Il fosco destino della Provincia, i dirigenti: "E' il de profundis. Potere e sprechi? Diciamo tutto"

Hanno attraversato gli anni dell'ente, assistendo alla sua espansione e al suo inesorabile declino. Dipendenti della Provincia, hanno assunto nel corso degli anni il ruolo di direttore generale e segretario generale. Entrambi al vertice, ma con...

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Hanno attraversato gli anni dell'ente, assistendo alla sua espansione e al suo inesorabile declino. Dipendenti della Provincia, hanno assunto nel corso degli anni il ruolo di direttore generale e segretario generale. Entrambi al vertice, ma con ruoli distinti: Massimo Nibi è il dirigente che si occupa della gestione e del funzionamento della macchina provinciale, aldilà del colore politico dell'amministrazione; l'altro è Gabriele Chianucci, iscritto all'albo dei segretari comunali e provinciali, si occupa di aspetti puramente amministrativi (es. dà pareri di regolarità alle proposte di deliberazioni) ed è alle dipendenze del Ministero dell'Interno, anche se presta servizio in Provincia. Per ragioni diverse sono prossimi all'addio e parlano senza troppi filtri: tagli, burocrazia, costi, sprechi. Partendo da un assunto: “Le province scompariranno presto”.

Chianucci, iniziamo da qui.

“Le Province non ci saranno più. Al loro posto subentreranno degli enti intermedi tra Regioni e Comuni con competenze assai ridotte: strade, scuole, trasporti. Non so come si chiameranno, questo dipenderà dalla fantasia dei politici. Immagino però che non saranno rispettati gli attuali confini provinciali. Forse Arezzo finirà con Siena e Grosseto, magari senza il Valdarno, più vicino all'area metropolitana di Firenze. Muovo una critica grossa alla Regione Toscana: non aver pensato ai servizi. Si sono ripresi le funzioni delle province, ma non c'è una riorganizzazione, una prospettiva. Dal 1° gennaio sarà già rivoluzione”. Nibi, è immaginabile che ci siano dei lavori avviati dalla Provincia, chi li porterà avanti?

“Appunto, manca il modello organizzativo per la transizione. Ci sono delle procedure che durano anni, come la banale estirpazione di una vigna. L'attuale legge prevede che sia la Provincia a portare avanti quelle avviate. Ma con quali mezzi, quale personale qualificato? Dovremmo chiedere aiuto ai dipendenti già trasferitisi altrove?”.

Già i dipendenti. Nibi, perché lei è prossimo all'addio?

“Rientro nel gruppo 'anziano' accompagnato verso le pensione: siamo in 58 ad Arezzo”. chianucci-gabriele1E invece lei Chianucci?

“Verrà abolito l'albo dei segretari comunali e provinciali. La mia figura non esisterà più”.

Nell'arco degli anni, però, la Provincia ha avuto molto potere, capacità di decidere, risorse a disposizione da destinare al territorio. Che ruolo hanno giocato i dirigenti e come si è evoluto il rapporto con i politici? Diciamolo: il potere della dirigenza negli enti pubblici è cresciuto notevolmente. Talvolta entrando in conflitto con quello delle Giunte, apparendo anche più forte. Il politico passa, il dirigente resta.

Chianucci: “Più che potere, parlerei di forte responsabilità. Comunque sì, il ruolo della dirigenza è diventato sempre più importante nel tempo. Trent'anni anni fa gli assessori erano anche dirigenti: poi, dagli anni '90, il ruolo dirigenziale si è staccato da quello politico, un passaggio che si è compiuto con la riforma Bassanini. I conflitti tra dirigenza e amministrazione pubblica? Non nego che possano esserci, poi dipende dalla forza del potere politico la capacità di imporsi. Io la vedo così: il dirigente ha un compito di responsabilità ma dovrebbe sapersi far da parte al momento opportuno”. L'attuale ente provinciale è destinato a scomparire. Un tempo non molto lontano i dipendenti erano tanti.

