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Francesco e Francesco, sposi in Portogallo ma non riconosciuti ad Arezzo. La storia

Francesco e Francesco si sono sposati in Portogallo. Il loro sì lo hanno detto durante una cerimonia il 31 dicembre del 2014. Francesco e Francesco sono aretini e hanno richiesto la trascrizione dell'atto anche al Comune. Ma dopo una lunga serie...

Francesco e Francesco si sono sposati in Portogallo. Il loro sì lo hanno detto durante una cerimonia il 31 dicembre del 2014. Francesco e Francesco sono aretini e hanno richiesto la trascrizione dell'atto anche al Comune. Ma dopo una lunga serie di vicissitudini, per lo Stato italiano la loro unione civile non è ancora riconosciuta. La vicenda, per alcuni aspetti paradossale, è balzata agli onori delle cronache dopo essere stata raccontata dalla testata Gaypost.it. E oggi sulla vicenda interviene l'Arcigay du Arezzi chiedendo rassicurazioni al Comune capoluogo e a tutti i Comuni dellìAretino "in merito alla effettiva applicazione della legge n. 76 che permette alle persone dello stesso sesso di costituire un' Unione Civile, in quanto nelle scorse settimane sono pervenute all'associazione segnalazioni di alcune coppie che hanno ricevuto risposte impreparate e vaghe da parte degli uffici competenti e che ad oggi non si sono ancora viste accogliere la richiesta di unione civile".

Ma cosa è successo alla coppia aretina? I due sposi hanno chiesto la trascrizione del matrimonio celebrato all'estero subito dopo l'entrata in vigore della legge e successivi decreti. "Ha fornito tutta la documentazione necessaria all'ufficio competente - sostiene Arcigay - ma ad oggi non hanno ancora ricevuto risposte in merito. Tale trascrizione dovrebbe avere effetto immediato e riconoscere quindi a Francesco e Francesco gli stessi diritti e doveri spettanti ai coniugi, si chiedono quindi chiarimenti in merito a questa che sembrerebbe configurarsi come un'omissione di atti d'ufficio".

Il paradosso dei moduli

A rendere l'intera vicenda paradossale, sarebbe la "questione dei moduli", che ogni Comune italiano dovrebbe predisporre in base alle nuove leggi, ma che pare non siano ancora presenti nell'Aretino. Stessa cosa per i registri.

"Ci auguriamo - dichiara la presidentessa di Arcigay Veronica Vasarri - che i rimandi registrati nei giorni scorsi all'ufficio di stato civile del comune di Arezzo siano causati soltanto da impedimenti tecnici, come la mancanza dei registri vidimati. Precisiamo comunque che si tratta di ritardi non giustificati in quanto non è necessaria la stipula di regolamenti comunali ad hoc ma per legge si applica automaticamente alle unioni civili quanto previsto per il matrimonio civile. Siamo a conoscenza di altri comuni della provincia in cui sono già state fissate le date delle celebrazioni per i prossimi mesi (esempio Cortona e Civitella in val di Chiana) mentre in città come Bologna e Milano sono già state celebrate le prime".

"Si precisa inoltre, - conclude Arcigay - come previsto dalla legge, che le celebrazioni delle Unioni Civili devono avvenire nelle stesse modalità e alle stesse condizioni in cui vengono celebrati i riti del matrimonio civile e pertanto, se richiesto dalle parti, deve essere garantita anche la possibilità di utilizzare le stesse sale pubbliche e comunali predisposte per i matrimoni.

Come ricordato anche dal Consiglio di Stato è esclusa categoricamente la possibilità di una cosiddetta "obiezione di coscienza" da parte del Sindaco a procedere con la costituzione dell'unione civile, la celebrazione deve avvenire alla presenza di due testimoni, di fronte al Sindaco o all'ufficiale di stato civile (o suo delegato) che deve indossare la fascia tricolore a tracolla". Le reazioni Tra le prime reazioni alla vicenda si registra quella del consigliere Angelo Rossi, che su Facebook è intervenuto con un post esplicito: "Signori miei la legge va rispettata, domattina vado a chiedere lumi agli uffici competenti". Foto d'Archivio: Un momento della manifestazione per i diritti civili di questo inverno ad Arezzo
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