Dormitorio. L'identikit Caritas degli utenti: "Uomini, aretini, soli e con dipendenze"

All'indomani della chiusura della struttura la diocesi fa il punto su quelli che sono stati i mesi di lavoro nella struttura di San Domenico

Oltre centoventi notti di apertura per un totale di più di 2.400 pernottamenti.
Il bilancio è quello fornito dalla Caritas diocesana che, dal quattro dicembre scorso e sino al mese di aprile, ha gestito il servizio di accoglienza all'interno del dormitorio di piazza San Domenico insieme ai tanti volontari che hanno donato la propria disponibilità e il proprio tempo.

Stando ai conti fatti dalla diocesi di Arezzo Cortona Sansepolcro è stata fornita accoglienza notturna gratuita per 124 notti. Così come previsto dal regolamento gli ospiti per accedervi hanno dovuto richiedere un pass, personale e munito di foto, rilasciato dalla stessa Caritas in seguito ad un colloquio di conoscenza. Una misura che ha garantito a tutti i richiedenti la certezza di un posto letto oltre ad un kit per doccia e igiene personale.

L'edificio diviso in tre ambienti interni, ha disponibilità di 24 posti letto, tre servizi igienici, una doccia ed una stanza per consumare bevande calde come latte e thè che, nell'arco dei quattro mesi di apertura, sono stati offerti dai volontari della mensa serale di San Domenico e dalle operatrici Caritas-Sichem di Casa Santa Luisa.

Alle persone sprovviste di pass - spiegano dalla diocesi - è stato comunque assicurato il pernottamento dopo la verifica della disponibilità di posti letto liberi. Durante l’arco temporale di apertura si sono registrati complessivamente 2.444 pernottamenti.

Particolare attenzione anche agli aspetti sanitari. Ogni quindici giorni è stato garantito un servizio medico che si è avvalso della disponibilità di due specialisti i quali hanno eseguito visite per il controllo di patologie lamentate dagli ospiti.
Per quello che riguarda la sicurezza e l'ordine pubblico una pattuglia di agenti della polizia locale ha sempre fatto visita al dormitorio nei giorni di apertura e dalle 7.30 mattino i vigili giurati hanno contribuito ad una corretta sorveglianza delle attività di uscita.

"Per i volontari - proseguono dalla diocesi - è stata messa a disposizione un’apposita stanza con bagno così da favorire un migliore monitoraggio. Il compito di Caritas, oltre a farsi carico delle necessità delle persone accolte, è stato quello di organizzare i turni e i volontari, provvedere al reperimento di alimenti, prodotti per la pulizia e l’igiene personale oltre che la manutenzione dei locali e delle brandine".

In base alle difficoltà rappresentate dagli utenti del dormitorio, Caritas si è fatta carico di avviare contatti con gli assistenti sociali del Serd, del Comune di Arezzo e di altri comuni della provincia, per un confronto e per valutare possibili inserimenti in altre strutture. In questo senso sono in tutto cinque i cittadini che, con percorsi specifici, sono stati inseriti all’interno della casa di accoglienza San Vincenzo.

Indispensabile anche l'apporto dei volontari. Per la pulizia quotidiana dei locali hanno prestato servizio 25 tra uomini e donne, mentre per la sorveglianza notturna sono stati 68 gli aretini che hanno dato disponibilità.

Dei 50 accessi registrati con pass44 sono uomini e 6 donne.
Di questi 19 sono italiani, 8 marocchini, 6 rumeni, 5 pakistani e 12 di varie nazionalità (Tunisia, Algeria, Nigeria, Sierra Leone, Gambia, Mali, Albania, Bulgaria, Spagna e Germania). L'età predominante è quella quella compresa tra i 36 e i 50 anni (22), seguita da quella tra i 51 e i 65 (15) e poi tra i 18 e i 35 (11). Esigua la fascia sopra i 65 anni (2) e nessuna persona sotto i 18 anni.

Trentatré invece sono stati coloro che hanno ricevuto aiuto e alloggio presentandosi direttamente a San Domenico e che hanno usufruito del servizio in maniera sporadica.

"Un aspetto comune degli ospiti - spiegano dalla diocesi - è quello legato a delle fragilità dovute al consumo di alcol e sostanze stupefacenti. Dipendenze vere e proprie per cui, alcuni hanno attivato terapie presso le strutture sanitarie di riferimento. Altro elemento che è stato riscontrato con frequenza tra gli ospiti sono i piccoli problemi di giustizia pregressi e che, talvolta, hanno portato alcuni  accolti a dover scontare periodi di dentenzione. Nel corso dei colloqui effettuati è emerso come molti di loro abbiano alle spalle rapporti familiari difficili o addirittura inesistenti. Un'assenza, quella di legami, dovuta al deterioramento progressivo dei rapporti interpersonali e che ha creato in molti di loro un esasperato senso di solitudine, isolamento e abbandono che si è riversato nella scelta - voluta o obbligata - di allontanarsi da casa. A questo va aggiunto la mancanza di un’attività lavorativa stabile. Insomma, un quadro delicato quanto difficile".

A livello statistico, paragonando i dati 2018-2019 con quelli dell'anno precedente, è stato registrato un incremento del 28% di registrazionni con pass (39 nel 2017-2018 a fronte dei 50 del 2018-2019). Le richieste extra sono diminuite passando dalle 42 del 2017-2018 alle 33 del 2018-2019. Cresciuta invece le presenza di donne che da otto passano a dieci anche se il loro numero dei pernottamenti è diminuito del 25%.

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“Siamo riconoscenti per la consolidata collaborazione con il Comune di Arezzo per il dormitorio invernale, che anche quest’anno ha potuto accogliere un numero rilevante di persone, particolarmente con l’assessore Lucia Tanti, – ha sottolineato Giuliano Francioli, direttore della Caritas diocesana. Fin dallo scorso settembre ci siamo adoperati affinché questo servizio di accoglienza per le persone senza dimora potesse continuare nel solco positivo dell’esperienza degli anni passati  e con il generoso e sempre maggiore coinvolgimento fattivo del volontariato associativo presente in città. Compito di una Caritas -  per mons. Francioli - è primariamente quello di diffondere e promuovere quella cultura della carità, capace di sensibilizzare e coinvolgere tutti, al di là delle singole appartenenze e diversità, alla ricerca di possibili e concrete convergenze, volte al bene comune e in particolare verso le persone più bisognose. Siamo altresì disponibili a confrontarsi con tutti, in particolare con l’amministrazione comunale, per progettare obiettivi e modalità organizzative che possano rendere più stabile ed efficace il proseguo di tale significativo servizio. C’è sempre necessità di volontariato,  di persone nuove e di giovani che si donino a chi ha più bisogno con la consapevolezza di aver portato il proprio granello di sabbia al bene comune, che è capace di arricchire chi lo riceve e, soprattutto, chi lo fa”.        

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