Funzione Pubblica: "Gli enti pubblici rispettino lo smart working dove previsto. Riapertura dei nidi: serve programmazione"

La Funzione Pubblica vorrebbe fare da apripista per il consolidamento del lavoro agile

Gli enti pubblici dovrebbero essere da esempio nell’applicazione dello smart working, dove possibile, nell’organizzazione in vista delle riaperture, nella programmazione del corretto utilizzo del personale, in presenza o meno, secondo le indicazioni del Ministero per questa fase di convivenza con il virus.

"Così non sempre è", spiega la Funzione Pubblica della Cgil di Arezzo. Ci sono casi di enti pubblici che non hanno promosso, in anticipo sulle riaperture degli sportelli, i test sierologici e poi si sono trovati a ridosso con dipendenti risultati positivi, bloccati in quarantena e in attesa del risultato del tampone. Ci sono enti che richiamano tutti gli addetti al lavoro, mentre possono essere produttivi comunque a distanza. Succede ad Arezzo e nel resto della provincia.

E, come nel caso dell’Agenzia delle Entrate, non è certo la volontà del sindacato limitare gli accessi al pubblico, ma sono disposizioni governative a tutela dei lavoratori, ma soprattutto degli utenti. I servizi sono stati sempre garantiti nel rispetto delle regole che via via si stanno aggiornando e che stanno andando verso una riapertura ancora più ampia.

"E’ di queste ore l’indicazione governativa che comunque il lavoro cosiddetto agile rimarrà nella quota del 30% anche dopo la fine dell’emergenza e gli enti pubblici, dove possibile dovrebbero promuoverlo per venire incontro anche alla conciliazione dei tempi delle famiglie. Promuove ancora un importante distanziamento fisico, permette di avere la produttività di personale che altrimenti dovrebbe fare lunghe assenze dal posto di lavoro, permette la cura dei figli o di altri familiari non autosufficienti".

La Funzione Pubblica vorrebbe fare da apripista per il consolidamento del lavoro agile, anche se si rende conto che moltissimi dei servizi che vengono seguiti hanno bisogno inderogabile di presenza. "Pensiamo agli operatori sanitari, alle cooperative sociali, agli educatori dei servizi dell’infanzia".

Un discorso specifico è necessario proprio per l’annuncio dell’imminente apertura dei nidi per la fascia dei zero - 3 anni con funzioni ludico ricreative da parte dell'amministrazione di Arezzo. Intanto è evidente che da un punto di vista professionale e contrattuale gli educatori non sono animatori, sono figure diverse, un approccio è legato alla crescita della persona, l'altro non ha questa responsabilità se non quella dello svago. Per la Fp Cgil non sarebbe quindi corretto creare ambiguità tra i due servizi.

"Non servono i proclami, ma il confronto con tempistiche adeguate, per avere un’organizzazione ben pianificata degli spazi, dell’inserimento dei lavoratori. Si sta parlando di usare i giardini con incognita del maltempo, del caldo estivo, senza organizzare nuove zone d’ombra. Capiamo perfettamente la necessità delle famiglie, soprattutto con la ripresa del lavoro, ma tutto deve essere ben organizzato, per la sicurezza dei bambini, attraverso la sicurezza degli educatori e degli altri operatori dei servizi all’infanzia".

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In questi giorni tutto il personale dei nidi si sta sottoponendo al test sierologico, che il sindacato aveva richiesto, e per coloro che sono risultati positivi sono in corso i tamponi.

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