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Incidenti sul lavoro, Cisl: "Una lista troppo lunga, non possiamo sorvolare sulla sicurezza"

Marino, segretario Filca Cisl: "Il settore dell’edilizia qui in provincia di Arezzo dall’inizio dell’anno è uno dei più colpiti e questo ci impone, più che mai, una ampia riflessione"

Un operaio di sessantanni è caduto da un ponteggio ieri mattina a Capolona

L’ennesimo incidente nonché l’ennesima volta che siamo costretti a dolerci di una disgrazia che avviene nel mentre si lavora, quel lavoro che ci dovrebbe dare dignità e sostentamento.

Queste le prime parole di Serafino Marino segretario Filca Cisl Arezzo alla notizia di quanto accaduto in un cantiere alle porte del capoluogo.

Diventa sempre più difficile commentare notizie del genere. Il settore dell’edilizia qui in provincia di Arezzo dall’inizio dell’anno è uno dei più colpiti e questo ci impone, più che mai, una ampia riflessione. In primis - prosegue Marino -, non possiamo sorvolare sulla sicurezza che, a parole, trova tutti concordi ma è poi, nei fatti, che diventa una sconosciuta quasi una pratica che dà uggia, che è superflua e che rallenta il procedere delle azioni. Ma come sappiamo così non è, ma è tanto difficile, visto quel che accade, far passare il concetto di essere noi, in quanto lavoratori, i primi a pretendere sicurezza per la nostra e l’altrui incolumità. Poi c’è l’altro
aspetto che riguarda il lavoro usurante e gravoso.

Chi appartiene ad un settore come quello dell’edilizia - sottolinea anche Gilberto Pittarello della segreteria Filca di Arezzo - andare prima in pensione è un diritto perché non tutti i lavori sono uguali.
La quota 100 può andar bene per le grandi fabbriche e chi ha continuità contributiva, non va bene invece per il settore edile perché, in questo caso, i nostri lavoratori andrebbero in pensione con più di 70 anni visto gli anni di contributi necessari per la quota 100. Consideriamo che un lavoratore edile, per la discontinuità contributiva che caratterizza il settore (mobilità del lavoro e vuoti di contribuzione in molti casi), raggiunge con difficoltà i 30 anni di contributi.
Per il settore edile è necessario portare a termine la seconda fase dell’accordo sulle pensioni (ultimo sottoscritto tra Governo e sindacati) ossia la conferma dell'Ape sociale e la definizione di lavori usuranti. E’ necessario ampliare la platea, ad oggi sono quelli previsti dal Dlgs 67/2011 e devono essere stati svolti per almeno sette degli ultimi dieci anni, oppure per la metà della vita lavorativa ci vogliono 30 anni di contributi. Grazie all'Ape sociale, per quanto riguarda l’edilizia settore, a livello nazionale su 60.000 lavoratori interessati da quel provvedimento, 6 mila circa sono stati edili, l'1% degli iscritti nelle casse edili (a livello nazionale).

E attraverso la certificazione dei periodi contributivi da parte delle nostre casse edili, tanti lavoratori edili si sono visti certificare, grazie appunto al sistema bilaterale, gli anni di contributi al fine di presentare domanda per l’accesso alla pensione Ape sociale questo perché, mediamente, un edile cambia 3/4 datori di lavoro l’anno e sarebbe stato impossibile recuperare la certificazione degli anni di contributi stante anche in molti casi aziende ormai cessate. E’ necessario - concludono dalla Filca Cisl - un cambio di marcia anche a livello centrale. Vogliamo che ci sia attenzione e che il legislatore metta in atto quanto stiamo chiedendo da tempo e che lo faccia tendendo conto che in ambito lavorativo non ci sono figli e figliastri.

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