Venerdì, 24 Settembre 2021
Attualità Sestino

Festa al Sasso di Simone con il presidente della Regione Toscana

Anche Eugenio Giani ha partecipato al tradizionale appuntamento a Sestino

La giornata dell’8 agosto, tradizionale “Festa al Sasso di Simone”, quest’anno si è dimostrata veramente un appuntamento “storico”. Al centro delle attenzioni, la consacrazione della restaurata Croce, atterrata da un nubifragio nel 2017. Era il 17 agosto del 1913, quando, partecipando alle attività dell’anno costantiniano, le comunità religiose locali, le diocesi, le popolazioni salirono sulla vetta, quasi un pellegrinaggio religioso. Le cronache del tempo raccontano i preparativi, le ansie, le motivazioni religiose, i raccordi con una storia del luogo che aveva - ed ha - radici millenarie e poliverse. Gli eredi di quel lontano evento sono stati l’anima della manifestazione. Ma altri apporti soni stati messi in luce sapientemente.

Consacrazione e messa, su un altare eretto a 1200 mslm, sono state effettuate dall’arciprete di Sestino, don Piero Mastriviti, “erede” di quel don Damiano Olivoni, che lassù partecipò, con i vescovi di Sansepolcro e del Montefeltro, alla prima messa. La ricorrenza è stata aperta dal sindaco di Sestino, Franco Dori, che, nel ricordare il lungo lavoro interistituzionale per riavere svettante la storica Croce, ha messo in rilievo l’apporto fondamentale dell’esercito italiano, della Regione Toscana, del” Parco interregionale Sasso di Simone-Simoncello-Carpegna”. Parole apprezzate dal Gen. di Corpo d’Armata Carlo Lamanna, presente sul posto.

Enrico Coppi, lo storico che, sotto l’impulso di Giorgio Spini, studiò per primo la storia della fortezza e della Città del Sasso, ha riassunto momenti e personaggi salienti di quella avventurosa operazione, inserita in un contesto storico e di politica rinascimentale, che era lungimirante in quei frangenti. Presente anche Vincenzo Ceccarelli, per la Regione Toscana, sindaci del Montefeltro e il presidente del Parco di Carpegna, Lino Gobbi, che, nel sottolineare aspetti dell’evento, auspicava la creazione di un unico parco interregionale, e forse nazionale, per meglio gestire e valorizzare l’importante territorio e le sue specificità che contornano il Sasso di Simone.

Ma la giornata si è poi conclusa con altro appuntamento in Sestino. Per l’occasione giungeva anche il presidente della Toscana, Eugenio Giani. Un momento toccante, straordinariamente avvincente perché Sestino, dopo i rinvii dettati dalla pandemia, ha ufficialmente celebrato i 500 anni del passaggio di Sestino alla Toscana. Una apposita lapide è stata collocata all’ingresso dal paese, e sotto la "targa", accolti con molta soddisfazione, il presidente Giani e Vincenzo Ceccarelli, capogruppo PD al Consiglio regionale. Dopo il saluto del sindaco Dori, è stata ricordata la data del 10 luglio 1520, in occasione della quale papa Leone X, cedeva, appunto Sestino, alla Repubblica di Firenze. Un passaggio che ebbe molti effetti pratici: nell’ economie, nella cultura emigrata a Sestino dalla rinascimentale Firenze. E la seconda consequenza della cessione, vedeva la Pievania di Sestino innalzata a Nullius Diocesis.

Negli interventi veniva anche sottolineata la peculiarità del sito in cui è stata collocata la targa, all’inizio del centro storico, dove ancora si ergono due torri, anche se abbassate, che fiancheggiavano la porta di ingresso al castello. Un episodio ricordato da tutti gli storici fiorentini, dal Macchiavelli al Varchi: cioè lo scontro tra i fuoriusciti di Firenze contrari ai Medici, gli Strozzi, e la piccola comunità sestinate, che volle essere fedele a Firenze e respinse l’esercito di cavalieri degli Strozzi, fuggiti dalla Valtiberina. Pensavano che le poche guardie sugli spalti avrebbero spalancato le porte, davanti a quella masnada di 400 cavalieri. Ma spararono invece subito una “archibusata” che colpì mortalmente Piero Strozzi. Gli assalitori fuggirono e Sestino, così, dimostrò la ormai convinta alleanza con Firenze.

Il presidente Giani ha lungamente ricordato – da profondo conoscitore della storia - quel periodo mettendo in luce che Sestino non era un “emarginato” ma uno dei poli della difesa della Repubblica e poi del Granducato, fotocopia della Regione attuale, unico caso in Italia perché la Toscana di oggi come territorio è quella del tempo dei romani e dei secoli seguenti. Ma altro dato pratico importante, Giani annunciava ai presenti che la regione Toscana – oltre agli stanziamenti precedenti per la ricorrenza - ha stanziato 60.000 euro per completare la strada di accesso al Sasso di Simone. Una struttura che non è finalizzata solo al turismo ma anche agli agricoltori, che hanno all’interno della Riserva terreni e che usufruiscono di permessi per l’alpeggio all’aperto degli allevamenti Chianini. Una “lenzuolata” di bianco accoglieva anche quel giorno i partecipanti alla “Festa del Sasso”.

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