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Il capitano Magro: il tenace oppositore anti fascista aretino ucciso nella strage delle Fosse Ardeatine

Oggi, 24 marzo, ricorre il 77esimo anniversario dell'eccidio commesso a Roma dagli uomini delle Sicherheitsdienst guidate da Herbert Kappler. Tra le 335 vittime anche il capitan Magro, aretino di 47 anni

"Mario Magri fu un tenace oppositore del fascismo, perseguitato, arrestato e confinato". Enzo Gradassi, appassionato della storia locale e dei personaggi grandi e piccoli che la animano, descriveva così nel suo libro "Il Capitano Magro. L’avventura di un giovane aretino da Fiume alle Fosse Ardeatine”, quell'aretino nato nel 1897. Ma Mario Magri è stato anche uno dei 335 massacrati nell'eccidio delle Fosse Ardeatine avvenuto il 24 marzo 1944 a Roma. Recentemente, il 16 novembre 2019, Arezzo ha intitolato alla sua figura la passeggiata che costeggia via dei Carabinieri accogliendo l'atto di indirizzo promosso in consiglio comunale dagli allora membri dell'assise Angelo Rossi e Donato Caporali, ai quali successivamente aggiunsero Francesco Romizi e Claudia Maurizi. La targa che commemora questo personaggio recita "passeggiata Mario Magri - storico militare aretino". Un'accezione che, come sostenne lo stesso Gradassi, non rende affatto l'idea di quella che è stata la vita e l'impegno del concittadino. 

Nel giorno del 77esimo anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, corre l'obbligo di ricordare Mario Magri e quella vita spezzata ad appena 47 anni dalla furia delle truppe naziste. Per farlo abbiamo scelto le parole di Enzo Gradassi che ne ha ricostruito la biografia e le gesta con cura e precisione maniacali.

"Mario Magri fu un tenace oppositore del fascismo, perseguitato, arrestato e confinato. Il Capo della polizia Arturo Bocchini lo riteneva già nel 1926 uno dei pochi italiani in grado di nuocere perfino alla vita di Mussolini e per questo gli fece dare la caccia fino all’arresto. Era stato militare, sì, nella grande guerra e poi fra i collaboratori prediletti di D’Annunzio a Fiume (fu proprio il “poeta soldato” che gli affibbiò il nomignolo di “Capitano Magro”). La sua “carriera militare”, però, finì con l’impresa di Fiume. In seguito rimandò al mittente la tessera onoraria del partito fascista che gli era stata offerta e mantenne una tenace opposizione al regime che lo ricambiò con 17 anni di confino (Mario Magri è l’unico italiano ad aver subito 17 anni consecutivi di confino, dal 1926 al 1943, senza mai passare dalla decisione di un tribunale). Nel libro sono raccontate le sue vicissitudini di confinato, in buona compagnia fra gli altri di Sandro Pertini, Giorgio Amendola, Roberto Bencivenga, Giuseppe Romita. Dopo l’otto settembre fu a Roma, impegnato nella resistenza con l’”Unione Nazionale della Democrazia Italiana”, una formazione partigiana di ispirazione liberal-democratica. Catturato dai fascisti repubblichini a seguito di una delazione il 26 gennaio 1944, venne consegnato ai nazisti di Kappler che lo rinchiusero nel famigerato carcere di via Tasso, nella cella n. 1 dove c’erano personalità della resistenza romana come il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, don Pietro Pappagallo e Carlo Zaccagnini. Dopo sessanta giorni di violenze, testimoniate dalle macchie di sangue rinvenute sui suoi abiti e dai suoi occhiali fracassati, Mario Magri venne “selezionato” fra i 335 che vennero massacrati alle Fosse Ardeatine. Dunque, non un impersonale “storico militare aretino”, ma un “perseguitato politico antifascista” o, più ancora, un “caduto partigiano delle Fosse Ardeatine”.

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