Costrette a prostituirsi e vivere in case abbandonate. Le storie di Miriam e Natasha, vittime di violenza

Prende il via il progetto Net Care targato Oxfam Italia. Il percorso è destinato alle donne straniere vittime di violenze e soprusi

Sono 2.400 le donne straniere che dal 2009 al 2019 hanno denunciato violenze e chiesto supporto ai centri attivi nel territorio aretino. La fotografia è quella scatta da Oxfam che insieme al centro salute globale e alla cooperativa Alice, ha dato vita al progetto Net Care. L’iniziativa, volta a prevenire e contrastare la violenza di genere in ogni ambito, si propone come obiettivo quello di offrire aiuto concreto alle tante donne straniere arrivate in Toscana. Secondo le recenti indagini, in media ogni giorno dieci donne si rivolgono per la prima volta ad un centro anti-violenza: quasi 26 mila dal 2009 al 2019 secondo gli ultimi dati, di cui appunto, oltre 2.400 solo ad Arezzo.

Il primo step targato Net Care parte dalla formazione di 60 mediatori culturali a Arezzo e Firenze, che andranno ad ingrossare le fila degli operatori dei centri anti-violenza, anti-tratta, servizi sociali e ospedali del territorio. Un percorso nato dopo un attento lavoro di indagine delle principali criticità e di ascolto delle vittime di violenze.

“Samo di fronte è una situazione complessa e delicata che richiede un team di supporto alle vittime, in grado di identificare e comprendere da subito il profilo delle donne, che hanno subito forme di violenza. È fondamentale indicare un percorso di uscita da situazioni, taciute per anni e che le stesse donne hanno paura a denunciare. – spiega Maria Nella Lippi, responsabile del progetto per Oxfam ItaliaGli ambiti dove gli abusi possono verificarsi sono i più disparati e tragicamente dalle testimonianze raccolte, gli episodi non sono affatto diminuiti durante i mesi di lockdown imposti dall’emergenza Covid, soprattutto nei contesti di isolamento in ambito familiare”. 

Le testimonianze

Dal lavoro di indagine sul territorio realizzato da Oxfam assieme al Centro di Salute globale e al centro anti-violenza “La Nara” di Prato, tra le cause di violenze e abusi vi è l’instabilità lavorativa. In Toscana circa il 45% delle donne italiane e oltre il 65% di quelle straniere vittime di violenza, non possono contare su un’occupazione stabile. 

Mi vogliono buttare fuori di casa perché dicono che non faccio bene il mio lavoro di badante, ma non è vero. In realtà vogliono altro da me, ma io resisto e mi rifiuto. Però adesso non so cosa fare e dove andare”, racconta Miriam arrivata in Italia dall’Africa sub-sahariana.

Adesso ho veramente paura, non riesco a ripagare il debito e non voglio tornare a prostituirmi. Ho perso il lavoro e tutta la disoccupazione va alla “madame”, che mi chiede ancora più soldi. Non so come sopravvivere”, aggiunge Natalie, anche lei di origine africana.

L’emergenza si fa ancora più grave per la condizione di clandestinità in cui alcuni si trovano. “Non avere i documenti significa essere illegali. Se sei clandestino tutti ti possono fare del male o approfittarsi di te, non puoi dire niente. Puoi finire per strada dove succede di tutto”, racconta Natasha, arrivata in Toscana dall’est-Europa.

“Non riesco a trovare aiuto, vogliono la residenza ma io non ce l’ho e adesso vivo in una casa abbandonata. Non voglio tornare a casa da mio marito perché mi picchia e non ne posso più, ma nessuno sa dirmi cosa posso fare”, aggiunge Svetlana, anche lei originaria dell’est-Europa.

“Tutte le testimonianze raccolte prima e durante i mesi di lockdown, ci hanno fatto conoscere donne indifese e realmente disperate. Solo con un lavoro di rete tra Istituzioni e privato sociale, supportato da personale adeguatamente formato potremo aiutarle a venir fuori dagli inferni in cui molte si trovano”, conclude Maria Nella Lippi.

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*I nomi riportati nelle testimonianze raccolte sono di fantasia, per motivi di tutela e protezione delle sopravvissute.

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