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Obbligo green pass. Autisti tra attese e controlli a campione: il 10% dei dipendenti Tiemme senza certificato

Al momento la categoria è in attesa di direttive per comprendere le modalità con cui verranno effettuati i controlli sul personale dipendente in vista dell'entrata in vigore dell'obbligatorietà del green pass sul luogo di lavoro

Chi guida mezzi pubblici deve avere il green pass. Su questo non ci sono sono dubbi interpretativi. Il decreto legge n° 127 del 21 settembre 2021, indica come dal 15 ottobre scatterà l’obbligo per tutti i lavoratori di esibire, su richiesta, la certificazione verde Covid 19 per accedere al luogo di impiego. Nessuna categoria esclusa. E proprio in considerazione di questo aspetto molte aziende dell’Aretino si stanno organizzando per installare macchinari appositi e predisporre i controlli sul proprio personale. Ma ci sono alcune categorie di lavoratori, e di imprese, per i quali le direttive non sono poi così inequivocabili. Tra questi ci sono gli autisti degli autobus. Per loro quale tipo di organizzazione è prevista? Chi controlla chi e dove? Le risposte non sono semplici né tanto meno scontate. Anzi, la situazione è ancora oggi contorta. Unico assoluto è che tutte le sigle sindacali e le aziende di trasporto pubblico locale (tpl) stanno attendendo delle linee guida - in arrivo, si spera, a stretto giro - utili a fare chiarezza. “Certo è - spiega la segretaria generale Cisl Arezzo Silvia Russo - che le incertezze non mancano. Il problema che viene sollevato è prima di tutto la tracciabilità dei controlli e le modalità di raccolta”.

Cosa significa? Facciamo un passo indietro. Come rimarcato anche nelle faq del governo, chi guida mezzi pubblici deve avere il green pass per salire in auto, bus, tram e metro per lavorare. A controllare la validità sono i datori di lavoro: le aziende pubbliche, private e le cooperative per le quali lavorano. Dunque, l’obbligo per le imprese c’è ma non è chiaro come debba essere assolto. Nel caso di Arezzo, il tpl su gomma è gestito da Tiemme, azienda alla quale presto subentrerà Autolinee Toscane. Secondo le stime effettuate internamente, nell’Aretino e nel Senese, il 10 per cento dei dipendenti, 100 circa tra autisti e amministrativi, sarebbero sprovvisti di certificazione verde. Per essi dovrebbero scattare i controlli così da comprendere se siano in possesso di altre certificazioni, se intendano optare per il tampone naso faringeo oppure nessuna delle due. E, in quest’ultimo caso, prendere provvedimenti. Ma nel caso specifico degli autisti che, a differenza degli amministrativi, non hanno una sede fissa di lavoro, come è possibile procedere ai riscontri e tracciare coloro che non intendono né vaccinarsi né effettuare screening? Qui la normativa come detto è nebulosa. Sì perché, stando alle direttive, l’azienda dovrebbe occuparsene inviando dei “controllori” che, smartphone e app alla mano, dovrebbero effettuare controlli a campione sul personale in servizio. E nel caso di riscontro negativo? Scatterebbe la sospensione del servizio? A chi deve essere comunicata l’assenza della certificazione verde? Qui la trama si infittisce fin tanto da arrivare a scenari, oltre che complessi, poco applicabili e al limite dell'immaginabile. Perché non procedere con controlli all’entrata in turno? La risposta è semplice: gli autisti non hanno un luogo fisico unico di ingresso ma, molti, prendono servizio direttamente presso i depositi dei bus. Dunque procedere ai riscontri potrebbe risultare difficoltoso se non addirittura impossibile. “L’unica opzione al momento - conclude la segretaria Russo - è che, come previsto dal decreto legge 139 dell’8 ottobre 2021, i datori di lavoro chiedano preventivamente ai dipendenti la certificazione verde e la loro scadenza. Ma si tratta solo di ipotesi. Al momento la categoria resta in attesa di indicazioni più chiare e noi con loro”.

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