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Faltoni (Fabi): "Banca Etruria e Carige, casi simili ma destini diversi"

"Per BancaEtruria venne usato il bastone, con conseguenze devastanti sui territori, su obbligazionisti e azionisti. Per Carige sono stati usati, meritoriamente, tutti gli strumenti esistenti"

Iòl caso Carige trattato in modo diverso dal caso Banca Etruria. A sottolineare le differenze su quanto è accaduto nei giorni scorsi a Genova e quanto invece avvenuto ad Arezzo Fabio Faltoni, sindacalista in Ubi Banca e segretario provinciale coordinatore della Fabi – Federazione Autonoma Bancari Italiani.

"Nello stesso giorno che ad Arezzo si celebrava, la settimana scorsa, un’importante udienza del processo sul fallimento di BancaEtruria, con l’interessante audizione del commissario liquidatore professor Giuseppe Santoni, in contemporanea, a Genova, l’assemblea dei soci metteva - finalmente e per fortuna - sui binari giusti il salvataggio di Banca Carige; si parla qui di un intervento totale da novecento milioni di euro, con tutti i soggetti coinvolti (Stato, Banca d’Italia, sistema bancario, soci, mercato, territori) impegnati - e non da ieri - ad evitarne il fallimento", spiega Faltoni in una nota. 

Arezzo e Genova, due situazioni non uguali, ma in qualche modo assimilabili, trattate però in maniera completamente diversa. Per BancaEtruria venne usato il bastone, con conseguenze devastanti sui territori, su obbligazionisti e azionisti e sui dipendenti. Per Carige, dopo aver visto “l’effetto che fa” il bail-in in salsa aretina, sono stati usati, meritoriamente, tutti gli strumenti esistenti e anche più per evitare un altro caso Etruria/Marche/Ferrara/Chieti.

Puntando lo sguardo sulle scelte politico/istituzionali per Etruria e per Carige, la domanda sorge spontanea: se la Banca d’Italia - che con le sue ispezioni era diventata di casa in via Calamandrei ad Arezzo - sapeva tutto e di più, e se la Consob vigilava come suo dovere, perché si arrivò a quel finale devastante? Toccherà attendere l’ardua sentenza dai posteri o, magari e meglio, possiamo ancora sperare in una convincente risposta da qualche istituzione nazionale contemporanea??"

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