Chianucci: “Fino a che le Province avevano mantenuto la sanità, ad Arezzo si contavano 1.300 dipendenti. Tolta la sanità, siamo passati a 450 circa. Con la riforma Bassanini, alla fine degli anni '90, le Province hanno acquisito nuove competenze: strade regionali, energia, difesa idraulica, ad esempio. E sono cresciuti i lavoratori, fino a 600 unità. Poi il progressivo smantellamento. Con la riforma Del Rio del 2014 siamo passati a 430”.

E questo personale che fine farà?

Chianucci: “99 sono destinati alla Regione, 11 ai Comuni per la forestazione, 65 alla agenzia regionale del mercato del lavoro – che però non mi risulta ancora essere operativa -, 14 agenti della polizia provinciale rientreranno nelle polizie municipali. E poi: 58 persone verso la pensione, 10 in mobilità”. Chi resterà, lavorerà nei nuovi enti intermedi?

Chianucci: “Non è detto. Lo stabilirà il Sose quanti lavoreranno in Provincia. Si tratta di un ente del ministero dell'economia (ha una quota minoritaria la Banca d'Italia, nda) che farà i suoi conti e deciderà”.

La Provincia di Arezzo rimane proprietaria di un cospicuo patrimonio. Qual è il suo destino?

Chianucci: “L'edificio della Prefettura è della Provincia. Ci sono le scuole, immobili di pregio. Siamo intorno ai 350 milioni. Siamo arrivati alla spoliazione, alla fase della spartizione tra gli altri enti”. Senza ente, qualcosa verrà risparmiato.

“Non a favore dei cittadini. In misura crescente i contributi provinciali per rifiuti, Ipt e Rc Auto finiranno allo Stato. Si risparmia sulla politica, sul consiglio comunale. Ma un anno di stipendi lo pagherebbe un mese di quelli dei deputati”.

E la burocrazia da alleggerire?

Chianucci: “Per esempio, nelle Regioni si concentra lo sperpero”.

Nibi: “C'è una burocrazia che si autoalimenta, invece che dare risposte e servizi”.

Senza l'attuale Provincia, che conseguenze ci saranno per i cittadini?

Nibi: “Esistono le procedure, esiste la sensibilità di chi decide e conosce un territorio. Poniamo il caso di una criticità su una strada di montagna: chi decide sa che, magari, occorre intervenire con urgenza. Il piccolo burocrate di una città lontana chiuderebbe la strada, applicando la procedura”. Dove si sarebbero potuti fare dei tagli allora?

Chianucci: “Fusione dei Comuni, riduzione degli Ato, revisione delle Camere di Commercio, abolizione dei Consorzi di Bonifica”.

Però così sa di scaricabarile. Ci sono gli sprechi, bisogna tagliare, ma non la Provincia. Chianucci: "Io sono per razionalizzare, eventualmente anche togliere il livello intermedio tra Regione e Comuni. Ma non così, non come è stato fatto".

Fusione dei Comuni. Immaginiamo per la provincia di Arezzo 5 aree: la città e le 4 vallate. Potrebbero essere maxi-Comuni in grado (con la giusta forza) di interfacciarsi con la Regione. Via tutti gli altri enti. Potrebbe funzionare?

Chianucci: "Cinque maxi Comuni? Perché no. Sarebbe una soluzione intelligente.L'importante è che non si facciano Unioni dei Comuni, che sono unioni di divisioni. Trenta-trentacinque Comuni in tutta la Toscana, unico livello sotto la Regione. Dico di più: sono favorevole e secondo me ci arriveremo, perché saremo costretti dal tempo. Ma lei pensa che non me ne rendo conto? Ormai posso parlare molto liberamente. I piccoli Comuni non si gestiscono più. Non hanno più senso dal punto di vista amministrativo. Il mondo cambia e io non difendo la Provincia per partito preso. Aboliamola, ma non con decisioni sciagurate che non tengono conto delle conseguenze". E' già la fine della Provincia?

Nibi: “In questo momento l'archivio storico dell'ente viene riversato in quello di Stato. Siamo al de profundis”.

Foto: In alto a sinistra il palazzo della Provincia, a destra Gabriele Chianucci

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@MattiaCialini

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