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Stipendi e gap di genere: "Ad Arezzo le donne guadagnano il 15 per cento meno degli uomini"

Il dato sale oltre il 30 per cento se si tratta di Millennials

Quanto guadagna una donna in Toscana? In media il 21,1% in meno di un uomo. E non va meglio ai giovani.  È quanto emerge dallo studio "I redditi dei lavoratori dipendenti in Toscana", la cui elaborazione è stata fatta da Iref su dati dei Caf Acli per il 2020 ed i cui risultati saranno presentati alla Festa Regionale delle Acli che si terrà l'8 luglio a Ponticino (Arezzo).

Lo studio mette a confronto i baby boomers (ovvero le persone nate tra il 1956 e il 1965) e i millennials (nati tra il 1981 e il 1995), e mostra come il gap salariale tra quelli che potrebbero essere genitori e figli - a livello di lavoratori dipendenti - è pari a poco più di 6.500 euro. Ad Arezzo in realtà va leggermente meglio rispetto alle media: si parla di una differenza di 5 mila euro. La situazione peggiora a Livorno e Lucca (oltre 8 mila euro). "In pratica - viene spiegato nello studio -, a parità di mansione e orari, il figlio potrebbe arrivare a guadagnare fino al 32,5% in meno del padre. Tra i dati positivi emerge che il 27,3% della generazione delle reti, la i-generation (nati tra il 1996 e il 2015), ha un reddito medio compreso tra 12.886 e 19.677 euro: non cifre astronomiche, ma in realtà vicine alla generazione precedente (i millennials) che però nel frattempo hanno accumulato un'altra esperienza lavorativa".

"E' necessario che le politiche per il lavoro seguano l'evolversi della società e che strutturino risposte mirate che tengano in considerazione le diverse fasce d'età dei lavoratori, investendo anche su orientamento scolastico e formazione professionale", commenta Elena Pampana, vicepresidente regionale Acli Toscana con delega al lavoro.

Il gap tra uomini e donne

Per quanto riguarda il gap di genere, la differenza è ancora importante: una donna guadagna il 21,1% in meno di un uomoLa città Toscana in cui le differenze sono più evidenti è Grosseto dove la forbice è del 32%, pari a 7.242 euro di differenza. Divari salariali oltre il 30% anche a Massa (30,5%) e Livorno (30%). Va decisamente meglio a Siena (14,8%) e Arezzo (15,1%), anche se la differenza da colmare non è comunque esigua.

"Incrociando generazioni e genere - emerge dallo studio -, si nota come le lavoratrici millennials e dunque under 40 abbiano la differenza più ampia, con una retribuzione in media inferiore del 42,4% rispetto agli uomini sessantenni. Analizzando provincia per provincia a Livorno la differenza reddituale mediana "padre/figlia" è di 17.386 euro: una figlia può guadagnare il 52,4% in meno del padre. La provincia dove il gap si vede "meno" è Arezzo (34,9%)".

 "È evidente che l'Italia deve ancora crescere per ridurre il gap salariale tra donna e uomo: la parità non si ottiene solo a parole ma nei fatti" aggiunge Elena Lo Giacco, responsabile Acli Toscana delle politiche per la parità di genere. "Come in tutte le ricerche ci sono alcuni dati negativi ed altri che possiamo leggere in modo più positivo, con una speranza per il futuro - conclude Giacomo Martelli, presidente di Acli Toscana -. È vero che coloro hanno attualmente circa 30 anni guadagnano meno dei padri. Però fanno sperare i giovanissimi: il fatto che la i-generation abbia un reddito molto simile a circa il 29% dei millennial, pur avendo meno esperienza, ci sprona a progettare delle politiche per il lavoro che supportino ed incentivino tutti i lavoratori".

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