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Dal Nido Cesti lettera all'amministrazione: "Bolle saltate ed emergenze quotidiane, servono risposte"

"Quando una nave sta per affondare si ripara, non gli si cambia nome" scrivono gli educatori e gli altri del gruppo di lavoro dell'asilo riferendosi al progetto della Fondazione per la scuola al quale lavora il Comune

Il gruppo di lavoro del Nido dell'infanzia Cesti ha scritto una lettera all'amministrazione comunale, ai dirigenti del servizio scolastico per segnalare le emergenze quotidiane e per chiedere delle risposte altrettanto impellenti. 

La lettera è indirizzata tra gli altri al direttore dei servizi educativi e scolastici e a quello del personale comunale. L'obiettivo della missiva partita nei giorni scorsi è quella di chiedere chiarimenti e anche modalità operative e educative urgenti per l'asilo stesso.

Maestre e maestri del nido raccontano "difficoltà quotidiane che mettono a dura prova oltre che le capacità insite nella professionalità degli educatori, la salute stessa di tutti gli operatori."

Per il ruolo che ricoprono "gli educatori hanno in carico tutta una serie di modalità operative, colloqui individuali con la famiglia, cura ed attenzione, cercare di lavorare sulla “figura di riferimento” e soprattutto devono garantire lo svolgersi del progetto educativo di ogni gruppo ma ancor di più di tutto il nido."

Quando a metà del 2020, nella prima fase discendente della pandemia anche ad Arezzo, in base alle linee guida vennero messi per scritto i criteri con i quali si sarebbe potuto riaprire in sicurezza i servizi all'infanzia si cominciò a parlare di quelle che poi sono diventate definizioni di riferimento, le cosiddette 'bolle'. Gruppi di bambini, sempre gli stessi, con educatori costanti di riferimento, con l'obiettivo di mischiare meno possibile le persone e di conseguenza tenere basso il numero di quarantene e possibili contagi.

Secondo quanto raccontano dal nido Cesti questo approccio sarebbe saltato nel corso di questo anno. Si legge nella lettera: "L'approccio rigoroso al rispetto della legge e delle bolle per contenere i contagi da Covid si è trasformato in un “tana liberi tutti”, con sostituzioni roccambolesche di educatori che vengono spostati in modo vorticoso da una struttura all'altra con quarantene che si moltiplicano con progressioni inimmaginabili. In questo scenario incombe il rapporto numerico educatore-bambino già spaventoso in tempi normali figuriamoci in tempi di Covid. Camere con letti attaccati all’uscita di sicurezza dove riposano i bambini di pomeriggio diventano l'espressione reale di come non è possibile continuare così."

"Ma di bambini non si parla, la parola d'ordine è sempre emergenza. I mesi trascorrono e lo scenario è davvero indignitoso." Poi per il personale "si parla di valutazione, di valorizzazione del personale, di ottimizzazione e razionalizzazione delle risorse" commentano con amarezza.

Da qui partono una serie di richieste, come il rispetto del rapporto tra il numero di bambini e l'adulto di riferimento.

"Gli spostamenti del personale (in ruolo e a tempo determinato) devono essere fatte in forma scritta e motivata con l’obiettivo di avere chiaro lo scenario e la prospettiva del servizio; di individuare inoltre, una turnazione tra tutto il personale che possa, in base ai titoli, lavorare sia nella scuola dell'infanzia che al nido. Dall’inizio dell’anno educativo le difficoltà hanno messo continuamente il personale nella condizione di aumentare e modificare l’orario di servizio per coprire necessità incombenti e garantire il rapporto numerico adulto/bambino. E’ auspicabile che tale rapporto nei prossimi 5 mesi venga mantenuto vista e accertata la frequenza assidua di tutti i bambini iscritti da settembre ad oggi, cercando di non intaccare l’orario previsto dal contratto se non in casi urgenti e necessari con richiesta scritta e motivata."

Secondo il gruppo di lavoro "l'eroismo della prima fase del Covid si è trasformato in smarrimento totale, in un rompete le righe caotico e schizofrenico. Il lavoro agile e la comunicazione virtuale non aiutano a capire cosa nel frattempo viene preparato per il futuro dei servizi per l'infanzia di Arezzo. La panacea di tutti i mali, se così si possono chiamare, rispetto alla gestione dei servizi per la prima infanzia ha un nuovo nome - non più sistema integrato - ma Fondazione. E ci troviamo così con una nuova dirigente, una nuova PO e due storici coordinatori. Quando una nave sta per affondare si ripara, non gli si cambia nome e si lascia inabissare."

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