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Lunedì, 16 Maggio 2022
Il viaggio / Cortona

Da Cortona al Vaticano. La chitarra del Mare suona per Papa Francesco

Carlo Giulio Vecchini lo scorso 3 aprile è partito per un pellegrinaggio a piedi fino a Roma insieme alla sua Mare di Mezzo, la chitarra nata dalle assi dei barconi dei migranti approdate a Lampedusa

È stato un lungo viaggio. 380, forse 400, chilometri. Venti giorni tra pioggia, vento e panorami mozzafiato. La musica sempre in testa e lei, Mare di Mezzo, sulle spalle pronta a far sentire la propria voce. Il pellegrinaggio di Carlo Giulio Vecchini è terminato oggi, 27 aprile, in una piazza San Pietro inondata dal sole davanti a Papa Francesco. Lui, il liutaio di Cortona creatore della chitarra fatta con le assi dei barconi dei migranti, è stato ricevuto dal sommo pontefice. “È stato pazzesco - racconta - un’esperienza che è andata ben oltre ogni mi aspettativa. Papa Francesco è un uomo straordinario. Semplice, sorridente, umanissimo. Nell’incontro che ho avuto con lui ho ricapitolato brevemente la storia di Mare di Mezzo. Lui, con tutta la pacatezza del mondo, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto 'Che bella storia, ma adesso fammi sentire qualcosa'. Ho avuto modo di suonargli due accordi prima di salutarlo”.

La chitarra imbracciata da centinaia e centinaia di musicisti, uomini e donne di spettacolo, intellettuali e attivisti, è stata costruita con il chiaro intento di sensibilizzare l’opinione pubblica sui movimenti migratori nel Mediterraneo. “E chi più di Papa Bergoglio si è speso su questo tema? - prosegue Giulio - voglio dire, in passato è stato molto chiaro sulla questione dei migranti e richiedenti asilo. Si è battuto alacremente invitando governi e cittadini non solo alla fratellanza ma promuovendo l’accoglienza e supporto a questi uomini. Per ciò, chi meglio di lui può comprendere le ragioni che mi hanno spinto a creare Mare di Mezzo?”.

Lo scorso 3 aprile Giulio, insieme al video reporter Aleksander Mazurkiewicz, ha scelto di intraprendere questo pellegrinaggio musicale partendo dalla sua Cortona. Da allora, lungo la strada verso Roma, ha incontrato una miriade di artisti, musicisti e curiosi con i quali ha condiviso momenti unici. “Il viaggio è stato un modo anche per fare musica - racconta - Lungo il cammino ci siamo esibiti coi Kabila, Simone Lanari, Carlo Ballantini, orchestre e musicisti jazz. Ogni singolo momento è stato immortalato con la telecamera da Aleksander e, prossimamente, verrà raccolto in un documentario con il quale raccontare quanto abbiamo fatto”.

Ma oltre all’aspetto prettamente artistico l’ultima impresa di Mare di Mezzo ha avuto anche finalità dai risvolti ben più pratici. “Abbiamo marciato con la bandiera dell’Ucraina per tutto il tempo - spiega ancora - e sostenuto la raccolta fondi della United Nations High Commissioner for Refugees (Unhcr) in favore del popolo ucraino in fuga dalla guerra. Stamattina poi, la chitarra del Mare ha incontrato di nuovo Carlotta Sami, portavoce in Italia dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Lei è stata una delle prime persone che l’ha imbracciata e che ha creduto nel progetto scegliendola come simbolo della Giornata Mondiale dei Rifugiati nel 2015”.

Un viaggio indimenticabile durante il quale, per quasi un mese, il tempo è rimasto sospeso tra il cielo e la strada. “Non ho lavorato molto come liutaio ultimamente - ridacchia Giulio - mi sono dedicato anima e corpo a questo progetto nato grazie al supporto di don Italo Castellani il primo al quale ho raccontato la mia idea. Oggi, tornato a casa, mi rendo conto di quanti giorni sono stato via. Mi sento pienamente soddisfatto e appagato di essere riuscito a compiere questa impresa con le mie forze. Arrivare a Roma così, come abbiamo fatto io e Aleksander, è stato pazzesco. Indescrivibilmente pazzesco”.

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