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"La nostra vita a New York in isolamento, siamo preoccupati". Il racconto di un aretino nella Grande Mela

Luca Meacci da 15 anni vive e lavora a Manhattan. Le ultime settimane sono state particolarmente critiche anche negli States per quello che riguarda il numero di contagi da Coronavirus. "Ma qui c'è ancora poca prevenzione", racconta

Luca e Michele

“Siamo preoccupati, quello che abbiamo di fronte è un nemico molto forte”. Luca Meacci da oltre 15 anni vive a New York. Qui ha trovato la sua dimensione affettiva e lavorativa. Imprenditore di successo è riuscito nel tempo a costruirsi una vita oltreoceano non troppo diversa da quella di altri suoi coetanei. Le sue origini però si trovano in provincia di Arezzo, in Valdichiana, dove abitano i suoi familiari e gli affetti più cari.

“Stiamo assistendo anche noi all’ascesa dei casi di contagio da Coronavirus - racconta - qui in America la situazione, come sanno tutti, è molto delicata. Al momento sono state prese poche misure di prevenzione anche se, come leggiamo nei media statunitensi, i contagi salgono a vista d’occhio. Ormai, soltanto a New York se ne contano quasi 2000”.

Insieme alla moglie Michele, Luca ha scelto spontaneamente di mettersi in isolamento e limitare il più possibile le uscite. “Non è semplice - spiega - capisco davvero quello che state vivendo in Italia. Ho deciso insieme anche ai miei soci di chiudere le nostre attività. Questo perché non ho assolutamente intenzione di mettere a rischio la salute di chi lavora con me o della mia famiglia. Ritengo questa scelta logica”.
Negli ultimi giorni nello stato di New York, secondo i dati riportati nei dispacci divulgati dal governatore Andrew Cuomo, il bilancio dei contagiati è quasi raddoppiato e nella sola Grande Mela gli infetti sfiorano i duemila. “Ma nonostante questo - spiega ancora Luca - le attività sono in gran parte aperte. Se vogliamo uscire e fare shopping possiamo farlo, se vogliamo fare un pic nic possiamo andare. Le uniche limitazioni riguardano le scuole che sono state chiuse e i locali con più di 500 posti. I ristoranti, ad esempio, fino a poco tempo fa potevano rimanere aperti a patto di ridurre i coperti del 50 per cento. Adesso è possibile solo fare asporto e consegne a domicilio. Ci chiediamo che senso abbia. Tutto il mondo ha gli occhi puntati sull’Italia e guarda al modello adottato. Sono dell’opinione che dovremmo chiudere anche noi le attività perché prima lo facciamo e prima ne usciamo”. 

Un scenario preoccupante che presenta troppe similitudini con scena già note, già viste, già vissute.

“Io e mia moglie - racconta ancora Luca - siamo in isolamento. Cerchiamo di difenderci così e siamo fortunati perché possiamo dedicare molto più tempo a noi stessi. Ma non nascondo che questa situazione ci crea non poca ansia. E’ davvero una terza guerra mondiale solo che questa volta il “nemico” non è lì, non lo puoi vedere, non lo puoi toccare. E’ silenzioso, subdolo”. 

E’ noto che negli States l’assistenza sanitaria è soprattutto privata. Molti cittadini, anche in presenza di sintomi importanti che possono far pensare al Coronavirus, spesso hanno difficoltà ad accedere i test e ai tamponi diagnostici se non a pagamento. “Ma non è questo il punto - conclude Luca - molti ci dicono che non sono proprio disponibili. Ci auguriamo che tutto questo possa finire al più presto e tornare alla nostra vita di tutti i giorni".

*** AGGIORNAMENTO 20 marzo ore 17.18 italiane (12.18 NYC)

Il governatore di New York, Andrew Cuomo, ha annunciato che i lavoratori non essenziali devono rimanere a casa. "Lo stato di New York si mette in pausa", ha detto spiegando che solo i negozi ed i servizi essenziali rimarranno funzionanti. I casi di coronavirus nello Stato di New York sono 7.102, di cui 4.408 nella città di NY. "Abbiamo aumentato il numero dei test e di conseguenza il numero dei casi aumenta", ha detto Cuomo, sottolineando che rispetto a giovedì i casi sono aumentati di 2.950. I morti nello Stato sono 35.

Gli Stati Uniti hanno deciso di non rilasciare più visti d'ingresso a chiunque provenga da altri Paesi del mondo, se non in caso di urgenza. Il governatore della California Gavin Newsom ha ordinato a tutti i residenti dello Stato, circa 40 milioni di persone, di restare a casa. Lockdown da Los Angeles a San Francisco. L'ultima vittima di coronavirus nella contea di Los Angeles è un uomo di circa trent'anni. Lo ha detto la responsabile della sanità della California Barbara Ferrer precisando che il giovane aveva problemi di salute. Negli Usa il numero dei contagi ha superato quota 13mila, raddoppiati in sole 24 ore. Il bilancio delle vittime è di 193 persone.

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