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"L'ultimo saluto a mio marito nell'Hospice: salvate questa struttura"

Mentre si accende il dibattito sulla ricerda di una nuova sede, ecco la testimonianza di una aretina che racconta come la struttura abbia aiutato paziente e famiglia nel momento più difficile

Mentre in città si accende il dibattito sull'hospice, struttura che accoglie i malati oncologici terminali, sono tanti gli aretini che hanno deciso di raccontare la loro esperienza. Parole toccanti, con le quali vengono ripercorsi gli ultimi momenti insieme al proprio caro, e nelle quale vengono sempre ricordati i sanitari che lavorano all'interno della struttura. Lettere inviate alla redazione dalle quali emerge la preoccupazione per la situazione di precarietà della sede che oggi - a causa dell'emergenza Coronavirus - si trova ospitata all'interno del San Giuseppe Hospital, ma che presto potrebbe essere trasferita all'interno di un edificio di via Tarlati.

Hospice, la soluzione di via Tarlati e i dubbi dell'ex responsabile: "Sede non adatta"

"Sono la moglie un paziente oncologico purtroppo deceduto il 31 marzo scorso presso l’hospice di Arezzo - si legge nella lettera di una signora aretina -. In quel periodo la struttura fu trasferita in zona Pescaiola nei locali della Koiné, causa Covid. 
Vi scrivo perché sono venuta a sapere che in questo momento l’hospice in pratica non esiste più, è ridotto a due stanze presso la clinica San Giuseppe. 
Vorrei rendervi partecipi della mia esperienza per sottolineare l’importanza dell’hospice, sia per i malati terminali, sia per i loro familiari. 
Negli ultimi giorni di vita c’è bisogno di silenzio, di pace, di cure che solo quel personale specializzato è in grado di dare al malato e ai familiari. 
Si tratta di cure palliative, per ridurre al minimo il dolore (quando possibile ) e di vero e proprio supporto psicologico. 
Chiunque abbia vissuto una esperienza come la mia può ben capire cosa intendo; spazi adeguati, presenza, parole di conforto oltre ai farmaci giusti da somministrare ai malati per accompagnarli alla morte nel più dolce dei modi. 
Ecco, credo che la pandemia non possa portare via alla nostra comunità un servizio così importane e sono sicura che farete di tutto per ripristinare una struttura adeguata, in attesa che l’hospice di arezzo sia di nuovo libero di accogliere i malati e permettere loro di lasciare cin dignità questa vita".

Un trasloco dietro l'altro

Negli ultimi mesi l'hospice sembra non trovare pace. Alla fine dello scorso marzo, quando fu deciso il trasferimento di oncologia all'interno della palazzina ex Calcit i malati terminali furono trasferiti in alcuni locali messi gratuitamente a disposizione dalla cooperativa Koiné in Pescaiola. Poi è arrivata l'emergenza Covid che ha imposto un nuovo spostamento: l'Hospice è stato trasferito temporanemente presso il San Giuseppe Hospital (dove si trova adesso) mentre nei locali di Koiné sono stati accolti pazienti Covid particolarmente fragili, provenienti dalle Rsa dell'Aretino. Il futuro potrebbe riservare una nuova sede in via Tarlati: la Asl sta attendendo in questi giorni una risposta dalla Fraternita dei Laici. Ma pare che la struttura già questa estate sia stata sottoposta ad un sopralluogo e l'ex responsabile dell'hospice, il dottor Pierdomenico Maurizi, ha spigato che mancavano molti dei requisiti richiesti da Regione e Ministero. 

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