"Le parole volano e l'amianto resta", la rabbia di via Malpighi. Lettera al sindaco

Il Sunia e il Comitato di via Malpighi hanno preso carta, penna e calendario e hanno scritto al sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, all’assessore Nisini e ai consiglieri comunali "per ricordare - spiega una nota dei promotori - quanto è stato...

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Il Sunia e il Comitato di via Malpighi hanno preso carta, penna e calendario e hanno scritto al sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, all’assessore Nisini e ai consiglieri comunali "per ricordare - spiega una nota dei promotori - quanto è stato fatto in questi mesi per la rimozione dell’amianto dalle case di via Malpighi. L’elenco è corto: zero".

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E non è che il tempo sia mancato. “Il 6 marzo il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità il testo di una nostra petizione che era stata firmata da 4.000 cittadini. Un atto istituzionale rilevante perché è in gioco la salute dei cittadini, perché il problema è stato condiviso da alcune migliaia di persone e perché lo stesso Consiglio comunale lo aveva ritenuto centrale e prioritario”. Sulla carta, però. Le indicazioni concrete non mancavano: risoluzione dell’emergenza in via Malpighi, monitoraggio complessiva della presenza di amianto sul territorio, programma di informazione e di incentivazione per i privati . Era stato dato mandato all’Amministrazione di avviare la bonifica dei suoi immobili. Il primo passo avrebbe dovuto essere quello di togliere la copertura in amianto dalle case popolari di via Malpighi.

Dinanzi al nulla di concreto, Sunia e Comitato chiesero un incontro al sindaco e il 18 luglio si presentò l’assessora Nisini che illustrò alcune ipotesi sulla rimozione dell’amianto.

“Da allora il silenzio. Sei mesi dal voto consiliare, tre mesi dall’ultimo incontro. Le parole volano e l’amianto resta. Abbiamo quindi scritto al sindaco, all’assessora e ai consiglieri comunali chiedendo cosa è stato fatto per rispettare le indicazioni istituzionali di marzo. Il silenzio del Comune di Arezzo ne agevola altri. L’assessore regionale alla casa, dopo aver tolto 170 milioni di euro dal Fondo per la casa, ha detto chiaramente che la Regione non farà investimenti. Arezzo Casa ha dichiarato di non avere risorse e che, nella migliore delle ipotesi, se ne riparlerà nel 2020. Tutto questo disattendendo le indicazione della Usl che aveva indicato tempi massimi per la rimozione dell’amianto. La sintesi che ci pare di poter trarre da questa vicenda è che l’amianto rimane nelle case e le carte ufficiali nei cassetti e che c’è solo una categoria di amministratori che mantiene le promessa: quella che dice no”.

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