Giù le saracinesche di bar e ristoranti: Arezzo si sveglia in zona arancione. Proseguono asporto e consegne a domicilio

Le preoccupazioni delle categorie: migliaia di attività da oggi chiuse al pubblico nell'Aretino

Oltre quattromila saracinesche abbassate, ma i laboratori continueranno a produrre e nelle cucine i fuochi non si spegneranno. Almeno non del tutto. Da oggi per i ristoratori, i baristi, i pasticceri e i gelatai dell'aretino scoccano le restrizioni previste per le regioni in zona arancione. Misure rigide adottate per contrastare l'epidemia di Coronavirus. Misure che hanno creato malcontento nella categoria.

Di fatto i locali non potranno ospitare clienti: nessun posto al tavolo potrà essere occupato e nessuna consumazione fruita al bancone.  Restano però attivi i servizi di asporto e quelli di consegna a domicilio, fino alle 22 della sera.

Le preoccupazioni di Confcommercio

"Un provvedimento che mette in difficoltà fin da subito i ristoratori - spiega Catiuscia Fei, Confcommercio - perché molti avevano già acquistato prodotti e materie prime per il fine settimana. Cibo che naturalmente è deperibile e rischia, se non consumato, di finire gettato via".

Nello stesso tempo Fei sottolinea come la "chiusura" di questi locali non significhi un'interruzione totale dei servizi: "Vorrei ribadire - spiega  - che asporto e consegne a domicilio proseguirannom anche se non potranno da soli compensare le perdite. Non solo in termini di entrate economiche ma anche di posti di lavoro. Tutto il personale di sala infatti in questo momento, non lavora".

Le preoccupazioni per questo provvedimento stanno di fatto interessando tutta la filiera: la chiusura dei ristoranti si riflette sull'acquisto delle materie prime, dalle verdure alla carne e al pesce, fino al pane e alla pasta.

L'intervento di Confesercenti

Anche Confesercenti ha espresso le sue perplessità ieri  attraverso le parole del presidente Mario Landini e il direttore Mario Checcaglini che hanno affermato "non è giusto imputare a bar, ristoranti e attività del food la causa della diffusione dei contagi. S preoccupati della diffusione del Covid  e della crisi del sistema ospedaliero che sta affrontando l’emergenza. Al tempo stesso sappiamo quali difficoltà stanno affrontando le attività e senza sottovalutare minimamente il problema sanitario, ci sentiamo al tempo steso in dovere di ribattere che la chiusura di bar, ristoranti, e attività del food in genere come per esempio gelaterie pizzerie, rosticcerie, pub, pizze a taglio, non rappresenta la soluzione per frenare i contagi”.
 

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