Dal 7 luglio arriva il Decreto Concretezza, Fp Cgil: "dipendenti pubblici trattati come strani animali pronti a delinquere"

Il sindacato, soprattutto a livello di Area Vasta e nel settore della sanità lancia un grido di dolore per chi lavora da anni lontano da casa e vedrà l'avvicinamento sempre più ostacolato

Dal 7 Luglio avrà efficacia il cosiddetto Decreto Concretezza (L.56/2019), che di concreto avrà un grande impatto sui lavoratori e le lavoratrici del Pubblico Impiego, sia in termini di immaginario collettivo, sia in termini di ripercussioni sulla propria vita. 

Ne traccia una serie di conseguenze, lanciando un vero e proprio grido d'allarme, la Funzione Pubblica della Cgil con la voce di Marco Vitelli che è delgato per la sanità nella Toscana Sud Est:

L'impianto della legge

Nella legge di prossima applicazione emerge, ancora una volta, come il dipendente pubblico sia uno strano animale pronto a delinquere eludendo i propri doveri e con una spiccata propensione a non presentarsi al lavoro, facendo timbrare a colleghi compiacenti, il proprio cartellino.  Per questo si è pensato che introdurre controlli biometrici (es. impronte, iride..) possa risolvere tutti i problemi di effettiva presenza sul posto di lavoro in barba al rapporto di fiducia tra cittadini utenti, cittadini lavoratori, ed istituzioni.  Lasciando a margine facili considerazioni di carattere più squisitamente sindacale, è devastante il messaggio che passa al cittadino: “pago le tasse per mantenere lavoratori pubblici che rubano lo stipendio”. Era una frase da bar, ora è divenuta una frase per tutti i luoghi. 

In sanità

Come Fp Cgil di Area Vasta, per ciò che riguarda la sanità, non possiamo non rivolgere un pensiero a tutti quei lavoratori, infermieri, medici, oss, che non si risparmiano nel garantire la salute di tutti noi, spesso con turni massacranti, spesso distanti dalle famiglie (e anche su questo tema la situazione peggiora). Queste figure sono le figure che meglio conosciamo come cittadini utenti, ma una analoga analisi la potremmo estendere anche ai tecnici sanitari o ai lavoratori amministrativi e del settore tecnico." 

Gli ostacoli alla mobilità e quindi all'avvicinamento dei lavoratori alla città di residenza

Altro capitolo introdotto dalla nuova legge: fino al 2021 (per ora), viene superato l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di procedere ad attivare le procedure di mobilità come previsto dal D.lgs 165/01, rendendo tale percorso facoltavio. E’ ben espresso all’art. 3 comma 8 del citato decreto. 

Su questo apriamo una riflessione. Ad oggi l’istituto della mobilità era più subìto che condiviso dalle varie aziende. Per motivi semplici: il personale in mobilità potrebbe avere età avanzata (quindi essere lontano da casa da anni), potrebbe avere limitazioni lavorative (alzare pazienti per 20 anni qualche ripercussione fisica la porterà), potrebbero avere livelli retributivi diversi da quello di assunzione (quindi costano di più). La riprova di quanto appena affermato è il fatto che diffusamente nelle graduatorie di mobilità vengono fatti “non idonei” lavoratrici e lavoratori che già operano nei Servizi Sanitari Regionali: peccato che abbiano già superato un concorso pubblico e che le procedure di mobilità dovrebbero agire per permettere i trasferimenti, non per fare nuove selezioni. Ergo, meglio personale preso da concorso, che gran parte di questi “problemi” li porta via. 

Cosa succederà secondo la Fp Cgil?

La previsione sul futuro immediato è semplice: i lavoratori e le lavoratrici che aspettavano di tornare a casa, continueranno ad attendere tempi migliori, con buona pace delle famiglie e dell’economia domestica, che dovrà mettere in preventivo doppie bollette, doppie case, e continue transumanze (per chi è sufficientemente vicino a casa) che mettono a rischio salute, sicurezza, e portafogli di questi lavoratori e lavoratrici. 

L'appello

Come Fp Cgil siamo preoccupati di un ulteriore risvolto: il conflitto generazionale tra lavoratori. Continueremo a lavorare e batterci affinché i “nuovi” lavoratori ed i “vecchi” lavoratori, abbiano le stesse possibilità di soddisfare le aspettative di vita, abbiano le stesse possibilità ed il giusto riconoscimento per anni di studi e sacrifici. Siamo fuori dalla logica di escludere uno per favorire l’altro, comunque si chiamino “uno” ed “altro”. 

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