Distanziamento a bordo dei treni, Lfi lancia l’allarme: "Da settembre la metà dei nostri viaggiatori quotidiani non potrà salire"

Seri: "L’ipotesi di reintrodurre il limite del 50% alla capienza dei mezzi porterà notevoli e ben comprensibili ripercussioni sulla qualità del servizio offerto"

In merito alle nuove ipotesi allo studio sul distanziamento delle persone a bordo dei treni, il Presidente del Gruppo Lfi Spa, Maurizio Seri, ha scritto in questi giorni una lettera indirizzata al Prefetto di Arezzo, al Ministro dei Trasporti, al Presidente della Regione Toscana e al Presidente di Asstra per sollevare le criticità connesse alla possibilità di una nuova riduzione della disponibilità di posti offerti.

“Abbiamo espresso la nostra preoccupazione in merito all’ipotesi di ritorno al distanziamento fisico del 50% sui posti a sedere nei mezzi di Trasporto Pubblico – spiega Maurizio Seri -. La nostra società, dopo la fase più restrittiva del lockdown, ha visto un ritorno ad un utilizzo importante dei servizi ferroviari erogati che, soprattutto nei treni delle ore di punta, raggiunge un indice di occupazione prossimo al 100%, pur in assenza del pendolarismo studentesco. Va da sé che l’ipotesi di reintrodurre il limite del 50% alla capienza dei mezzi porterà notevoli e ben comprensibili ripercussioni sulla qualità del servizio offerto”.

“Già in occasione dell’introduzione della passata restrizione – si legge nella lettera - erano state ipotizzate alcune modifiche agli orari ed alla composizione dei treni per ovviare alla mancanza di posti offerti, ma ognuna delle ipotesi fatte risultava inefficace a causa della insufficienza di materiale rotabile e, soprattutto, per l’esistenza di un unico binario su cui gestire il servizio. Sino ad oggi è stato possibile far fronte alle problematiche emergenti perché nel momento in cui vigeva la restrizione al 50% le scuole erano chiuse e la richiesta di trasporto era alquanto limitata, ma essendoci stata una costante, seppur lenta, ripresa della frequentazione, già con i valori attuali di presenza è impossibile, con i posti dimezzati, far fronte alla richiesta di mobilità”.

“Siamo quindi, nostro malgrado, a significare che, con la ripresa del calendario scolastico, la metà dei nostri 4.000 viaggiatori quotidiani non potrà salire sui treni e quindi, necessariamente, farà ricorso al mezzo privato con conseguente aumento dei flussi stradali e del conseguente rischio di incidentalità”.

“Pur con tutti gli sforzi che cercheremo di mettere in atto – conclude Seri - non saremo in grado di sopperire alle inevitabili carenze di servizio che si verranno a manifestare”.

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