"Lfi ha polverizzato 2 milioni con le obbligazioni Mps", l'accusa della Provincia di Arezzo

Silvia Chiassai commenta lo screening del bilancio della La ferroviaria italiana

"Sono stati polverizzati due milioni di euro per l'acquisto di obbligazioni dell'MpS".
E' la presidente della Provincia di Arezzo, Silvia Chiassai Martini, a muovere pesantissime accuse nei confronti di Lfi, società partecipata per il 5,30% dallo stesso ente.

I calcoli resi noti dal sindaco di Montevarchi, da ottobre alla guida del palazzo di piazza della Libertà, farebbero seguito ad una ricognizione che la stessa amministrazione sta compiendo su tutte la partecipazioni tenute. Così, dallo screening di quello è che il bilancio della La ferroviaria italiana, ecco che sarebbero emersi degli aspetti specifici legati proprio ad operazioni finanziarie.
 

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“Lfi Spa è una partecipata dalla Provincia di Arezzo per il 5,3% delle quote insieme ad altri soci pubblici - afferma la presidente Silvia Chiassai Martini - Ho dovuto prendere atto che una società di gestione dei trasporti pubblici ha utilizzato il capitale sociale non per ottimizzare i servizi rivolti al cittadino e al territorio, ma in operazioni finanziare rivolte a una banca che detiene, tra l’altro, azioni della stessa società, polverizzando circa 2 milioni di euro. Una governance che non ha agito nell’interesse generale e, con ogni probabilità, spinta anche dai soliti interessi di chiara matrice politica. A questo punto chiederò spiegazione al cda, di cui la Provincia è parte, sui motivi per i quali siano stati utilizzati soldi pubblici per fini diversi rispetto a quanto indicato dallo statuto societario, invece di migliorare i servizi e distribuire dividendi ai soci e quindi ai cittadini, con un rischio di impresa che non può sempre pesare sulle tasche del cittadino. Trovo una simile operazione incomprensibile e ingiustificabile in rapporto alle continue segnalazioni raccolte dai cittadini sul funzionamento e sulla qualità di un trasporto che non soddisfa gli utenti. Nel 2008, sono state acquistate da Lfi duemila obbligazioni subordinate di MpS a tasso variabile e con un valore nominale di 1000,00 euro cadauna. Il codice dell’obbligazione MpS era già considerato ad alto rischio e sembra sia stato emesso in quell’anno per favorire l’acquisto della Banca Antonveneta. Nel 2017, con il decreto “salvabanche”, si permette la conversione forzosa delle obbligazioni subornate in azioni MpS. Un bail-in finanziario che ha provocato la destabilizzazione del credito italiano con conseguenze sui piccoli risparmiatori e azionisti. In questo caso la “vittima” è stata anche la società Lfi con capitale pubblico, in quanto tale operazione ha visto l’assegnazione forzosa di 213.213 azioni MpS con un concambio fissato al prezzo di 8,65 euro per un importo di 2 milioni di euro corrispondente al valore delle obbligazioni possedute, ma rimesse in borsa al di 4,7 euro. Oggi il valore di mercato di quella azioni è di 1,29 euro che conferma la scelleratezza dell’operazione effettuata. Stessa condizione si registra anche nella partecipata Tra. In Spa, che detiene l’8,53% di Lfi partecipata al sua volta per il 13,82% dal Monte dei Paschi di Siena, nel classico intreccio delle scatole cinesi delle società che gestiscono i servizi più importanti in Toscana. La società Tra. In deteneva obbligazioni MpS per 1 miline di euro che sono costate oggi una svalutazione a bilancio di oltre 500mila euro comportando una perdita di esercizio e una svalutazione nella stessa LfI. Chi ha sbagliato, a mio giudizio, dovrà assumersi pertanto le proprie responsabilità”.

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