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Detenuti stranieri: l’università di Arezzo entra nelle carceri toscane e umbre

L’amministrazione penitenziaria del Provveditorato Toscana Umbria ha co-progettato il percorso formativo, consapevole dell’importanza strategica della conoscenza delle culture altre che oggi sono presenti nei circuiti penitenziari

Con il progetto “Forward - Formazione, ricerca e sviluppo di strategie community based per prevenire la radicalizzazione e supportare l’integrazione”, il dipartimento di Scienze della formazione, scienze umane e della comunicazione interculturale dell’Università di Siena promuove percorsi di formazione innovativi e azioni di ricerca in contesti ad alta densità multietnica. Tra questi c’è anche il carcere.

Proprio in questi giorni, direttori di istituto, comandanti di reparto, ispettori e agenti di polizia penitenziaria, funzionari della professionalità giuridico-pedagogica, impegnati nella gestione della quotidianità dei detenuti stranieri nelle case circondariali di Pisa, Prato e Perugia, hanno iniziato percorso di formazione dal titolo “Gestire la diversità culturale nei contesti detentivi attraverso l’attivazione di processi di apprendimento trasformativo”, che si concluderà a maggio. Incontreranno studiosi dei fenomeni educativi e multiculturali, che li supporteranno nella progettazione di soluzioni per gestire la diversità nelle carceri dove operano, e costruiranno una comunità di apprendimento tra professionisti del sistema penitenziario non solo italiano, dove potranno condividere esperienze e criticità.

«Le attività formative che abbiamo progettato per professionisti coinvolti in contesti penitenziari con un elevato numero di detenuti stranieri – spiega la professoressa Loretta Fabbri, responsabile scientifico del progetto Forward - intendono fornire strumenti per la gestione del pluralismo culturale e supportare le istituzioni penitenziarie in percorsi di sviluppo e di trasformazione».

«E’ un percorso di formazione, scambio e confronto che vede coinvolti i vari professionisti delle case circondariali di Toscana e Umbria – aggiunge Francesca Torlone, docente dell'Università di Siena – e intende dare un supporto per realizzare soluzioni utili ad affrontare le criticità che riguardano i detenuti di nazionalità straniera negli istituti, dalla prevenzione di fenomeni di autolesionismo alla questione dell'inserimento in percorsi formativi e di lavoro dentro il carcere e fuori».

L’amministrazione penitenziaria del Provveditorato Toscana Umbria ha co-progettato il percorso formativo, consapevole dell’importanza strategica della conoscenza delle culture altre che oggi sono presenti nei circuiti penitenziari.

«Offrire al personale strumenti di padronanza e competenza – conclude la professoressa Torolone - faciliterà la gestione dei detenuti all’interno degli istituti».

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