Martedì, 18 Maggio 2021
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"Con la dad abbiamo perso un anno". La lettera di Benedetta (mamma-medico) al Presidente Mattarella: "Una scuola non a distanza è possibile"

Benedetta Valli ha scelto di rivolgersi al Capo dello Stato per rappresentare le problematiche di studenti e famiglie che, anche ad Arezzo, si trovano costretti a seguire le lezioni a distanza. "Domani porterò mia figlia di sei anni al lavoro con me in ospedale perché non può rimanere sola"

"Abbiamo perso un anno, confido il lei affinché non si perda altro tempo". Termina così la lettera che Benedetta Valli, mamma e medico anestesista di Arezzo, ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una missiva dove senza troppi giri di parole viene chiesto al Capo dello Stato di impegnarsi affinché possano essere trovate soluzioni efficaci per riportare gli studenti in classe in sicurezza. Una richiesta che trova terreno fertile nel prolungarsi dell'assenza di lezioni in presenza, nel mancato contatto con i coetanei oltre alla necessità di tendere verso quella normalità alla quale tutti hanno dovuto rinunciare. Un mix esplosivo che rischia di rendere le carenze di questi mesi così tanto incolmabili da creare danni irreparabili. E così, convinta di questo, Benedetta ha scelto di rivolgersi alle istituzioni perché, come scrive lei stessa, "io credo nelle istituzioni". Nella lettera, oltre a fornire qualche piccolo dettaglio personale, sottolinea come alle difficoltà emotive se ne siano aggiunte anche altre prettamente pratiche tanto che, lei stessa, ha deciso che "da domani la mia piccola la porto al lavoro con me in un ospedale" perché "non può fare la dad da sola, i fratelli non possono aiutarla e i nonni sono fuorigioco visto che non voglio metterli a rischio" e perché lei, in qualità di donna, madre e professionista, non ha "intenzione di sacrificare il mio lavoro, frutto di anni di studio e sacrifici". Una storia semplice, come molte altre, che però diventa il simbolo di una consistente fascia di cittadini che giorno dopo giorno combattono la propria personale e sacrosanta battaglia contro il Covid e le conseguenze del Covid.

Di seguito la lettera di Benedetta al Presidente Mattarella

"Gentilissimo Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, mi chiamo Benedetta Valli, abito in toscana ad Arezzo. Con mio marito Alessandro, artigiano libero professionista, abbiamo una bellissima famiglia con tre figli di 19, 13 e 6 anni. Le scrivo perché credo nelle istituzioni. Al rispetto delle istituzioni sono stata educata e crescendo questo mio sentimento si è fortificato sentendomi parte attiva della società in cui vivo. Sono parte attiva come medico, come donna e come mamma di maschio e di femmine di figli biologici e di figli affidatari. Vivo in una situazione familiare agevolata sia dal punto di vista economico che sociale. Non sono sola ho un marito che condivide le mie scelte, che mi rispetta che si impegna nella gestione della famiglia tanto quanto me. Ho anche due genitori anziani attivi, con qualche patologia non grave sulle spalle, che fino all'inizio della pandemia sono stati supporto quotidiano fondamentale per tutti noi ma che, da un anno a questa parte, proteggiamo evitandogli contatti che potrebbero metterli a rischio. Le scuole ad Arezzo sono chiuse ormai da una settimana e si presume lo siano per altro tempo indefinito. I figli sono a casa in dad, un acronimo la cui prima d sta per didattica ma che è sicuramente più incisivo e comprensibile il suo vero senso se leggiamo l'ultima d che significa distanza. Poca didattica. Molta distanza. Distanza dai coetanei, da tutto ciò che è la scuola oltre la didattica, distanza dei ragazzi dal mondo reale che tra i banchi di scuola prende vita, distanza di noi genitori, dalle istituzioni per come le intendo io. Ebbene da domani la mia piccola la porto al lavoro con me. In un ospedale. Perché  non può fare la dad da sola. Perché i fratelli impegnati nella loro dad non possono aiutarla. Perché i nonni sono fuori gioco per i motivi che le ho spiegato e non ho intenzione di mettere a rischio le loro vite. Perché io non ho intenzione di sacrificare il mio lavoro, frutto di anni di studio, di sacrifici e sono certa che il mio dovere sia quello di continuare a farlo proprio "perché c'è" e "pur essendoci" una pandemia mondiale. Lo faccio in primo luogo per rispetto nei miei confronti e anche per i miei figli ai quali voglio insegnare che le difficoltà si affrontano, che i problemi si superano e non si rinuncia a quello in cui si crede. Sono certa che si possa immaginare una scuola non a distanza pur nelle difficoltà della pandemia. Vorrei che i miei ragazzi sapessero che lo Stato sta facendo di tutto per garantirgli un'istruzione vera. Vorrei che i genitori sapessero che le istituzioni ci sono e che se hai dei figli ti supportano e ti rispettano perché i figli non sono di chi li ha fatti ma dell'Italia intera. Come sempre è una questione di priorità. Ho a cuore l'Italia e sono sicura che per il bene del nostro Paese l'educazione dei bambini non possa che essere considetata prioritaria. Abbiamo perso un anno. Confido in lei perché non si perda altro tempo".

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