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Incursione nazifascista online. Marco Botti racconta: "L'educazione civica è l'unica arma da usare"

Il racconto del protagonista vittima dell'attacco online di sedicenti hacker nazifascisti

"Come si combattono questi episodi? Con la cultura e con l'educazione civica". Marco Botti è convinto che la strada da percorrere sia proprio questa. Lui, vittima di un'aggressione online da parte di sedicenti hacker nazifascisti, si è trovato suo malgrado protagonista di un episodio deplorevole quanto insensato. Durante l'evento telematico "Memorie ebraiche in Arezzo" ha assistito ad un'incursione all'interno della chat di ignoti che hanno creato il caos con comportamenti apertamente antisemiti. "Molti mi chiedono se ho paura dopo quanto subito - racconta Marco - io non mi sento personalmente in pericolo però, allo stesso tempo, provo un profondo senso di tristezza. Quello che è accaduto dimostra che la strada da percorrere è davvero ancora molto lunga e che tutti noi dobbiamo sentirci un po' sconfitti. C'è anche chi ha detto che si sia trattato di una ragazzata. Sicuramente. Ma se nel 2021 durante un tranquillo sabato pomeriggio tu ti organizzi con altre 4-5 persone per andare a disturbare un evento di questo tipo significa che non hai idea di cosa stai facendo. Se poi pensiamo che alcuni di questi personaggio hanno anche scritto frasi come "L'olocausto dovrebbe essere considerato il nuovo Natale" ecco, credo che la gravità della questione sia evidente. Sono certo che il problema sia pedagogico oltre che culturale".

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Ma quello sibuto da Marco è solo l'ultimo di episodi poco edificanti che si sono registrati ad Arezzo negli ultimi mesi. Soltanto una manciata di giorni prima dell'attacco da parte dei nazi-hacker, in una delle pareti del sottopassaggio di via Vittorio Veneto è apparta la scritta "Hermann Goering sindaco di Arezzo". Per non dimenticare le scritte razziste apparse a Saione qualche tempo fa, o i volantini xenofobi di via Piave o gli attacchi al negozio di Oxfam. Bravate? Atti vandalici? Cosa sta succedendo ad Arezzo? "Anche io ho notato questo crescendo. Ovviamente non sono episodi che non hanno un eco nazionale - ha sottolineato Marco - ma sono tutti segnali che c'è una situazione mondiale che porta a sdoganare certi atteggiamenti che qualche anno fa non avresti mai potuto sentire o vedere in pubblico. Ci sono delle persone che evidentemente non si sentono in difetto mentre scelgono di comportarsi in questo modo e che, anche commentendo un reato, non si sentono in colpa. Come si combatte questo? Con tanta, tanta educazione civica".

In tanto proseguono le indagini da parte della Digos per risalire all'identità degli autori dell'incursione mentre, la procura della Repubblica presso il tribunale di Arezzo ha aperto un fascicolo sul caso Botti ipotizzando il reato di minacce aggravate da odio razziale.

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