Sabato, 24 Luglio 2021
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Idee contro il razzismo: la Cgil si rivolge agli studenti del Liceo Artistico

"Idee, parole e immagini contro il razzismo per la costruzione di una comunità solidale". La Cgil si rivolge agli studenti del Liceo Artistico di Arezzo: un bando per creare "segni" di comunicazione che la confederazione possa utilizzare...

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"Idee, parole e immagini contro il razzismo per la costruzione di una comunità solidale".

La Cgil si rivolge agli studenti del Liceo Artistico di Arezzo: un bando per creare "segni" di comunicazione che la confederazione possa utilizzare nella sua azione sul territorio.

"Qualcuno si è stupito che abbiamo dedicato la mattina di apertura del congresso provinciale all'immigrazione - ha detto il Segretario provinciale Alessandro Mugnai. La risposta è semplice ed è contenuta nell'articolo 1 del nostro statuto: la Cgil è un'associazione plurietnica. E quando in un paese si nega il pasto ai bambini stranieri nelle scuole o si arresta un sindaco come quello di Riace, è necessario che la Cgil faccia sentire la sua voce, contribuendo a creare e diffondere una cultura dell'accoglienza, iniziando proprio dai delegati al congresso".

La proposta di collaborazione con gli studenti e gli insegnanti del Liceo Artistico è stata accettata, come ha annunciato stamani il dirigente scolastico Luciano Tagliaferri: "la nostra è una scuola molte attenta ai temi sociali ed ha già lavorato su questi temi, ad esempio per la Regione Toscana. I nostri studenti provengono da ogni parte del mondo e non ci sono mai stati episodi di razzismo. E' importante che nuovi messaggi vengano pensati da giovani che hanno più freschezza e genuinità ed hanno una maggiore capacità di cogliere l'essenzialità di un messaggio".

Il Liceo artistico lavorerà quindi sul tema dell'antirazzismo nei prossimi mesi e i "prodotti" verranno quindi messi a disposizione della Cgil per campagne di comunicazione.

"Vogliamo che sia chiara la nostra identità etica e culturale - ha aggiunto il responsabile organizzativo Luca Gabrielli. E vogliamo comprendere fino in fondo chi sono i richiedenti asilo ed i migranti, quali sono i loro problemi e le loro aspettative". Stamani sono state quindi ascoltate le testimonianze di due richiedenti asilo. Due giovani della Costa d'Avorio: Santiago ha raccontato la sua attraverso un video realizzato da Pierferancesco Bigazzi per 100fiori mentre Jean Noel l'ha narrata al microfono, con l'aiuto, per la traduzione, di Domenica, operatrice di Betadue.

Quindi altre testimonianze, quelle delle associazioni che ogni giorno sono impegnate sul fronte dell'immigrazione. Gabriele Mecheri (100fiori) ha spiegato la scelta dell'accoglienza diffusa e cioè dell'ospitalità in piccoli appartamenti distribuiti in 17 comuni ed ha affermato che il colloquio con le comunità locali apre la strada al dialogo e accoglienza. Luca Piervenanzi (Caritas Diocesana) ha ripercorso il cammino di un richiedente asilo una volta giunto in pullman dalla Sicilia: registrazione, visite mediche inserimento. Ha sottolineato che il percorso burocratico è lungo, fino a 18 mesi ma che alla fine, nel 90% dei casi, la domanda di protezione internazionale viene accolta. Elisa Viti (Arci) si è soffermata sullo Sprar, cioè sul sistema di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati. Un sistema che dipende dal Ministero dell'Interno, che viene gestito dai Comuni ma che non registra il necessario coraggio da parte delle istituzioni e della politica.

Dalla realtà alla narrazione della realtà con la testimonianza di Sabika Shah Povia, giornalista della Carta di Roma, che ha ricordato l'impegno dell'Ordine professionale ma anche le difficoltà a vedere rispettate, nei media, le indicazioni deontologiche. Dalle fake news alle piccole furbizie che evitano di incorrere nelle sanzioni previste dal Testo Unico della categoria.

Infine Marisa Grilli della Segreteria provinciale Cgil e Jean Renè Bilongo, della Segreteria nazionale Flai Cgil, hanno ricordato il costante impegno del sindacato nella tutela dei diritti degli immigrati. "Siamo un sindacati di strada, capace di uscire dalle sedi ufficiali e di andare dove vivono, o talvolta sopravvivono, i migranti".

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