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Tortaia tra decadenza e degrado. La lettera di una residente: "Almeno prima c'era il Mengo..."

Ma lo stato di decadenza del centro commerciale di via Alfieri, a dire di Sonia, non sarebbe l'unico aspetto preoccupante di Tortaia.

"C'era una volta Tortaia".
Comincia così la lunga lettera che porta la firma di una residente della zona attraverso la quale viene ripercorso, passo dopo passo, quello che a suo dire è il percorso di declinio del quartiere.

Dallo stato di salute dell'area verde sino all'organizzazione del centro commerciale di via Alfieri. Dalla mancanza del Mengo Fest fino all'assenza di luminarie natalizie. Dalle panchine decimate ai cestini stracolmi di rifiuti per giorni interi.
Un resoconto dettagliato di un quartiere che "non viene sfruttato e valorizzato nelle sue qualità".

"Era una delle zone - scrive Sonia - più belle di Arezzo. I suoi giardini verdi, le scuole, il teatro Mecenate, il bocciodromo, il centro sociale. Questa zona ha perso potenzialità nel corso degli anni e nessuno ne conosce il vero motivo".

Il primo aspetto messo in luce è la pesante trasformazione subìta dal centro commerciale e supermercato di via Alfieri.

"Mi sono trasferita qui nel 1999 -  racconta - ricordo come fosse ieri, la cara e vecchia Superal che oltre ad essere un luogo dove fare la spesa era un luogo di ritrovo e un centro che attirava persone dall'altra parte di Arezzo. Ce n'era per tutti. Avevi un impegno all'ultimo minuto e dovevi fare i capelli? Scendevi, attraversavi la strada, prendevi le scale mobili e andavi dall'Anna, pure in vestaglia. Ti prendeva voglia di leggere? C'era la cartolibreria, che con la sua distesa di libri occupava metà salone del piano superiore. E poi il bar con la signora dall'accento francese, la lavanderia, il Benassi, la profumeria, l'abbigliamento, le scarpe. Insomma non mancava niente. Era un luogo dove tutti avevano il sorriso, dove tutti si conoscevano, dove tutti andavano e venivano e soprattutto dove anche i bambini e i ragazzi potevano passare i loro pomeriggi. Ogni festività venivano organizzati eventi, per Carnevale non mancava qualche pomeriggio di gioco e ritrovo, e poi, nei mesi meno animati c'era anche chi pensava ad allestire i tornei di flipper. Poi però, alcune luci hanno iniziato a spegnersi lasciando spazio ad altre attività, altre gestioni, che con fatica hanno tentato di tirare avanti. Ma purtroppo, poco dopo, si sono spente anche quelle. Una dopo l'altra".

Secondo il racconto di Sonia la situazione, per quello che concerne la vivacità commerciale del quartiere è andata affievolendosi sempre più fin tanto che all'interno della struttura non sono rimaste altro che un pungo di attività. Il supermercato, il bar tabacchi ricevitoria del primo piano e poi il piccolo ufficio postale. Una vera e propria morìa dettata da un insieme di fattori che ha portato con sé anche una serie di ripercussioni strutturali sull'edificio stesso.

"Le scale mobili sono inagibili da tempo - racconta ancora - quando sali al piano superiore ancor prima che si aprano le porte scorrevoli, ti assalgono tre sentimenti: la nostalgia di quello che era quel posto, la tristezza di quello che è oggi e la rabbia di quello che potrebbe ancora essere. Da un paio di anni a questa parte durante il periodo natalizio non vengono nemmeno più appese decorazioni e luci. Tutto è caduto nel dimenticatoio. L'unico aspetto immutato nel tempo, è il calore e l'affetto dei commessi del supermercato. Anche loro con il tempo sono dimezzati ma ogni volta ti accolgono e ti salutano come se tu fossi una di famiglia".

Ma lo stato di decadenza del centro commerciale di via Alfieri, a dire di Sonia, non sarebbe l'unico aspetto preoccupante di Tortaia.

"Le bellissime pianure di giardini che abbiamo e che potrebbero e dovrebbero essere valorizzate - scrive - offrono a malapena quattro altalene e due scivoli per bambini. Di quaranta panchine e quindici tavolini installati nella zona la metà sono distrutti. I cestini sono col tempo scomparsi misteriosamente e i pochi presenti sono danneggiati e colmi di immondizia. I vialetti poi sono impraticabili in quanto spaccati dalle radici degli alberi. A questo si aggiungono tombini aperti, buche nascoste dall'erba e poi, senza nessun festival musicale di accompagnamento in quanto ci hanno tolto pure il Mengo Music, ecco che sono comparse pure le siringhe".

Insomma una situazione che potrebbe essere modificata, tanto che è la stessa residente a lanciare l'appello.

"Qualcuno salvi Tortaia - conclude - perché altrimenti ai giovani della zona non restano altro che le bocce o un bel giro di valzer. Il Mengo, come molti pensano, non è sinonimo di tossico o di siringa, ma bensì una fonte di vita e una boccata di aria fresca per questa zona ormai morta e che per cinque giorni all'anno non danneggiava nessuno".

Per dovere di cronaca aggiungiamo che il Mengo Music Fest, nella scorsa primavera, ha ufficializzato la propria volontà di trasferirsi nell'ovale di viale Bruno Buozzi, al Prato.
La decisione, come per altro resero nota gli stessi organizzatori della rassegna di musica, fu "sofferta, difficile, ma necessaria per permettere a tutto il nostro meraviglioso pubblico di godersi al 100% il festival e allo stesso tempo limitare i disagi dei residenti del quartiere Tortaia, che ci ha visto nascere e crescere, ma purtroppo non era più in grado di ospitarci".

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