Mercoledì, 23 Giugno 2021
Attualità

"Speriamo di rivedersi prima possibile". La diversità e disabilità ai tempi del Covid-19, i racconti

Voci ed esperienze direttamente da due realtà targate Koiné. Ospiti e protagonisti de La casa di Pinocchio e Viva raccontano la loro nuova quotidianità

Alcuni vivono nella Casa di Pinocchio. Altri in abitazioni indipendenti. I primi sono 10 e  sono ospiti della comunità alloggio per disabili gestita da Koinè a Castiglion Fiorentino. Venti sono invece i ragazzi del progetto Viva, acronimo di vita indipendente in Valdichiana, strumento per l’abilitazione e lo sviluppo del potenziale di funzionamento di giovani del territorio. Tutti hanno dovuto imparare a rimodulare la propria esistenza e la propria quotidianità in base alle direttive ministeriali volte al contenimento dei contagi da Coronavirus. 

La Casa di Pinocchio è chiusa alle persone esterne, familiari compresi e i ragazzi di Viva sono nelle loro abitazioni. Il "ponte" con il mondo esterno sono smartphone e Skype. 
"I compagni del centro diurno non vengono più" racconta Salvatore della Casa di Pinocchio. Marianna invece spiega la sua visione di questa malattia: "questo corona ci attacca con tutti i batteri. Qui siamo una famiglia ma ci mancano i compagni di Viva. Mi manca di più l'Elisa e un pochino tutti. A tutti voglio un gran bene". Paola aggiunge: "bisogna stare più puliti. La vita ora mi fa schifo. Speriamo di rivedersi prima possibile. Non si può andare in giro con il pullmino. Mi dispiace per i ragazzi che stanno a casa e noi stiamo qui soli soli". L'isolamento pesa e Paolino che scrive: "mi sento solo. Porto la mascherina perché sono più disinfettato. Conte ha comunque detto che passerà". Chi ha ancora i parenti, li guarda nel telefono e gli chiede la cosa più naturale: "dormiamo ancora insieme nel lettone?".

I ragazzi di Viva sono con i genitori ma anche per loro il disorientamento è forte. "Non riconosco più la domenica che dovrebbe essere un giorno di festa. Adesso tutti i giorni sono eguali" raccontano alcuni. "Un po' mi sto abituando a stare a casa perché qualcosa lo trovo sempre da fare - spiegano altri - Per esempio guardare film, musica, aiuto un po' in casa in generale". "Spero che tutto questo finisca presto e che riparta anche il progetto. Questa non è vita. Anche se la giornata mi passa meglio, a casa mi annoio. Con queste belle giornate, in casa non è il massimo della vita. Non sono abituato. Sono abituato alla vita di sempre". L'ottimismo rimane: "andrà tutto bene. Più di prima".

"Noi li sentiamo quasi ogni giorno ma loro, i ragazzi di Viva, avevamo già cominciato ad organizzarsi da soli - ricorda Stefania Battaglini, referente Koinè del progetto che con l'educatrice Francesca Martini segue questa esperienza - Chiamate e video chiamate. Hanno cercato anche i ragazzi con maggior difficoltà e li hanno portati nel gruppo. Adesso fanno video chiamate tra loro ogni giorno e il gruppo di Viva si è mantenuto, ovviamente in modo virtuale".

La Casa di Pinocchio ha mantenuto intatte le attività interne ma ha cancellato quelle esterne.

 "Continuiamo quindi con lettura, musica, ginnastica e con tutto ciò che abbiamo sempre fatto - ricorda la coordinatrice Koinè, Ivana Lupetti - Fine, però, del gioco delle bocce, del tennis, del nuoto, di ogni attività esterna alla Casa. Supportiamo i nostri ospiti nei loro contatti esterni, soprattutto con i familiari che prima potevano venire a trovarli".

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