Madonna del Conforto, Fontana: "Arezzo, è ora di voltare pagina". La sfida alle nuove generazioni

Nessun accenno alle vicende internazionali, all'emergenza sanitaria del Coronavirus (del quale aveva parlato anche monsignor Sandri nell'omelia della messa del mattino), ma una riflessione più intima, sulla città e sulle sue prospettive

"Arezzo cara, è il momento di voltare pagina". Sta tutto in una frase, breve e diretta, il senso dell'omelia di monsignor Riccardo Fontana. Di fronte a centinaia di fedeli che ieri hanno riempito le navate della cattedrale per le celebrazioni della Madonna del Conforto, l'arcivescovo ha lanciato un messaggio forte e chiaro alla citta

"Se ci mettessimo tutti a guardare al bene comune anziché agli interessi personali, se provassimo a sfidare la generazione nuova mettendo in pratica il Vangelo, potremo voltare pagina. Maria è l'arca dell'alleanza, è il nuovo eci chiede di pensare ai poveri, ai piccoli, agli emarginati. Ci state voi? Io ci sto."

E poi ha citato il miracolo nel miracolo: "Quello di riportare gli aretini in chiesa, come accadde 200 anni fa. Anche adesso, anno dopo anno, quel miracolo torna a compiersi: la cattedrale è piena di Aretini".

Nessun accenno alle vicende internazionali, all'emergenza sanitaria del Coronavirus (del quale aveva parlato anche monsignor Sandri nell'omelia della messa del mattino), ma una riflessione più intima, sulla città e sulle sue prospettive. 

Gli aretini: "Qui ogni anno"

E come ogni anno, a migliaia, i fedeli hanno fatto tappa di fronte alla cappella della Madonna del Conforto. Complice la bellissima giornata, tante famiglie con bimbi piccoli si sono messe in coda per la tradizionale benedizione impartita da don Alvaro Bardelli. 

Si parla di circa 50mila persone, arrivate da ogni angolo della città e della provincia. Il parcheggio Pietri fin dalle prime ore del mattino era pieno. Frotte di fedeli sono saliti dalle scale mobili - quelle funzionanti - o con la navetta. Anziani, giovani, famiglie con bambini, coppie di fidanzati: una preghiera, una candela, la coda per la benedizione. E una tradizione che si tramanda, di generazione in generazione. 

Ieri sera una rappresentanza della Giostra del Saracino ha reso omaggio all'immagine sacra. L'ultimo appuntamento della giornata, uno dei più seguiti dalla città. Poi le celebrazioni si sono avviate alla conclusione. Non un addio, ovviamente, ma un arrivederci al prossimo 15 febbraio. 

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