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Città tappezzata con la poesia di Peter, bimbo ebreo morto nel lager: così il ricordo dell’Olocausto

In occasione della Giornata delle Memoria, nell’intero territorio dio San Giovanni Valdarno, sono stati affissi manifesti con i toccanti e intensi versi di un giovane ebreo, morto nel ghetto di Terezin

Erano le 3 di pomeriggio del 27 gennaio 1945 quando i cancelli di Auschwitz vennero abbattuti dalla 60esima armata dell’esercito sovietico. Al mondo fu svelato l’orrore di ciò che accadeva all’interno dei campi di concentramento.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunitasi il primo novembre 2005, ha proclamato ufficialmente, il 27 gennaio Giornata Internazionale della Commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto.

In questo l’Italia ha anticipato di 5 anni la risoluzione dell’Onu. La celebrazione fu introdotta dal Parlamento nel 2000 con una legge che, agli articoli 1 e 2 riconosce “il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

L’intolleranza, l’odio e l’aggressività verso persone e comunità motivate da differenze religiose, etniche, culturali e di genere sono condannate senza riserva.

“Perché la memoria abbia un senso – ha dichiarato Valentina Vadi, sindaco di San Giovanni Valdarno – è importante non solo denunciare ma capire cosa accadde in Europa da un punto di vista storico, culturale e sociale. Col passare degli anni e con l’esaurirsi di testimonianze dirette, diventa sempre più rilevante conoscere, riflettere e lavorare perché l’inclusione, l’accoglienza siano considerati cardini della nostra società. In questo 2021 si sentono ancora parole di odio che non devono essere tollerate. Ancor più grave quando provengono da istituzioni o personaggi pubblici, veicolate attraverso gli strumenti di comunicazione di massa. Abbiamo la responsabilità di tenere vivo il passato e vigilare con attenzione e consapevolezza. Senza sottovalutare. Senza voltare lo sguardo altrove quando vediamo qualsiasi episodio di intolleranza o udiamo pronunciare parole che incitano la violenza. Decidiamo noi come dipingere il nostro futuro. Quest’anno la situazione contingente di emergenza sanitaria legata alla pandemia non ci consente di organizzare iniziative di memoria e di testimonianza destinate agli studenti delle scuole e alla nostra comunità, come da tanti anni il Comune di San Giovanni promuove, tuttavia abbiamo diffuso nel territorio comunale dei manifesti in cui si commemora il 27 Gennaio e, con una breve ed intensa poesia, si ricorda il dolore silenzioso di tanti bambini testimoni e vittime della Shoah”.

Nei manifesti due fiori rossi, avvolti nel filo spinato e la poesia triste e commovente di Peter, un bambino ebreo del ghetto di Terezin: “Su un acceso rosso tramonto, sotto gli ippocastani fioriti, sul piazzale giallo di sabbia, ieri i giorni sono tutti uguali, belli come gli alberi fioriti. E' il mondo che sorride e io vorrei volare. Ma dove? Un filo spinato impedisce che qui dentro sboccino fiori. Non posso volare, non voglio morire”.

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