Ex BancaEtruria e la vicenda subordinate. Fabi: "Alcuni dipendenti ancora tristemente in mezzo a problemi"

BancaEtruria subì nel novembre 2015 una specie di fallimento pilotato (“risoluzione”), a seguito dell’applicazione - molto contestata - di una normativa Comunitaria detta bail-in

Intervento di Fabio Faltoni, segretario provinciale coordinatore della Fabi, Federazione Autonoma Bancari Italiani, il primo sindacato in Italia nel settore bancario.

La vicenda delle obbligazioni subordinate della ex BancaEtruria è tornata a galla con il ricorso in appello della Procura di Arezzo contro le assoluzioni in primo grado di alcuni dipendenti. Comunque, sono ancora in corso i processi ad altri lavoratori e alcuni hanno già subìto una condanna. Nel lasciare, ovviamente, tutte le valutazioni giudiziarie del caso agli addetti ai lavori, cioè ai tribunali, ai magistrati e agli avvocati difensori, e nell’esprimere la massima vicinanza ai lavoratori, può essere utile ricordare e comparare.

BancaEtruria subì nel novembre 2015 una specie di fallimento pilotato (“risoluzione”), a seguito dell’applicazione - molto contestata - di una normativa Comunitaria detta bail-in, applicazione  che cancellò le azioni dell’Etruria in mano ai circa sessantacinquemila soci (tra i quali l’80% dei dipendenti) e le obbligazioni subordinate in mano a quattromilasettecento clienti privati, tra i quali anche molti lavoratori e loro familiari. Dopo varie iniziative parlamentari, e come la Fabi chiedeva fin dall’inizio della vicenda, la gran parte degli ex obbligazionisti sarà rimborsata quasi in toto della perdita.

Prima e dopo il “caso Etruria”, le banche in crisi erano state e sono state salvate - per fortuna - con massicci interventi pubblici o di altro tipo, per evitare proprio nuovi casi Etruria; basti pensare, senza andare troppo lontano nel tempo o nello spazio, al Monte dei Paschi di Siena, Banca Tercas, Carige e oggi alla Popolare di Bari. Quindi, la banca aretina subì un trattamento eccezionale, in negativo, veramente eccezionale, vittima di una norma applicata stranamente, nonché per la prima e ultima volta in Italia. Poi, le obbligazioni subordinate erano, negli anni precedenti il caso Etruria, titoli venduti normalmente e diffusamente da banche medie e grandi. Infine, Consob e Banca d’Italia approvarono le varie emissioni e gli aumenti di capitale; istituzioni, queste due, che si sono poi rimpallate le responsabilità, nel corso delle audizioni della Commissione parlamentare sulle banche della scorsa legislatura, in uno spettacolo non proprio edificante.

Insomma, alcuni i lavoratori della ex Etruria si trovano ancora e tristemente in mezzo a grossi problemi, “come vasi di coccio in mezzo a vasi di ferro”, vittime di decisioni e responsabilità che partirono da Banca d’Italia, Consob, Autorità Europee e dal governo. Che Intesa e Banca Popolare dell'Emilia Romagna, i due istituti dove confluirà Ubi e quindi l'Etruria, tengano bene a mente cosa hanno passato e stanno ancora passando le lavoratrici e i lavoratori della ex BancaEtruria.

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