Covid, parla il prof Caremani: "Natale e Capodanno? Niente tavolate. I giovani si autoimpongano il lockdown"

Il ritorno prepotente del Coronavirus dopo un'estate di apparente tregua, il complesso quadro aretino, le previsioni per i prossimi mesi e le speranze legate al vaccino: parla il professor Marcello Caremani

Marcello Caremani

"Saranno settimane difficili, mi aspetto un senso di responsabilità da parte dei giovani e dei giovani adulti. Un lockdown autoimposto, per evitare che la situazioni si aggravi ulteriormente mettendo a durissima prova il sistema sanitario". Il ritorno prepotente del Coronavirus dopo un'estate di apparente tregua, il complesso quadro aretino, le previsioni per i prossimi mesi e le speranze legate al vaccino: parla il professor Marcello Caremani, medico “senior”, ex guida di Malattie infettive al San Donato di Arezzo.

La sanità aretina è in sofferenza?

"Ad Arezzo stiamo soffrendo per la pressione su Terapia Intensiva. I posti letto sono quasi raddoppiati a livello nazionale, un ottimo segnale, anche se devono essere ancora completamente attivati. Ma non bastano i letti, bisogna che ci siano medici e infermieri adeguati nel numero e nella formazione per gestirli. In questa fase, credo, vadano assunti giovani dottori".

Come è messa Arezzo rispetto ad altre realtà regionali?

"La situazione è seria: c'è una maggior incidenza di casi, è vero. Ma non c'è un caso Arezzo. Che poi, la nostra provincia fa parte di un'area vasta, con Grosseto e Siena. Gli spostamenti dei malati di Terapia Intensiva che non trovano posto al San Donato sono fatti a Grosseto, ospedale che ha dato disponibilità. Non a Siena, in cui, dicono, non ci sia posto. Ecco, auspico che questo posto venga trovato rapidamente e ci sia la massima collaborazione possibile all'interno dell'area vasta: un conto è spostare un malato grave da Arezzo a Grosseto, un conto da Arezzo a Siena; la strada da fare, in quest'ultimo caso, è la metà".

Come si sono trasmessi i contagi?

"Il Covid è tornato a circolare dopo i rientri dalla vacanze e dall'estero. Poi è esploso con contagi prevalentemente in ambito familiare. Solo il 3% è imputabile alla scuola, dove l'organizzazione ha retto. Sono altre le situazioni da monitorare: penso ai trasporti, che sono stati un elemento debole della programmazione, con spazi disponibili insufficienti per avere un distanziamento sociale adeguato. E poi gli assembramenti di ragazzi fuori dall'orario scolastico o dei giovani adulti. Le serate insieme, gli abbracci, l'uso scorretto della mascherina. Con il periodo più freddo, le microgocce emesse da naso e bocca tendono a rimanere in sospensione per più tempo e non a seccarsi velocemente come in estate. Ecco perché occorre fare attenzione al distanziamento".

Come agire?

"E' corretto salvaguardare i più deboli, come i nostri anziani. Dobbiamo preservarli. Abbiamo tre fasce: professionisti in salute, ad esempio, che devono continuare a lavorare. Poi ci sono i pensionati: quelli sani che possono uscire di casa, ma magari soltanto per andare in farmacia, a fare la spesa, e ovviamente con la mascherina correttamente portata. La terza fascia è quella degli anziani con malattie croniche. Ecco queste persone dovrebbero rimanere a casa. Ma ci vuole una rete sociale che li aiuti. Per quanto riguarda le altre fasce d'età: occorre che le famiglie, soprattutto nei confronti dei ragazzi, siano molto incisive nel ricordare le regole di distanziamento, di igiene e di corretto uso della mascherina. Dico di più, i giovani e i giovani adulti dovrebbero autoimporsi un lockdown. Bisogna adottare  un modus vivendi nuovo. E poi è fondamentale il tracciamento: senza contare la Cina, in cui c'è un limite stringente alle libertà personali, voglio ricordare come Sud Corea, Australia e Giappone godono di una situazione favorevole rispetto alla diffusione del virus, grazie al tracciamento capillare. Noi, invece, abbiamo riso dietro alla app Immuni".

Tutto questo fino a quando?

"Fino a quando la curva dei contagi non sarà discendente, fino a quando non si allenterà la morsa del coronavirus non si potrà iniziare a riaprire. Ed è molto difficile fare un pronostico serio. Occorre valutare settimana per settimana. La strategia dei Dpcm del Governo è questa: mosse per chiudere un po' alla volta e valutare se sortiscono effetti positivi, ottenere il massimo in termini di riduzione dei contagi con il minimo delle restrizioni. Dico questo: in Inghilterra, oggi, c'è il maggior numero di morti in Europa; in Germania e Francia sta andando molto male da tempo. La situazione italiana si è aggravata da ottobre, possiamo uscirne ma solo se ci sono volontà e consapevolezza da parte di tutti".

Come ne usciremo definitivamente?

"Due sono le strade: anticorpi monoclonali, utili come cura e come prevenzione, che garantiranno una certa immunità. E il vaccino: ci stanno lavorando in molti, ormai ci siamo. A gennaio saranno pronte le prime dosi, per fasce di persone limitate: i primi ad essere vaccinati saranno gli operatori della sanità, poi le forze dell'oridine e gli anziani malati cronici. Prima di maggio non credo sarà possibile estendere la vaccinazione alle altre categorie".

Cosa attenderci per le prossime festività natalizie? E' immaginabile una parziale riapertura?

"Non è pensabile immaginare adesso la situazione che vivremo a Natale. Magari, e speriamo di no, saremo in lockdown completo. Di certo, dovremo evitare pranzi e cene natalizi e di Capodanno, sia con gli amici che con i parenti non conviventi. Bisogna ricordare che la Spagnola non ebbe due sole ondate, ma tre e, in alcuni Paesi, addirittura quattro".

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