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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Gioco d'azzardo. Neri: "Da anni in prima linea per arginare i danni della dipendenza, ora serve una legge"

"Auspichiamo che non solo esponenti del governo ed operatori del settore, ma anche Regioni, enti locali, associazioni, sindacati e chi da anni è in prima linea sul fronte del contrasto alla patologia da gioco d’azzardo contribuiscano alla stesura della Legge di riordino e che si possa partire proprio da quell’accordo raggiunto nella conferenza unificata Stato Regioni Enti Locali a cui poi non è stato dato un seguito attuativo ma che rimane un’ottima base di lavoro"

È la sindaca di Laterina Pergine Valdarno, Simona Neri, ad aver preso parte quest’oggi al convegno organizzato a Roma da I-com “Oltre le incertezze. Verso il riordino del gioco legale". In qualità di membro dell’osservatorio gioco per Anci, è intervenuta per fare il punto della situazione, confrontandosi anche col direttore generale dell'agenzia delle dogane e monopoli oltre a molti deputati intervenuti al dibattito. Tema centrale dell'incontro la necessità di una legge sul gioco d'azzardo.

“Una legge di riordino del comparto del gioco è necessaria, urgente e di competenza statale - ha esordito Neri - Un riordino che però abbia ben chiaro che la gestione dei danni collaterali che questa forma di dipendenza provoca ce l’hanno le Regioni, in qualità di ente cui è affidata la materia sanitaria ma anche e soprattutto i Comuni che, al di la delle competenze in materia sociale, si trovano con i loro sindaci  in prima linea a dover cercare di mitigare i disastri familiari, lavorativi, sociali che travolgono il quotidiano di tante famiglie fiaccate dal fenomeno. Perché poi sono i sindaci coloro che vengono chiamati in causa per evitare il distacco delle utenze nelle abitazioni, per mettere in sicurezza e dare un minimo di normalità ai figli di queste persone, per dare rifugio a coniugi spaventati dalla violenza domestica che a volte non è che l’ennesimo effetto collaterale di questa dipendenza.

La sensazione, invece, anche a seguito dell’annualità 2020 che come sappiamo, a causa del lockdown generalizzato ha provocato una riduzione di circa il 30% del gettito erariale nazionale, è che si voglia rilanciare, con modalità la cui legittimità verrà approfondita, il consumo di gioco lecito in Italia e lo si voglia fare su più fronti, dichiarando allo stesso tempo di voler rafforzare l’impegno sulla prevenzione del disturbo da gioco d’azzardo. Anche perché lo Stato non può esimersi dal porre al primo posto la tutela della salute pubblica. Affrontare il problema del disturbo da gioco d’azzardo, garantendo comunque allo Stato un flusso di entrate analogo a quello tradizionale, secondo l’esperienza maturata in questi anni mi spinge ad affermare che siano due obiettivi inconciliabili.

Non condivido ad esempio le parole della sottosegretaria Vezzali che chiede la sospensione dell’applicazione del Decreto Dignità per quanto concerne la sponsorizzazione da parte del betting delle società sportive. Un’altra iniziativa che pare andare nella direzione della pubblicità indiretta è proprio la nuova App Gioco Sicuro presentata giorni fa e che è già stata definita da taluni una sorta di “braccialetto elettronico dell’azzardo” proprio perché segue la persona – minuto per minuto, localizzandola con il gps cellulare – e traccia la posizione mostrando all’utente in tempo reale il pacchetto dell’offerta gioco intorno a lui quotando anche i locali di gioco stessi. Io credo che questo sia uno strumento pericolosissimo se messo nelle mani di una persona fragile, senza dimenticare che stiamo uscendo da una pandemia che ha distrutto, economicamente e psicologicamente tante persone che sono rimaste impoverite dal lockdown. Persone che in queste difficoltà sono ancora più indotte a trovare una soluzione irrazionale ai loro problemi, il gioco. E’ chiaramente un sistema per aggirare il divieto di pubblicità: non si pubblicizza il gioco in quanto tale ma si informa il giocatore, che se ha scaricato la App si può definire certamente tale, su quali siano i luoghi intorno a lui dove si può giocare. Questa App è uno strumento estremamente sofisticato anche per tracciare le abitudini ed i comportamenti dei giocatori in modo da tarare in modo sempre più raffinato ed efficiente l’offerta.

Credo che la strada giusta non sia questa, non sia quella di ripianare il gettito erariale a tutti i costi ed anche di incrementarlo e mi stupisco che si sia arrivati addirittura a pensare ad una compartecipazione dei Comuni e delle regioni alle entrate fiscali derivanti dal gioco. Quasi tutti i Comuni toscani hanno approvato il nostro regolamento per il contrasto alla patologia da gioco d’azzardo, 3 milioni e mezzo vengono consegnati ogni anno nelle mani del terzo settore e delle associazioni che toccano da vicino i problemi sociali e delle famiglie dei giocatori in modo che possano fare prevenzione nelle scuole e negli ambienti frequentati dalle persone più a rischio ed in un periodo storico in cui gli enti locali hanno seri problemi di bilancio l’idea di poter usufruire dei soldi che arrivano dal gioco rischia di produrre un’inversione di questa tendenza incentivando ad aprire nuovi punti gioco ed a direzionare la propria cittadinanza verso questo tipo di intrattenimento senza più nessun controllo sociale.

Concludendo, auspichiamo che non solo esponenti del governo ed operatori del settore, ma anche Regioni, enti locali, associazioni, sindacati e chi da anni è in prima linea sul fronte del contrasto alla patologia da gioco d’azzardo contribuiscano alla stesura della Legge di riordino e che si possa partire proprio da quell’accordo raggiunto nella conferenza unificata Stato Regioni Enti Locali a cui poi non è stato dato un seguito attuativo ma che rimane un’ottima base di lavoro".

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