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Incendio Valentino e Lem. Libera Valdarno: "Plauso a Prada, serve una comunità più coesa"

"Un pensiero va a tutti coloro che in questi giorni sono a casa perché le loro fabbriche sono chiuse, più insicuri e preoccupati per il loro futuro"

“Tutto ciò apre le strade a chi cerca di fare affari sulle nostre nuove povertà e soprattutto mettiamo a rischio la nostra identità come comunità valdarnese”. Le considerazioni sono quelle che l’associazione Libera Valdarno, da sempre in prima fila in attività di contrasto alla criminalità e insediamenti di stampo mafioso, rende pubbliche all’indomani del secondo terribile incendio che ha devastato l’azienda Lem di Levane.

“La già difficile fase che stiamo attraversando nella vita della nostra comunità, sospesa tra i timori del Covid, dai tanti posti di lavoro a rischio, dalle  attività commerciali e artigianali in ginocchio, si  è ulteriormente complicata nell’ultima settimana con i due incendi che hanno colpito la fabbrica di Valentino e la Lem a Levane. Rischiamo però in questo particolare momento tutti di ripetere parole scontate, mentre è il caso di iniziare a riflettere su di noi e il nostro futuro.

Noi di Libera riteniamo che da un lato occorra il silenzio per dare spazio alle indagini della magistratura e alle forze di polizia di fare il loro lavoro e dall’altro invece provare come istituzioni, mondo sociale, sindacale e associativo a riscoprire un nuovo modo del nostro stare insieme come comunità che si basa sui valori comuni condivisi che nel corso degli anni hanno permesso lo sviluppo economico e sociale della nostra terra. Non è da questi episodi che dobbiamo interrogarci su ciò che accade in Valdarno. Basterebbe leggere gli ultimi nostri tre dossier per interrogarci e riflettere tutti sui rischi che corriamo non certo da oggi e della possibilità che un’economia sana possa seriamente ammalarsi .

Resta il tema gravissimo di quasi 400 persone in più che rischiano il lavoro, insieme ai più di 100 ancora della Bekaert, ai tanti dipendenti dell’indotto, ai nostri centri storici dove i negozi chiudono, e i giovani non trovano opportunità

Non ci rendiamo conto che giorno dopo giorno ci stiamo impoverendo, mentre aumentano le diseguaglianze. Tutto ciò apre le strade a chi cerca di fare affari sulle nostre nuove povertà e soprattutto mettiamo a rischio la nostra identità come comunità valdarnese. Su questo dovremmo interrogarci oggi. Dovremmo avere il coraggio di aprire un dibattito che coinvolge tutti, di qualunque parte politica, dipendenti e imprenditori, giovani e anziani, cittadini italiani e stranieri, per difendere insieme il nostro territorio e il nostro futuro. Questo spetta oggi alla società civile e alla politica, mentre magistratura e forze dell’ordine fanno il loro lavoro per capire fino in fondo cosa è accaduto a Levane.

Infine un pensiero va a tutti coloro che in questi giorni sono a casa perché le loro fabbriche sono chiuse, più insicuri e preoccupati per il loro futuro. Ma anche al bellissimo gesto di Prada che ha offerto uno stabilimento alla Valentino, convinti come siamo che solo attraverso la solidarietà, la condivisione, la lotta alle diseguaglianze e l’accoglienza potremo dare un futuro ai nostri ragazzi e al nostro Valdarno”.

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