio soffermare sulla battaglia culturale contro gli stereotipi, perché ritengo che è sulla educazione e cultura che dobbiamo, tutti insieme, lavorare.

Ed in tal senso sottolineo l'importanza di quanto approvato con la "legge sulla buona scuola" dove al comma 16 dell'art. 1 si afferma che: " il Piano Triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo in ogni ordine di scuola e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti ed i genitori".

A conferma dell'importanza di tale scelta educativa, cito i dati emersi dalla ricerca di IPSOS per la ONLUS "We world" presentata pochi giorni fa, da cui emerge un dato shock sugli stereotipi di genere che continuano silenziosamente, a modellare gli atteggiamenti generali di uomini e donne, fino a forgiare una "indulgenza" anche verso botte, schiaffi, pugni e maltrattamenti.

Emerge infatti che 1 italiano su 5 ritiene che "la violenza a volte, succede per troppo amore, oppure perchè le donne sono esasperanti, ed a volte ci provocano, ed allora scatta il raptus". Il dato peggiora tra i giovani, infatti 1 su 4 pensa che sia uno scatto di rabbia.

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Ed allora si capisce perché su 7 milioni di donne abusate, violentate, picchiate, solo l'11% denuncia: perché se anche l'investimento economico in prevenzione e contrasto aumenta (dal 2012 al 2014 è passato da 6 milioni e 300.000 euro, a 14 milioni e mezzo), anche se le notizie sul web sono raddoppiate e le iniziative moltiplicate, sono le opinioni generali a peggiorare, rivelando che proprio i 18-29nni tendono a giustificare la violenza.

Il nostro Paese ha buone leggi contro la violenza, ma ciò che deve diventare centrale è un nuovo processo culturale ed educativo, che sostenga la consapevolezza della bellezza e del benessere individuale e collettivo che nasce dalla parità di genere, dal rispetto delle differenze.

Scuola e media devono essere i luoghi e gli strumenti per questa sfida.

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