Domenica, 25 Luglio 2021
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Manifesto funebre e offese al sindaco di Pergine, il prefetto: "I responsabili saranno perseguiti"

"Esternazioni offensive, non più tollerabili, saranno perseguite a norma di legge". Il manifesto funebre di Pergine Valdarno con "la becchina Simona Neri" finisce nel mirino della prefettura di Arezzo. Che attraverso una nota condanna l'episodio...

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"Esternazioni offensive, non più tollerabili, saranno perseguite a norma di legge". Il manifesto funebre di Pergine Valdarno con "la becchina Simona Neri" finisce nel mirino della prefettura di Arezzo. Che attraverso una nota condanna l'episodio dell'affissione di finte informative mortuarie censurando la forma della protesta post referendaria.

L'appuntamento alle urne del fine settimana ha visto infatti la vittoria, seppur di misura, del Sì alla fusione. Un esito che porterà allo scioglimento dell'attuale Comune che sarà unificato a quello di Laterina a partire dal 1° gennaio prossimo.

Nel manifesto viene bersagliata il sindaco Simona Neri, definita "becchina" per aver "ucciso e seppellito" il comune di Pergine Valdarno. E non vengono risparmiati gli elettori del Sì definiti "centinaia di Piddioti".

Alla luce dei fatti, il prefetto Clara Vaccaro fa sapere di aver contattato ieri sera il sindaco di Pergine Neri

per rivolgerle espressioni di vicinanza e di solidarietà in relazione al manifesto funebre, dal tenore macabro e di cattivo gusto, che ignoti hanno pubblicamente diffuso, all'indomani dell'esito del referendum consultivo sulla proposta di fusione dei Comuni di Pergine Valdarno e di Laterina.

Nel condannare e stigmatizzare tale episodio, che denota negli autori la totale assenza di cultura della legalità e di osservanza delle regole, il prefetto intende rimarcare l'assoluto rispetto che deve essere sempre riservato alle istituzioni pubbliche.

Quindi un monito rivolto agli autori del gesto:

Il referendum - ricorda il prefetto - è un istituto di democrazia diretta che consente ai cittadini di esprimersi, senza intermediari, su una data questione, e, in un ordinamento democratico, il risultato espresso dalla volontà popolare deve essere rispettato, sicché le opinioni di dissenso devono manifestarsi in modo legittimo e civile. Pertanto, eventuali esternazioni offensive, non più tollerabili, saranno perseguite a norma di legge.

@MattiaCialini

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