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"Mario sempre nei nostri pensieri". La lettera nel terzo anniversario dalla morte del giovane

Era il 9 gennaio 2017 quando Mario Caracuta perse la vita in un incidente stradale in via Alessandro Dal Borro ad Arezzo. Pubblichiamo la lettera dell'allora sindaco di Torchiarolo, Comune di origine del 33enne scomparso

Tre anni fa, il 9 gennaio 2017, se ne andava Mario Caracuta a soli 33 anni, a seguito di un tremendo incidente stradale via Alessandro Dal Borro ad Arezzo. Nell'anniversario della scomparsa, riceviamo e pubblichiamo il pensiero di Nicola Serinelli, ex sindaco di Torchiarolo, Comune di origine di Mario. Serinelli era in carica quando accadde la tragedia.

Nel corso della storia della nostra Torchiarolo numerosi sono stati i figli prematuramente scomparsi a causa di incidenti stradali, dentro e fuori le mura amiche. Come famiglie e comunità abbiamo dovuto spargere e raccogliere sin troppe lacrime per tanti fiori recisi nel fiore della giovinezza. Tre anni fa in Arezzo terminava la propria esperienza terrena anche il carissimo Mario che celebrava la sua Pasqua lasciando increduli e smarriti tutti quelli che lo avevano conosciuto, amato ed apprezzato per le sue doti umane e per i suoi talenti. In quella, come in tante altre circostanze mi sono chiesto anch’io perché la vita riserva così tanto dolore; perché lo riserva in particolare alle persone sensibili, spesso già provate dalla sofferenza. Mi convinco sempre più che la risposta che possiamo dare alla domanda che da sempre inquieta l’uomo sul senso della vita, resti la fede; solo nella fede, infatti, possiamo trovare la risposta agli interrogativi della nostra esistenza, che rimane un imperscrutabile mistero, come mistero resta la morte; solo nella fede, infatti, può esserci la risposta al perché del dolore e del distacco dagli affetti terreni; solo in tale logica può avere senso la sofferenza, quando questa è vissuta come dono speso … per Amore. Si è sempre detto che il tempo è l’alleato giusto che aiuta il prosciugamento delle lacrime umane. Tutti, anche chi non crede, dovrebbero trovare il coraggio e la forza di prendere esempio da ciò che ha fatto la Mamma Celeste ai piedi della croce del figlio, morto … per Amore; abbandonarci cioè in Dio; credo sia questo il pensiero che sento di comunicare. Certamente non è facile quando si vive sulla propria pelle il dramma della perdita delle persone care. La fede insegna che il potere dell’Amore è più forte del potere della morte. La morte è il lato della vita rivolto dall’altra parte rispetto a noi; è il lato non illuminato da noi. Noi, umani, ne vediamo solo il profilo tragico che indica dissoluzione, silenzio. Ma c’è un’altra dimensione che è rivolta dall’altra parte rispetto a noi e che si affaccia sul mistero, sull’eterno. In momenti come quello della commemorazione, nel ricordo dei ragazzi scomparsi, mi piace pensare che tutti veniamo dalla mente di Dio e siamo protesi verso Lui, per far ritorno a Lui, dopo aver fatto l’esperienza terrena, che non ha limiti di tempo, che però ha tutti i limiti dell’umano e tra questi la caducità del nostro “essere” mortali. Ce lo ha insegnato Gesù, (non a caso è venuto per far balenare davanti ai nostri occhi anche quest’altra faccia della morte, il suo profilo illuminato dalla luce del Risorto); ma ce lo insegna la vita, soprattutto quella dei genitori che vivono sulla propria pelle il peso dell’Amore, vissuto come donazione totale. Questo accade quando si cerca il bene delle persone che si amano. In tale luce può avere significato anche la sofferenza per un affetto che, fisicamente, non c’è più. Il ricordo, nella fede, sarà certamente di aiuto per superare i momenti di nostalgica tristezza. La sofferenza però non é, né resterà vana; sarà una carica di amore che comunicheremo sempre agli affetti che rimangono, ma anche a quanti hanno conosciuto, stimato e amato i nostri ragazzi e tra questi il carissimo Mario. Ogni notte, per quanto buia e tempestosa possa essere, apre inevitabilmente all’alba e con l’alba alla speranza e alla vita, quella vita che genererà il coraggio dei forti. I momenti di sofferenza e di tristezza dovranno pur passare e fortificheranno ancora di più l’essere persone di valore, dedite alla famiglia e agli affetti che contano. Ricordo spesso che sulla tomba di mia Madre, venuta meno tempo fa, ho voluto porre questa preghiera: ”Signore, non Ti chiedo perché me l’hai tolta; Ti ringrazio perché me l’hai donata; Lei che ci ha insegnato che: “Non c’è amore più grande che dare la vita per le persone amate”. Mi viene naturale chiedere di condividere questo pensiero con tutti i genitori che hanno perduto i propri figli, (in questo momento con mamma e papà di Mario), ma anche con i figli che hanno perduto i propri genitori, è l’atteggiamento migliore per riempire di senso persino il dolore per i distacchi, e vuole essere anche l’atteggiamento più saggio per trasmettere energia positiva e vita a chi questa vita può sembrare avara di gioie e di umane gratificazioni.

Nicola Serinelli, già sindaco  

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