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Un direttore sanitario per Koiné. La cooperativa dà il benvenuto a Mario Felici

Il medico avrà il compito di coordinare l'organizzazione sanitaria delle residenze sanitarie e redigere un piano di risk management per le 9 rsa e per i 230 ospiti

Un direttore sanitario che sappia tutelare la salute degli ospiti e mettere a punto uno specifico piano del rischio clinico. La rivoluzione è quella avviata dalla cooperativa sociale Koiné che, proprio in questi ultimi giorni, ha dato il benvenuto ufficiale a Mario Felici. Già direttore della geriatria dell’ospedale San Donato, il medico vestirà adesso i panni del direttore sanitario della coop. Una nuova stagione per le residenze sanitarie assistite che, in seguito alla pandemia Covid, hanno dovuto rivedere profondamente la propria organizzazione interna nonché la gestione degli ospiti. "Parlare oggi di rsa, significa parlare di una realtà che si è ribaltata con il tempo - ricorda Felici, - Le rsa vedono la prevalenza dei problemi sanitari su quelli sociali e soprattutto la gestione del rischio clinico appare oggi il fattore determinante. Questo accade ormai da anni ma è stato il Covid, in tutta Italia, a rendere evidente e drammatico questo problema".

Nulla è però cambiato a livello nazionale e regionale. "Noi abbiamo comunque deciso di muoverci e di anticipare scelte che non sono più rinviabili - afferma il presidente di Koinè, Paolo Peruzzi - Abbiamo sempre sollecitato e avuto rapporti con i medici di medicina generale dei nostri ospiti ma oggi è necessario fare di più. Per questo abbiamo chiesto a Mario Felici, già direttore della geriatria del San Donato, di diventare direttore sanitario della Koinè. Per noi è fondamentale che la salute di tutti i nostri ospiti sia tutelata anche da una visione strategica e d'insieme, materia di un professionista sanitario d'eccellenza e d’esperienza".

Koinè gestisce 9 rsa di cui 1 di cure intermedie in 5 comuni. Ha 230 posti letto, 18 di ospitalità diurna e 195 addetti. "Questi numeri - prosegue Felici - rendono evidente la necessità di quell'approccio chiesto dalla cooperativa. Gestire 230 posti letto equivale a metà di quelli presenti all’ospedale San Donato. La normativa attuale prevede nelle rsa la presenza di infermieri, fisioterapisti, educatori ed operatori di assistenza. I medici? Nessuno in pianta stabile: ciascun ospite mantiene il medico di famiglia che aveva al momento dell'ingresso in rsa. Questo vuol dire la presenza di 7 o 8 medici di famiglia in ogni rsa. Si crea un particolare modello di assistenza per il quale l’attenzione è rivolta solo al singolo ospite da parte del singolo medico di famiglia e nessuno si occupa del rischio clinico complessivo e trasversale e del controllo delle buone pratiche cliniche ed assistenziali".

"Se questa è la tipologia media degli ospiti e la nostra esperienza ce lo conferma - afferma Grazia Faltoni, direttrice dei servizi Koinè - è evidente che occorre un nuovo modello organizzativo che possa aumentare la sicurezza degli ospiti e la qualità del lavoro degli operatori. Noi abbiamo fatto due scelte che il meccanismo di accreditamento di queste strutture da parte della Regione Toscana ancora non prevede: un piano di risk management e un direttore sanitario".

Il primo compito di Mario Felici sarà proprio quello di mettere a punto uno specifico piano del rischio clinico per il 2022: "la parola chiave è prevenzione: delle infezioni correlate all'assistenza, dei rischi legati alla somministrazione dei farmaci, delle cadute, del delirio e delle piaghe da decubito. Questa strategia si integrerà con l'assistenza dei medici di medicina generale che continueranno ad avere in carico i loro pazienti. Saremo però in grado, in una logica di collaborazione della quale sono protagonisti anche infermieri, fisioterapisti, educatori ed operatori dell’assistenza  Koinè, di creare un sistema integrato di assistenza socio sanitaria agli anziani ospiti delle nostre rsa. Quindi più sicurezza e maggiore qualità dell'assistenza".

Le case di riposo erano nate sotto la gestione dei Comuni per rispondere ai bisogni sociali della popolazione e ospitavano anziani soli con disagio sociale ed economico. Successivamente si sono trasformate in rsa, alcune a gestione Asl altre a gestione diretta di cooperative sociali, per dare risposte integrate agli anziani per lo più non autosufficienti. Negli ultimi anni con l’invecchiamento della popolazione e l’allungamento della vita, molti hanno sviluppato bisogni assistenziali che necessitano di competenze specifiche (infermieristiche e di assistenza alla persona) che spesso le famiglie non sono in grado di gestire. Lo studio europeo Halt3 traccia il profilo dell'ospite di una Rsa: donna di 85 anni, nel 50% dei casi confusa o disorientata che passa la giornata tra il letto e la poltrona. Assume da 7 a 12 farmaci ogni giorno e nel 30% dei casi ha il catetere vescicale a permanenza.

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