La passione e la ragione

Riceviamo e pubblichiamo da Giuseppe Giorgi Ho pensato a questo scritto, una sorta di conversazione pubblica per riflettere sul PD e più in generale sulla politica. Un confronto da aprire al campo largo del centrosinistra, di quello aretino in...

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Riceviamo e pubblichiamo da Giuseppe Giorgi

Ho pensato a questo scritto, una sorta di conversazione pubblica per riflettere sul PD e più in generale sulla politica. Un confronto da aprire al campo largo del centrosinistra, di quello aretino in particolare. Negli ultimi tempi ho assistito ad abbandoni, ho ascoltato le delusioni, le amarezze di personaggi e militanti della politica, ho eluso richieste, ho coltivato la riflessione.

C’è stata sempre una venatura che mi ha accompagnato nelle ultime settimane: il disincanto, quasi a fare da contrappasso alla mia passione politica. Un coro di fondo che ammoniva sulla mutazione genetica del mio partito, il PD. Il tempo che cambia? La incapacità di capire il cambiamento? Il nostro problema è il governo e dunque il progetto per questi tempi nuovi. Il PD è cambiato, sembra essersi arreso a quella che per intenderci è l’omologazione liquida, sembra aver perso la sua diversità popolare. In un brevissimo corsivo di Vittorio Sgarbi sulla prima pagina della Nazione, una sorta di elzeviro sulla natura dei partiti attuali, l’intellettuale d’indiscussa personalità seppur lontano dalle mie posizioni cattolico democratiche, giungeva alle mie identiche conclusioni: l’omologazione dei partiti politici. Possono esserci accenti pasoliniani nella mia riflessione ma dove è la passione? Quale la ragione politica? Riparto dal PD, il mio partito, sottolineo il richiamo che all’ultima Direzione ha fatto il ministro della Giustizia Orlando, ricordando le parole di Aldo Moro sull’ascolto delle differenze, sulla natura plurale dei grandi partiti popolari. E’ dall’ascolto che nasce la sintesi dell’unità. Esiste ancora nel PD un vocazione plurale? Possiamo ancora immaginarlo come il partito della Democrazia, sintesi popolare. Rifletto in queste settimane su sinistra e destra, sul loro significato nella modernità, sulla ragione stessa della loro esistenza, sull’eguaglianza, il merito come mantra, la enormità della questione sociale.

La politica può risorgere

Grande è la responsabilità del PD se saprà rifondarsi, abbandonando l’ebbrezza della sbornia liberista, la stessa che ha portato i vouchers dalla sperimentazione alla pratica selvaggia, alla politica delle mance, ai banditori da réclame. In un breve saggio a sei mani di Pepe Mujica, Carlo Petrini, Luis Sepulveda, “ Vivere per qualcosa “ che consiglio ai miei sette lettori, si spiega con rara efficacia la relazione passione – impegno – cambio culturale. Il partito liquido è prateria delle lobbies, spesso prive di un disegno culturale, da qui la macelleria sociale di questi anni, gli accordi contronatura contrabbandati per mediazione obbligata, i tentativi anticostituzionali. Il PD liquido non è il nostro partito. Al feudalesimo curtense dei seguaci e degli ottimati ho sempre preferito il tempo dei liberi Comuni sfociato nel fascino del Rinascimento non per il Signore di turno ma per il fiorire delle arti e della cultura. Dunque farsi dominare dal disincanto, ritrarsi, rintanarsi nelle piccole grandi cose di tutti i giorni: la famiglia, la biblioteca colma di buone letture, la Juventus, abbandonare, lasciare il PD? Invece no.

Anche ad Arezzo, la politica può risorgere, se sapremo inventare una nuova identità del PD che ha una grande responsabilità, lo ribadisco, per la bella politica ( la citazione è veltroniana ).

L’identità e la diversità.

Il profilo di una politica del lavoro che, al di là delle mance, pensa al reddito di destinazione con una grande leva nazionale per i lavori sociali di utilità nazionale come la cura del dissesto idrogeologico del nostro Paese, la forestazione, la politica del decoro urbano e della raccolta differenziata, un grande piano di salute pubblica decentrata sul territorio, la missione italiana di turismo e cultura, il piano nazionale della formazione professionale. Proposte che rifiutano la grande mancia del reddito di cittadinanza ma identificano un partito e una alleanza popolare di centrosinistra.

2.

Sono da sempre, per cultura politica e valori cattolico democratici, un fautore del sistema elettorale alla tedesca, senza capilista bloccati, senza parlamentari nominati, per una riforma della politica autentica che chiamo dei 100 ( senatori ) + 300 ( deputati ) che comunque va animata da programmi e scelte. E’ vitale che gli iscritti al PD si esprimano sulla scelta vincolante del programma e della alleanza elettorali.

La proposta è di una alleanza vera, non posticcia coalizione mercantile, di centrosinistra, senza veti e dinieghi a priori, se non sanzionati da programmi alternativi. Il PD si esprima, ad iniziare da quello aretino, con un voto dei suoi iscritti!

Vivere per qualcosa, ammonisce Pepe Mujica.

Anche ad Arezzo c’è un nord e un sud, ci sono i no delle periferie e le intelligenze degli avversari ( vedasi le proposte di restyling di piazza della Stazione e l’acutezza dell’idea del sottopasso di via Fiorentina ), c’è una opposizione da rilanciare e una proposta di governo comunitario del centrosinistra da rifondare. Anche il nostro passato di governo è stato debole, tentennante, perfino ambiguo nelle “ alleanze reali “. Il centrosinistra vero può praticare una cesura con la democrazia della contabilità, attorno a cui costruire un progetto comunitario di coesione sociale.

Rileggo questa lettera pubblica e mi accorgo che il disincanto è già ieri, che anche in questo tempo vivere per qualcosa è possibile. La passione e la regione per la politica mi muovono a chiedere agli amici che sono andati via, a quelli che si sono fermati sul ciglio della strada: tornate, uniamoci per il centrosinistra vero, combattiamo il neo trasformismo del grande bluff.

E’ tempo di dare inizio ai forum comunitari del centrosinistra.

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Giuseppe Giorgi

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