"I caschetti della Polfer di Arezzo e Terontola risalgono alle notte magiche di Italia '90"

Allarme caschetti degli agenti della Polfer lanciato dalla segreteria provinciale del Coisp di Arezzo. "Pervengono dai colleghi degli uffici della Polfer della provincia pressanti e ripetute segnalazioni riguardo alla stato di degrado nel quale...

STAZIONE

Allarme caschetti degli agenti della Polfer lanciato dalla segreteria provinciale del Coisp di Arezzo. "Pervengono dai colleghi degli uffici della Polfer della provincia pressanti e ripetute segnalazioni riguardo alla stato di degrado nel quale versano i caschi Ubot da essi utilizzati nel corso dei servizi di ordine pubblico", si legge in una nota. Gli Ubot avrebbero quasi trent'anni, ma dopo 5 sarebbero da cambiare.

Nel premettere che la vita media utile dei suddetti presidi di sicurezza non dovrebbe superare i 5 anni, atteso che dopo tale periodo di tempo l’imbottitura interna in polistirolo perde molta della sua capacità di assorbire energia ed anche gli altri componenti (cinturino ed altri meccanismi vari) tendono ad usurarsi, e che i polimeri che ne costituiscono la struttura esterna, compresa la visiera, tendono a cristallizzarsi riducendo drasticamente la loro capacita di resistere ai colpi che dovessero ricevere, non si può qui non ricordare - spiegano dal Coisp - che i caschi in carico alla Polfer aretina risalgono alle notti magiche del mondiale di calcio Italia '90, quindi a quasi 30 anni fa ed, oltretutto, si presentano in uno stato

d'uso tale da renderli inidonei all’utilizzo non solo sotto il profilo della sicurezza ma anche – e non meno - sotto quello igienico-sanitario. Tali caschi, peraltro neppure sufficienti nel numero delle taglie necessarie per gli operatori – e già questo è estremamente grave perché, come noto, la prima caratteristica per la sicurezza di un casco e che esso calzi adeguatamente la testa di chi lo indossa - presentano nella parte interna lo sfaldamento del rivestimento di protezione mettendo direttamente il cuoio capelluto a contatto della calotta in polistirolo (logora e sporca) e consentendo ai materiali dell’imbottitura che si sgretolano in continuazione, di cadere sulla testa e sul viso degli operatori che si trovino ad indossarli. Le visiere sono ormai opache e mostrano inesorabilmente i segni del tempo, attraverso le tracce evidenti di sfregamento derivanti dal continuo uso operativo, ma anche le micro-crepe che ne potrebbero determinare una facile rottura in caso di utilizzo operativo. E’ indecente e fuori di ogni etica morale continuare ad obbligare i poliziotti ad andare in servizio con materiali talmente usurati da non poter nemmeno sperare, sotto un profilo almeno di salvaguardia dell’apparenza, che il loro stato sfugga ai giudizi inevitabili dei cittadini; è inaccettabile che un paese che si dice civile e che fa della prevenzione degli infortuni sul lavoro uno dei propri obiettivi primari, si mandino i lavoratori di Polizia alla ventura, pur sapendo che ormai, purtroppo, lo scontro fisico con i manifestanti non è più solo puramente eventuale.

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Quindi il Coisp lancia un appello al dirigente della Polfer della Toscana:

Le chiediamo un tempestivo intervento, finalizzato alla verifica ed alla eventuale sostituzione dei dispositivi attualmente in uso per il completo ripristino delle condizioni di sicurezza del lavoro; in caso contrario che i colleghi dei Posti Polfer di Arezzo e Terontola non vengano più comandati in servizi di ordine pubblico, ritenendola direttamente responsabile, ai sensi delle vigenti normative, delle lesioni che

essi dovessero riportare in servizio a causa dell’inidoneità dei dispositivi di protezione.

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