Raro Festival, cultura e intrattenimento. Marco Gallorini: "Plauso per l'investimento ma si poteva fare meglio"

A parlare è il proprietario dell'etichetta WoodWorm nonché socio del Karemaski Multi Art Lab oltre che, da sempre, operatore nel settore dell'intrattenimento/musica/cultura

Marco Gallorini

"Col mio lavoro faccio anche divertire. E no, non me ne vergogno affatto. Anzi”.

A parlare è Marco Gallorini, imprenditore aretino e socio dell'etichetta discografica WoodWorm. L'intervento, invece, si colloca nel dibattito scatenatosi subito dopo le dichiarazioni del sindaco Alessandro Ghinelli sul bilancio del Raro Festival. 

"Negli ultimi 15 anni della mia vita - racconta Marco - ho lavorato nell’organizzazione eventi e musica. Arezzo Wave, Karemaski, Woodworm, il festival Sinergie (quello che portò De Gregori e Morgan ndr). Esperienze che mi hanno sia formato professionalmente che fatto capire qualcosa di più della logistica di una manifestazione”.

Nello specifico il Raro Festival, come ormai ampiamente noto, è costato 660mila euro. Aspetto niente affatto secondario e sul quale si sono espressi, tra gli altri, esponenti della politica locale sia di maggioranza che di opposizione, sottolineando come il ritorno in termini economici, al netto delle cifre, sia stato decisamente deludente. 

"Lungi da me fare polemica su questa vicenda - spiega - però, come operatore del settore, posso dire che sono positivamente impressionato del fatto che risorse così consistenti vengano investite in cultura. Devo rendere merito all'amministrazione che, in questo senso, ha saputo intercettare fondi per un settore che, sono convinto da sempre, può solo consentire alla città di crescere. Detto questo però, credo che il risultato dell'investimento fatto sul Raro festival sia stato poco efficace. Insomma, 660mila euro è una bella somma con la quale si possono fare un sacco di cose e progetti molto più elaborati. Se poi la giustificazione della spesa è legata al fatto che trattandosi di una star-up ci sono più costi vivi, posso dire, da imprenditore, che questa analisi è poco lucida".

Dunque plauso per l'investimento ma, di fatto poteva essere fatto meglio.

“Sì ma questo non lo dico io, lo dicono i fatti. Alla base di tutto vedo soprattutto  dell'ingenuità nella gestione della manifestazione. Per mettere in piedi tali kermesse ci vogliono professionisti seri che fanno questo di mestiere. Altro elemento su cui è stato peccato di leggerezza è il fatto di essersi paragonati a festival come Umbria Jazz o il Due Mondi di Spoleto. Sono realtà consolidate che rappresentano davvero il top del panorama nazionale".

Allora cosa manca ad Arezzo per potersi affermare in questo comparto?

"Non riusciamo a creare delle progettualità longeve. Non c'è mai stato un percorso intrapreso, condiviso e duraturo. Sembra piuttosto che gli eventi e le manifestazioni vengano fatte secondo i gusti di chi governa in quel preciso momento storico. Questo mi pare un aspetto piuttosto grave e limitante che ho riscontrato in ogni amministrazione che ha guidato Arezzo".

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Come si può estendere la platea degli spettatori e accontentare le esigenze anche degli appassionati di pop, intrattenimento e musica leggera?

"Ci deve essere a mio avviso la capacità di attrarre imprenditori del settore. Non parlo di me perché non sono la persona adatta. Ho già dato con il festival Simmetrie e la mia attività lavorativa, con l'etichetta, ha preso una strada differente. Però esperti che sappiano lavorare per creare un programma di questo tipo sarebbero necessari dei professionisti che fanno questo di mestiere oltre che un luogo dove ospitare spettacoli e concerti. In passato, avevamo indicato come possibile location il Centro Affari. Quel luogo potrebbe diventare un piccolo palazzetto dello sport e rappresentare un centro di attrazione. Altro investimento sbagliato, a mio avviso, è spendere cifre enormi per chiamare in città grandi nomi dello spettacolo perché fatto l’evento singolo dopo? Che succede?”.

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"Sono certo, o meglio mi auguro, che la frase "incriminata" sia frutto di un momento. Un'uscita poco felice. Credo, spero, che non sia la visione di cultura dell’amministrazione anche perché nel tempo si è dimostrata rispettosa e favorevole al Men/Go. Detto ciò, io faccio anche intrattenimento e ne sono felice. Non mi sono affatto sentito offeso dalle parole del sindaco.
L'errore che riconosco è voler risolvere il "problema" dell'offerta culturale solo con lirica e musica classica. Ecco, questo lo ritengono riduttivo. O meglio, per me non va fatto così. Se ci si vuole lanciare in questa nicchia servono altri punti di attrazione e forse, anche qualche nome di richiamo. Ripeto, non c'è niente di male nell'investire somme ingenti. Anzi, ben vengano. Però per dare davvero frutti, duraturi e sani, il progetto proposto alla città dovrebbe essere più ampio e coinvolgere più attori, dagli artisti alle scuole. Un piano vero, longevo e con un seguito preciso. In questo modo le ricadute per il territorio sarebbero davvero, ma davvero, grandi". 

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